Il megafono giallo newsletter
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"Il Megafono Giallo" è un attivatore di idee, riflessioni e sinergie sui temi della comunicazione, del linguaggio e del digitale, letto da oltre 65mila persone.

Che cosa ci trovi
- I fatti più importanti che riguardano il mondo dei social e della comunicazione non ostile.
- Le tante iniziative gratuite, gli incontri online e offline a cui poter partecipare.
- Curiosità e materiali da poter utilizzare in classe o in famiglia.
- Mille altre novità che accadono nel mondo e… nella nostra associazione.
Chi la legge
Oltre 65mila persone che hanno a cuore le parole e una piena espressione della propria cittadinanza digitale.
Sono responsabili d’azienda, insegnanti, amministratori e amministratrici locali e rappresentanti di molte altre parti della società.
Bobina e pellicola cinematografica da 35mm di colore rosso srotolata su sfondo neutro.
Parete di armadietti scolastici in metallo colorati di blu, giallo, rosso e bianco con chiavi inserite nelle serrature.
Primo piano di una torre del gioco Jenga composta da blocchi di legno chiaro in equilibrio, posizionata a destra su una superficie scura.
Festoni di bandierine colorate e luci sospese sopra gazebo bianchi durante una sagra cittadina, illuminati dalla luce calda del tramonto.
Vista aerea e geometrica di una spiaggia con una griglia ordinata di ombrelloni aperti di colore azzurro e lettini bianchi su una pavimentazione arancione.
Retro di una cartolina postale di carta di stile vintage vista dall'alto su sfondo arancione.
Statua classica in marmo della dea Atena con elmo, lancia e scudo che si staglia contro un cielo azzurro e limpido.
Muro di telecamere di sorveglianza orientate verso due persone, simbolo di controllo e attenzione mediatica
Primo piano di dodici cassette delle lettere identiche, di colore beige chiaro, disposte su due file parallele contro una parete giallo ocra. Le cassette presentano numeri scritti a mano e piccole etichette. Una delle cassette della fila superiore ha lo sportellino superiore leggermente sollevato.
Una clessidra di vetro con sabbia nera che scorre, posizionata su un piano scuro contro una parete grigia strutturata.
Segnale stradale orizzontale dipinto in giallo acceso sulla superficie liscia di un asfalto grigio scuro. Il pittogramma raffigura tre sagome stilizzate e dinamiche che si tengono per mano: al centro si trova la figura di età più piccola, affiancata e protetta ai lati da due figure adulte più alte che la tengono per mano.
Un dipinto ad acquerello e schizzo a matita dallo stile malinconico. La scena ritrae tre figure femminili sedute e appoggiate a una ringhiera  di un balcone o di un'imbarcazione. I colori sono tenui e sfumati, con tonalità di grigio, marrone, giallo ocra e una gonna blu sulla destra, mentre lo sfondo accenna a elementi industriali o navali coperti da una nebbia leggera.
foto in bianco e nero di una gradinata vuota di uno stadio con seggiolini alternati tra tonalità chiare e scure.
Dettaglio ravvicinato di una pila di libri colorati con copertina rigida su uno sfondo grigio sfocato.
Una persona che tiene un fitness tracker al polso e un smartphone nell'altra mano.
Primo piano di due mani di persone diverse che si uniscono per formare la sagoma di un cuore, con uno sfondo sfocato all'aperto.
Primo piano di una tela dipinta con spesse strisce verticali di colori vivaci che richiamano l'arcobaleno, dal rosso al fucsia, con texture in rilievo
14 set 2026

Cosa ci insegna la Mostra del Cinema di Venezia?

