Il megafono giallo newsletter
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"Il Megafono Giallo" è un attivatore di idee, riflessioni e sinergie sui temi della comunicazione, del linguaggio e del digitale, letto da oltre 65mila persone.

Che cosa ci trovi
- I fatti più importanti che riguardano il mondo dei social e della comunicazione non ostile.
- Le tante iniziative gratuite, gli incontri online e offline a cui poter partecipare.
- Curiosità e materiali da poter utilizzare in classe o in famiglia.
- Mille altre novità che accadono nel mondo e… nella nostra associazione.
Chi la legge
Oltre 65mila persone che hanno a cuore le parole e una piena espressione della propria cittadinanza digitale.
Sono responsabili d’azienda, insegnanti, amministratori e amministratrici locali e rappresentanti di molte altre parti della società.
Retro di una cartolina postale di carta di stile vintage vista dall'alto su sfondo arancione.
Statua classica in marmo della dea Atena con elmo, lancia e scudo che si staglia contro un cielo azzurro e limpido.
Muro di telecamere di sorveglianza orientate verso due persone, simbolo di controllo e attenzione mediatica
Primo piano di dodici cassette delle lettere identiche, di colore beige chiaro, disposte su due file parallele contro una parete giallo ocra. Le cassette presentano numeri scritti a mano e piccole etichette. Una delle cassette della fila superiore ha lo sportellino superiore leggermente sollevato.
Una clessidra di vetro con sabbia nera che scorre, posizionata su un piano scuro contro una parete grigia strutturata.
Segnale stradale orizzontale dipinto in giallo acceso sulla superficie liscia di un asfalto grigio scuro. Il pittogramma raffigura tre sagome stilizzate e dinamiche che si tengono per mano: al centro si trova la figura di età più piccola, affiancata e protetta ai lati da due figure adulte più alte che la tengono per mano.
Un dipinto ad acquerello e schizzo a matita dallo stile malinconico. La scena ritrae tre figure femminili sedute e appoggiate a una ringhiera  di un balcone o di un'imbarcazione. I colori sono tenui e sfumati, con tonalità di grigio, marrone, giallo ocra e una gonna blu sulla destra, mentre lo sfondo accenna a elementi industriali o navali coperti da una nebbia leggera.
foto in bianco e nero di una gradinata vuota di uno stadio con seggiolini alternati tra tonalità chiare e scure.
Dettaglio ravvicinato di una pila di libri colorati con copertina rigida su uno sfondo grigio sfocato.
Una persona che tiene un fitness tracker al polso e un smartphone nell'altra mano.
Primo piano di due mani di persone diverse che si uniscono per formare la sagoma di un cuore, con uno sfondo sfocato all'aperto.
Primo piano di una tela dipinta con spesse strisce verticali di colori vivaci che richiamano l'arcobaleno, dal rosso al fucsia, con texture in rilievo
Un cactus alto e spinoso e una piccola palma verde stagliati contro un muro arancione in forte contrasto
Un’immagine macro a fuoco ravvicinato che mostra i bordi piegati e sovrapposti di una fila di giornali o riviste d’archivio consumati.
27 lug 2026

Un’odissea che continua da 3000 anni

Ciao! Se c’è una cosa che possiamo dire di questa estate 2026 è che si sta rivelando caldissima. Che si parli della temperatura climatica o di quella delle conversazioni che animano il panorama italiano e internazionale, le cose da dire – anche in questa newsletter – sono tante. Non tutte, però, meritano di essere amplificate. Soprattutto nel dibattito pubblico italiano, nelle ultime settimane sono diventati virali contenuti che alimentano ostilità e violenza, in aperto contrasto con i princìpi che guidano ogni giorno il lavoro di Parole O_Stili. Non parlarne è il nostro modo di prendere le distanze da tale narrazione e per questo abbiamo deciso di dedicare questo numero a un po’ di sana frescura mentale. Nel nuovo Megafono Giallo trovi due riflessioni e una parola, insieme ai nostri soliti bocconi consapevoli, con cui speriamo di aprire prospettive diverse e costruire uno spazio tranquillo in cui fermarsi, mentre intorno le conversazioni continuano a rincorrersi e a sovrapporsi. E se stai ancora aspettando le vacanze estive, coraggio: ormai manca davvero pochissimo. Buona lettura! Che odissea, Odisseo! Difficile, in questi giorni, non incappare in un articolo di giornale, un post o una newsletter che non parli, in qualche modo, dell’Odissea di Christopher Nolan. La pellicola ha persino dato origine a un trend social, che ironizza sull’insolito formato scelto dal regista, l’IMAX 70mm, che solo poche sale in tutta Europa sono in grado di supportare. E allora utenti di tutto il mondo hanno proposto la loro versione di “as Nolan intended”, ovvero il modo in cui Nolan avrebbe voluto che il film fosse visto, sfruttando i dispositivi più bizzarri, come Game Boy, Tamagotchi e addirittura le insegne luminose delle farmacie.