Ciao! Questa settimana andiamo veloci e te lo diciamo subito: questo numero de Il Megafono Giallo è pieno di notizie, riflessioni e novità. Tra le sue righe troverai persino una (veloce!) intervista a David Puente, Vice Direttore di Open, a cui abbiamo fatto tre domande per capire meglio alcuni meccanismi del mondo dei media. Insomma, potrebbe essere un po’ più lungo del solito… Prima di lasciarti alla lettura, però, vogliamo ricordare Emma Bonino. Una voce protagonista della storia democratica italiana ed europea, capace di sostenere fermamente le proprie posizioni senza mai rinunciare al confronto e al dialogo. Un modo di prendere parola (e di usare le parole) con rispetto per le posizioni altrui che oggi ci sembra particolarmente importante ricordare. Quattro lezioni veneziane Dal 2 al 12 settembre il Lido è tornato a essere uno dei luoghi in cui il cinema internazionale si incontra, si guarda e si racconta. Ma dall’83ª Mostra del Cinema non ci portiamo a casa soltanto film: anche qualche lezione sui linguaggi con cui raccontiamo il mondo, su come stanno cambiando e su chi riesce (o non riesce) a prendere parola. 1. Storie e emozioni possono avvicinare. Lo ha sottolineato George Clooney, che ritirando il Leone d’oro alla carriera ci ha ricordato che anche quando veniamo da Paesi ed esperienze lontane, alcune emozioni restano immediatamente riconoscibili. “Nessuno ride in una lingua diversa. Nessuno piange in una lingua diversa”. Il cinema ha il compito di farci interessare alle storie di persone lontanissime da noi, che diventano vicine grazie all’universalità delle emozioni.

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7 set 2026

Bentornati e bentornate a scuola!

Ciao! Settembre ha un odore preciso: quello delle matite nuove, dei corridoi ancora silenziosi, dei registri ancora vuoti. C'è chi sta preparando lo zaino, chi siederà per la prima volta tra i banchi, chi si sta preparando per accogliere una nuova classe e chi, tra rincari sui libri di testo e nuove regole, sta scoprendo che ricominciare potrebbe essere un po’ più complesso del previsto. Questo è il numero 318 de Il Megafono Giallo e abbiamo scelto di passarlo tutto a scuola per fare il punto su come migliaia di ragazze, ragazzi e insegnanti ci stanno tornando, e su cosa trovano ad aspettarli. Iniziamo! Anche chi insegna torna a scuola Del rientro di settembre parliamo quasi sempre dal punto di vista di studentesse e studenti, ma dall'altra parte dei banchi c'è chi ha già ricominciato da settimane, tra collegi docenti, programmazione, nuove classi e tutto quello che precede la prima campanella. Non sempre si riparte riposati e riposate: ad esempio, quasi una persona su due che insegna nella scuola secondaria di primo grado vive situazioni di stress cronico. Il rientro può rendere tutto più visibile attraverso segnali come ansia e insonnia, ma non si tratta di una fatica che nasce a settembre. Al contrario, è figlia di un sistema che chiede a chi insegna molto più che fare lezione: accompagnare, ascoltare, orientare, accorgersi delle difficoltà, gestire relazioni e conflitti, confrontarsi con tecnologie e linguaggi che cambiano continuamente. Eppure fatica e dedizione finiscono ancora troppo spesso per sovrapporsi. Il sacrificio, però, non è una competenza professionale: riconoscere la fatica di chi insegna è il primo passo per smettere di considerarla inevitabile. L’IA è seduta in prima fila Se fino a pochissimo tempo fa ci chiedevamo se la presenza dell’Intelligenza Artificiale in classe fosse positiva, quest’anno la domanda sembra essere cambiata: come utilizzarla e come insegnare ad utilizzarla al meglio? L’IA entra infatti stabilmente nei percorsi educativi, sia come tecnologia da conoscere sia come strumento per innovare la didattica. Troverà spazio anche nell’Educazione civica, con un’attenzione specifica agli aspetti etici e alla cittadinanza digitale, mentre per chi insegna è previsto un piano di formazione dedicato al funzionamento dei sistemi, ai rischi di errore e distorsione, alla tutela dei dati e all’uso responsabile dell’IA. Questo perché tra usare l’Intelligenza Artificiale e saperla usare bene c’è una bella differenza. Da un lato significa certamente conoscerne le possibilità, dall’altro comporta imparare a riconoscerne i limiti, verificare le risposte che produce, capire quali dati stiamo condividendo e non delegare automaticamente compiti e decisioni. Sai dove e quando ne parleremo? Esatto: a Parole a Scuola, il 24 ottobre 2026, nel panel “Se l’IA fa il compito, io cosa devo insegnare perché continui ad avere voglia di pensare?”.

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1 set 2026

Sono aperte le iscrizioni a Parole a Scuola!

Ciao! Lo sappiamo, siamo un po’ in ritardo sull’uscita di questo numero della nostra newsletter, ma c’è un motivo. Ti diventerà tutto più chiaro tra un attimo, ma prima abbiamo un po’ di domande per te. È normale parlare anche a scuola di guerra e atrocità viste in tempo reale sui social? Di gioco d’azzardo nascosto dietro la normalità di un’app? Di corpi messi continuamente a confronto attraverso filtri e fotocamere o di salute mentale affidata a diagnosi fai-da-te su TikTok? E ancora: è normale discutere in classe di soldi facili, maschilità tossica o di musica trap, che spesso il mondo adulto liquida come semplice provocazione, senza provare a capire che cosa ci sta raccontando? La risposta, che magari potrebbe piacere poco, è che dovrebbe esserlo. Tutto questo fa già parte della vita di ragazzi e ragazze e né in classe né a casa ci possiamo permettere di lasciare fuori proprio ciò che li interroga, li confonde o li riguarda più da vicino. E oggi, 1° settembre, chi insegna ricomincia proprio da qui: si torna a scuola e, insieme a programmi, riunioni e lezioni da preparare, tornano anche tutte quelle domande per cui non esiste un manuale con le risposte già pronte. Alcune di queste vogliamo provare ad affrontarle insieme il 24 ottobre, quando nelle aule dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano tornerà Parole a Scuola, appuntamento annuale che affronta le sfide educative del presente e accompagna le nuove generazioni. Ma questo lo sai già, non è la prima volta che te ne parliamo. Sai qual è invece la novità?

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24 ago 2026

Anche tu sei #TeamSagra?

Ciao! Tra le tante notizie che hanno attraversato gli schermi dei nostri dispositivi e le nostre giornate la settimana scorsa, ce n'è una che potrebbe avere conseguenze così enormi da risultare difficili da immaginare. Negli Stati Uniti è iniziato un nuovo processo contro Meta. L’accusa si muove su un terreno familiare e imputa alla società di Menlo Park la responsabilità di aver consapevolmente progettato le sue piattaforme in modo tale da favorire e incentivare un uso compulsivo, soprattutto tra le persone più giovani. La grande differenza la fa il numero di stati coinvolti, 29 in totale e il risarcimento richiesto, pari a 1.400 miliardi di dollari. Una cifra così alta che, realisticamente, non potrebbe essere pagata e che, in caso di vittoria dell’accusa, porterebbe al fallimento di Meta e al suo passaggio sotto il controllo statale. I motivi per seguire gli sviluppi del processo, appena iniziato, ci sono tutti. Non abbiamo dubbi che torneremo a parlarne, nei prossimi mesi, quando anche altri nodi su questo delicato tema inizieranno ad arrivare al pettine. Nel frattempo, siamo felici di essere di nuovo con te, nella tua casella di posta elettronica 💛 Buona lettura e buon inizio settimana! Fin che ci sono sagre, c’è speranza Nate come appuntamenti religiosi che scandivano la vita comunitaria, le sagre di paese e di quartiere oggi intrecciano territorio, musica, tavolate condivise e persone di tutte le età. E, a giudicare dalla quantità di appuntamenti che riempiono i calendari estivi in tutta Italia, continuano ad andare fortissimo. Un successo tutt’altro che scontato. Nell’epoca del delivery, dello scroll infinito e dell’instant messaging, che ci permettono di mangiare, intrattenerci e parlare con chiunque senza quasi muoverci, scegliere di passare una serata su panche scomode, davanti a tavoli di plastica e in mezzo a persone più o meno sconosciute dice qualcosa di molto importante. Forse perché, mentre possiamo fare e facciamo quasi tutto a distanza, le sagre rispondono al nostro bisogno di comunità.

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7 ago 2026

IA e trasparenza: la vera storia infinita

Ciao! Siamo quasi al giro di boa dell’estate, in quella parte dell’anno che vive in un racconto fatto di partenze, mete più o meno esotiche, Out of office impostati e la speranza di riuscire ad accorciare almeno un po’ la pila di libri che si sono accumulati per mesi sui nostri comodini. Anche Il Megafono Giallo si prende una piccola pausa: il 17 agosto non riceverai la newsletter, che tornerà a bussare alla tua casella di posta elettronica lunedì 24, con il solito allegato di riflessioni, parole, storie, prospettive da scoprire e tantissime novità a cui stiamo lavorando già da un po’. Ma non per tutti e tutte agosto è così. Ci sono tante persone che continueranno a lavorare nelle prossime settimane o che non possono permettersi di partire, ed è a loro che va il nostro pensiero. Il riposo, il tempo per sé e le persone care, la possibilità di rallentare e staccare non dovrebbero essere privilegi riservati solo a chi può andare “altrove”, vicino o lontano che sia. A chi resta auguriamo allora di riuscire a trovare qualche momento che abbia il sapore di una pausa 💛 Nel frattempo, buona lettura! L’IA c’è. Ma si vede? Dal 2 agosto sono diventate applicabili gran parte delle disposizioni dell'AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Tra le novità più importanti c'è un principio tanto semplice quanto necessario: il diritto di sapere quando stiamo interagendo con un sistema di IA o quando un testo, un'immagine, un audio o un video sono stati generati artificialmente. L'obiettivo non è limitare la tecnologia, ma rendere più leggibile un ambiente digitale in cui la sua presenza è ormai sempre più diffusa.

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27 lug 2026

Un’odissea che continua da 3000 anni

Ciao! Se c’è una cosa che possiamo dire di questa estate 2026 è che si sta rivelando caldissima. Che si parli della temperatura climatica o di quella delle conversazioni che animano il panorama italiano e internazionale, le cose da dire – anche in questa newsletter – sono tante. Non tutte, però, meritano di essere amplificate. Soprattutto nel dibattito pubblico italiano, nelle ultime settimane sono diventati virali contenuti che alimentano ostilità e violenza, in aperto contrasto con i princìpi che guidano ogni giorno il lavoro di Parole O_Stili. Non parlarne è il nostro modo di prendere le distanze da tale narrazione e per questo abbiamo deciso di dedicare questo numero a un po’ di sana frescura mentale. Nel nuovo Megafono Giallo trovi due riflessioni e una parola, insieme ai nostri soliti bocconi consapevoli, con cui speriamo di aprire prospettive diverse e costruire uno spazio tranquillo in cui fermarsi, mentre intorno le conversazioni continuano a rincorrersi e a sovrapporsi. E se stai ancora aspettando le vacanze estive, coraggio: ormai manca davvero pochissimo. Buona lettura! Che odissea, Odisseo! Difficile, in questi giorni, non incappare in un articolo di giornale, un post o una newsletter che non parli, in qualche modo, dell’Odissea di Christopher Nolan. La pellicola ha persino dato origine a un trend social, che ironizza sull’insolito formato scelto dal regista, l’IMAX 70mm, che solo poche sale in tutta Europa sono in grado di supportare. E allora utenti di tutto il mondo hanno proposto la loro versione di “as Nolan intended”, ovvero il modo in cui Nolan avrebbe voluto che il film fosse visto, sfruttando i dispositivi più bizzarri, come Game Boy, Tamagotchi e addirittura le insegne luminose delle farmacie.

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20 lug 2026

Palla al centro per l’Unione Europea

Ciao! Hai presente la sera, prima di andare a dormire, quando prendi in mano il telefono per un attimo e improvvisamente è passata quasi un’ora? Ormai sappiamo che non succede per una questione di abitudine, ma che ad intervenire è il design stesso delle grandi piattaforme social, progettate per trattenere il più a lungo possibile gli utenti con i loro contenuti. Ma se per anni, soprattutto in relazione al delicato rapporto tra minori e social, la conversazione ha continuato ad oscillare tra proposte di divieto basate sull’età degli utenti e un continuo rimbalzo di responsabilità tra le parti coinvolte, adesso qualcosa sta cambiando. L’Unione Europea è finalmente intervenuta. La Commissione ha infatti contestato a Meta il design di Facebook e Instagram, sostenendo che strumenti come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche continue e le raccomandazioni personalizzate possano favorire un uso compulsivo, soprattutto tra i minori. In aggiunta all’annuncio dell’intenzione di introdurre un accesso graduale ai social in base all’età, prevedendo per le persone più giovani limiti di tempo e supervisione adulta, quindi, arriva per la prima volta un cambio di prospettiva che riconosce come il modo in cui utilizziamo i social non dipende soltanto dalla nostra capacità di darci delle regole, ma anche da come quegli ambienti sono progettati e dai comportamenti che incoraggiano. Famiglie, scuola, istituzioni e utenti continuano ad avere un ruolo fondamentale, ma è importante riconoscere (come sta succedendo) che non tutte le responsabilità hanno lo stesso peso. Le piattaforme decidono come funzionano gli spazi digitali, quali contenuti privilegiare, quali comportamenti incentivare e quali meccanismi rendere sempre più difficili da interrompere. Per questo, proteggere chi abita quegli spazi, persone adulte incluse, non significa soltanto stabilire a quale età vi si possa accedere. Significa chiedere che gli ambienti digitali siano progettati tenendo conto di diritti e benessere, e riconoscere che chi ne disegna la struttura ha una responsabilità proporzionale al potere che esercita su milioni di persone ogni giorno. Cosa ricorderemo di questi Mondiali di calcio? Probabilmente i sette gol con cui Erling Haaland ha trascinato la Norvegia fino ai quarti di finale, ma anche i meme sul suo look da vichingo e l’abbraccio a torso nudo con la principessa di Norvegia diventato virale. Ricorderemo la telefonata di Trump a Gianni Infantino per chiedere la sospensione della squalifica di Balogun, dopo aver ammesso di non conoscere il significato del cartellino rosso, e la reazione durissima della UEFA alla decisione della FIFA di accogliere la richiesta. Persino i tifosi giapponesi che pulivano gli spalti, insieme agli immancabili commenti di chi suggeriva loro di occuparsi con la stessa cura anche della casa, potrebbero rimanere nel nostro ricordo. Poi la finale e la vittoria della Spagna sull’Argentina, con l’abbraccio tra Lionel Messi e Lamine Yamal, Nico Williams che consegna la medaglia appena vinta alla madre e Donald Trump che, durante la cerimonia di premiazione, cerca di unirsi ai festeggiamenti e viene allontanato dal capitano della nazionale spagnola Rodri. Tutti dettagli che, insieme alle gesta sportive che hanno portato alla vittoria della Spagna, sono già parte di un racconto condiviso. Ma cosa ricordiamo, invece, degli ultimi Mondiali di calcio femminile? Se non sai come rispondere, è normale. Ed è un problema che non riguarda l’interesse del pubblico, ma lo spazio concesso a uno sport per diventare memorabile. Come sostenuto da Sara Gama, ex capitana della nazionale e oggi vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, il calcio femminile non ha un problema di pubblico, ma di opportunità. Quando viene trasmesso, viene seguito. Per entrare davvero nell’immaginario collettivo servono continuità, investimenti e un racconto capace di dare alle atlete la stessa profondità riservata ai colleghi. Oggi la Spagna è contemporaneamente campione del mondo maschile e femminile. Eppure una vittoria è già diventata un racconto collettivo, mentre dell'altra molte persone faticano persino a ricordare la finale. Il problema, allora, non è il talento delle atlete né l'interesse del pubblico, ma il modo in cui decidiamo quali storie meritino di essere raccontate. L’ossessione per la Gen Z Anche tu hai la sensazione che ogni settimana la Gen Z distrugga, crei o riscopra qualcosa? Sembra che le persone nate tra il 1997 e il 2012 siano costantemente sotto i riflettori di testate, magazine e feed social. Ogni giorno escono decine di articoli che passano le loro vite sotto una lente di ingrandimento: cosa comprano, come spendono, come si comportano, quali abitudini hanno rispolverato. Non è una novità degli ultimi mesi ma un trend narrativo che va avanti da anni e che sembra trasformare questa generazione in un’ossessione collettiva, come fossero l’unica fetta di popolazione che merita attenzione. Come spiega il The Guardian la Gen Z è la generazione in assoluto più monitorata e analizzata nella storia.

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6 lug 2026

Temptation Island, Madonna e l’ageismo

Ciao! È arrivato quel momento dell’estate che tante persone attendono trepidanti: il ritorno di Temptation Island, il programma italiano che mette alla prova la fiducia tra coppie facendole vivere in due isole separate per qualche settimana, in mezzo a una schiera di tentatori e tentatrici. Da un po’ di anni questo show è un vero e proprio rito estivo, con ascolti alle stelle e una scia di contenuti, tra spezzoni e meme, che nei giorni successivi alla puntata animano la conversazione sui social e non solo. La sua portata è tale che spesso anche chi dice che non guarderebbe mai questo genere di trasmissioni, vuoi o non vuoi, finisce per essere trascinato in questo uragano del trash. Ma come ha fatto a diventare un fenomeno di questa portata? Da un lato, la cosiddetta tv spazzatura è diventata un po’ il pretesto per recuperare un’abitudine che sembrava andato persa, quella di riunirsi per guardare un programma in compagnia e commentare con leggerezza. Dall’altro, Temptation Island mette in luce conflitti universali come tradimenti, fragilità e zone d’ombra delle relazioni, puntando sul fascino che inevitabilmente si prova nell’essere testimoni delle debolezze altrui. E funziona, forse proprio perché, in qualche modo, in quelle dinamiche spesso tossiche e disfunzionali riconosciamo il riflesso di situazioni e paure che ci appartengono. C’è un dato che non andrebbe ignorato, però, e che riguarda le persone che lo seguono: a fronte di un aumento generale degli ascolti, la fascia d’età più interessata è quella più giovane, che include ragazzi e ragazze tra i 15 e i 24 anni. E così, in un momento storico dove lo spazio dedicato all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è pressoché inesistente, Temptation Island diventa uno degli standard di riferimento a disposizione delle nuove generazioni su questi temi, con il rischio che la normalizzazione di tutto ciò che il reality spettacolarizza possa trasformare dinamiche di controllo, gelosia morbosa e stereotipi di genere in modelli relazionali desiderabili, che non sono e non dovrebbero essere mai un esempio. Pride, rainbow washing e diritti che mancano ancora Ogni anno, a giugno, i colori del Pride riempiono piazze, vetrine e social network. Quest’anno non ha fatto eccezione e, accanto alle persone e alle associazioni che da decenni portano avanti questa battaglia, anche aziende e istituzioni hanno scelto di prendere posizione con campagne e iniziative a supporto dei diritti della comunità LGBTQIA+. Diesel e Tinder, ad esempio, hanno lanciato una campagna dedicata alle relazioni e all'identità queer, accompagnata da una donazione a Outright International. Apple ha presentato la nuova Pride Collection, legata anche a contenuti e strumenti digitali dedicati, mentre il sindaco di New York Zohran Mamdani ha lanciato la campagna "Trans Rights Are Human Rights", ha creato il primo Ufficio LGBTQIA+ della città e stanziato 15 milioni di dollari per le cure di affermazione di genere. Questi che hai appena letto sono solo alcuni esempi delle tante iniziative che, nel corso di giugno, sono state realizzate in tutto il mondo. Ad accomunarle, però, c’è anche una domanda che torna puntuale ogni anno: attivarsi durante il mese del Pride rappresenta un impegno davvero autentico e duraturo o è, invece, rainbow washing?

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22 giu 2026

La sfortuna di essere donna

Ciao! In questi giorni, mezzo milione di ragazzi e ragazze è alle prese con l’esame di maturità. La settimana scorsa si sono seduti al banco per affrontare la prima prova scritta, dove tra le tracce proposte dal Ministero non compariva, ancora una volta, nessuna donna. È dal 1999, anno in cui è stata introdotta l’attuale forma dell’analisi del testo, che non è mai stata scelta un’autrice: ventisette anni di occasioni mancate per sottolineare l’importante ruolo che anche le penne femminili hanno avuto nello scrivere pagine importantissime della letteratura italiana. Questa amara constatazione arriva in chiusura di un anno scolastico particolarmente intenso, che più volte ha portato il mondo della scuola sotto i riflettori dell’opinione pubblica, anche con episodi di cronaca nera terribili, e al centro di dibattiti che hanno toccato questioni cruciali. Tra questi, il tema dell’educazione sessuale e affettiva (conversazione apparentemente stroncata con l’approvazione del ddl Valditara), riflessioni sul benessere psicologico di studenti e studentesse e il confronto sempre più acceso sul rapporto tra generazioni diverse dentro e fuori dall’aula. E a tal proposito, non è un caso che la prossima edizione di Parole a Scuola, organizzata insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Istituto G. Toniolo si svilupperà con il fil rouge del dialogo intergenerazionale. 24 ottobre 2026, Milano – sono in arrivo tante novità, non vediamo l’ora di raccontartele! Se mettiamo insieme tutti questi pezzi, l’immagine che emerge dà forma ad una domanda ben precisa: che tipo di relazione vogliamo costruire tra chi insegna e chi impara? Perché la scuola non è fatta soltanto di programmi, verifiche e voti. È uno dei primi luoghi in cui sperimentiamo l'ascolto, il conflitto, il riconoscimento reciproco, la fiducia e la cura. Proprio di questo abbiamo parlato con la pedagogista Elisabetta Musi durante uno degli appuntamenti del ciclo di webinar Sintonizziamoci. Emozioni ad alto volume per educare al rispetto, organizzato insieme a MiAssumo, Istituto G. Toniolo e Fondazione Pordenonelegge. Un dialogo che parte da una domanda semplice e tutt'altro che scontata: cosa significa, oggi, avere cura dentro una classe?

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8 giu 2026

Zerocalcare e Euphoria: cosa hanno in comune?

Ciao! Venerdì scorso il Parlamento ha approvato definitivamente il ddl Valditara sul consenso informato per le attività scolastiche che riguardano sessualità e affettività. La nuova legge prevede l'obbligo del consenso scritto dei genitori per questi percorsi nelle scuole secondarie e ne vieta lo svolgimento nella scuola dell'infanzia e nella primaria. Il messaggio culturale che questa scelta porta con sé è gravissimo. In un momento storico in cui continuiamo a interrogarci su consenso, relazioni, violenza di genere e benessere delle nuove generazioni, e in cui sempre più ragazze e ragazzi cercano risposte online, sui social, nei contenuti pornografici o persino attraverso l'intelligenza artificiale, la politica sceglie di restringere gli spazi in cui questi temi possono essere affrontati in modo competente, strutturato e condiviso. Ragazze e ragazzi continueranno a confrontarsi con temi come l'identità, l'affettività, il consenso e la sessualità indipendentemente da una firma su un modulo. Vietare o limitare questi percorsi non li terrà lontani dalla cosiddetta "ideologia gender", come sostengono alcuni promotori della legge, perché domande, curiosità, paure, sogni, dubbi e speranze continueranno ad esistere. La differenza è che d’ora in poi le giovani generazioni avranno ancora meno occasioni di dialogo, strumenti critici e opportunità di relazionarsi su questi temi con persone adulte preparate a farlo. Quella del nostro Governo è una scelta che sembra dimenticare una cosa fondamentale: l'educazione affettiva e sessuale serve a fornire parole, strumenti e consapevolezza per comprendere sé stessi, gli altri e le relazioni che ci accompagnano per tutta la vita. Educare al rispetto, al consenso, alle differenze e alle relazioni è una responsabilità che non possiamo permetterci di abbandonare. E per questo continueremo a parlarne. Intanto, buon inizio settimana e buona lettura! Due serie, due generazioni, stessa difficoltà a diventare grandi Negli ultimi giorni si è parlato molto del controverso finale della terza e ultima stagione di Euphoria e del ritorno di Zerocalcare su Netflix con Due Spicci. A prima vista hanno poco in comune, eppure entrambe ruotano attorno allo stesso tema: crescere non risolve niente. Lo fanno in modo diverso. Due Spicci ci riporta nella cornice animata di Rebibbia, dove i personaggi vecchi e nuovi di Zerocalcare si confrontano con conti da pagare, amicizie che cambiano e relazioni che scricchiolano, imparando che non sempre si può essere d'aiuto a chi si ama.

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25 mag 2026

Dai romance alla filosofia a scuola: cosa stiamo togliendo alle nuove generazioni?

Ciao! Sabato scorso, a Modena, un uomo di 31 anni ha investito volontariamente con la sua macchina diverse persone nel centro città, ferendone sette. Nelle ore successive, alcune delle principali testate italiane hanno pubblicato la foto di una persona completamente estranea ai fatti, scambiata per l'autore dell'investimento a causa di una quasi omonimia. L’immagine è stata rimossa dopo quasi 48 ore, ma in questo lasso di tempo è stata ripresa da diversi profili di estrema destra e dai canali della Lega, che l’hanno utilizzata per insinuare un movente religioso mai confermato dalle indagini. Quello che è successo a Modena non è un incidente di percorso: è la conseguenza diretta di una cultura dell'informazione che privilegia la velocità sulla correttezza. Una cultura che non nasce dal nulla, ma che è il prodotto di un settore in profonda crisi, dove la pressione a pubblicare prima degli altri è sempre più intensa e penalizza la cura che dovrebbe essere propria del mestiere. In questo contesto difficile continuano, per fortuna, a esistere testate, redazioni e firme che puntano su un giornalismo fatto con attenzione e responsabilità. Alcune di queste si trovano in un posto che sembra essere il più improbabile di tutti: la scuola. Secondo le rilevazioni del Convegno Italiano della Stampa Studentesca che dal 2008 si riunisce ogni anno a Perugia durante il Festival del Giornalismo, in Italia esistono più di un centinaio di redazioni studentesche attive su blog, podcast, webtv e, ovviamente, le immancabili pubblicazioni ancora cartacee interamente autogestite.

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