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20 lug 2026

Palla al centro per l’Unione Europea

Ciao! Hai presente la sera, prima di andare a dormire, quando prendi in mano il telefono per un attimo e improvvisamente è passata quasi un’ora? Ormai sappiamo che non succede per una questione di abitudine, ma che ad intervenire è il design stesso delle grandi piattaforme social, progettate per trattenere il più a lungo possibile gli utenti con i loro contenuti. Ma se per anni, soprattutto in relazione al delicato rapporto tra minori e social, la conversazione ha continuato ad oscillare tra proposte di divieto basate sull’età degli utenti e un continuo rimbalzo di responsabilità tra le parti coinvolte, adesso qualcosa sta cambiando. L’Unione Europea è finalmente intervenuta. La Commissione ha infatti contestato a Meta il design di Facebook e Instagram, sostenendo che strumenti come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche continue e le raccomandazioni personalizzate possano favorire un uso compulsivo, soprattutto tra i minori. In aggiunta all’annuncio dell’intenzione di introdurre un accesso graduale ai social in base all’età, prevedendo per le persone più giovani limiti di tempo e supervisione adulta, quindi, arriva per la prima volta un cambio di prospettiva che riconosce come il modo in cui utilizziamo i social non dipende soltanto dalla nostra capacità di darci delle regole, ma anche da come quegli ambienti sono progettati e dai comportamenti che incoraggiano. Famiglie, scuola, istituzioni e utenti continuano ad avere un ruolo fondamentale, ma è importante riconoscere (come sta succedendo) che non tutte le responsabilità hanno lo stesso peso. Le piattaforme decidono come funzionano gli spazi digitali, quali contenuti privilegiare, quali comportamenti incentivare e quali meccanismi rendere sempre più difficili da interrompere. Per questo, proteggere chi abita quegli spazi, persone adulte incluse, non significa soltanto stabilire a quale età vi si possa accedere. Significa chiedere che gli ambienti digitali siano progettati tenendo conto di diritti e benessere, e riconoscere che chi ne disegna la struttura ha una responsabilità proporzionale al potere che esercita su milioni di persone ogni giorno. Cosa ricorderemo di questi Mondiali di calcio? Probabilmente i sette gol con cui Erling Haaland ha trascinato la Norvegia fino ai quarti di finale, ma anche i meme sul suo look da vichingo e l’abbraccio a torso nudo con la principessa di Norvegia diventato virale. Ricorderemo la telefonata di Trump a Gianni Infantino per chiedere la sospensione della squalifica di Balogun, dopo aver ammesso di non conoscere il significato del cartellino rosso, e la reazione durissima della UEFA alla decisione della FIFA di accogliere la richiesta. Persino i tifosi giapponesi che pulivano gli spalti, insieme agli immancabili commenti di chi suggeriva loro di occuparsi con la stessa cura anche della casa, potrebbero rimanere nel nostro ricordo. Poi la finale e la vittoria della Spagna sull’Argentina, con l’abbraccio tra Lionel Messi e Lamine Yamal, Nico Williams che consegna la medaglia appena vinta alla madre e Donald Trump che, durante la cerimonia di premiazione, cerca di unirsi ai festeggiamenti e viene allontanato dal capitano della nazionale spagnola Rodri. Tutti dettagli che, insieme alle gesta sportive che hanno portato alla vittoria della Spagna, sono già parte di un racconto condiviso. Ma cosa ricordiamo, invece, degli ultimi Mondiali di calcio femminile? Se non sai come rispondere, è normale. Ed è un problema che non riguarda l’interesse del pubblico, ma lo spazio concesso a uno sport per diventare memorabile. Come sostenuto da Sara Gama, ex capitana della nazionale e oggi vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, il calcio femminile non ha un problema di pubblico, ma di opportunità. Quando viene trasmesso, viene seguito. Per entrare davvero nell’immaginario collettivo servono continuità, investimenti e un racconto capace di dare alle atlete la stessa profondità riservata ai colleghi. Oggi la Spagna è contemporaneamente campione del mondo maschile e femminile. Eppure una vittoria è già diventata un racconto collettivo, mentre dell'altra molte persone faticano persino a ricordare la finale. Il problema, allora, non è il talento delle atlete né l'interesse del pubblico, ma il modo in cui decidiamo quali storie meritino di essere raccontate. L’ossessione per la Gen Z Anche tu hai la sensazione che ogni settimana la Gen Z distrugga, crei o riscopra qualcosa? Sembra che le persone nate tra il 1997 e il 2012 siano costantemente sotto i riflettori di testate, magazine e feed social. Ogni giorno escono decine di articoli che passano le loro vite sotto una lente di ingrandimento: cosa comprano, come spendono, come si comportano, quali abitudini hanno rispolverato. Non è una novità degli ultimi mesi ma un trend narrativo che va avanti da anni e che sembra trasformare questa generazione in un’ossessione collettiva, come fossero l’unica fetta di popolazione che merita attenzione. Come spiega il The Guardian la Gen Z è la generazione in assoluto più monitorata e analizzata nella storia.

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6 lug 2026

Temptation Island, Madonna e l’ageismo

Ciao! È arrivato quel momento dell’estate che tante persone attendono trepidanti: il ritorno di Temptation Island, il programma italiano che mette alla prova la fiducia tra coppie facendole vivere in due isole separate per qualche settimana, in mezzo a una schiera di tentatori e tentatrici. Da un po’ di anni questo show è un vero e proprio rito estivo, con ascolti alle stelle e una scia di contenuti, tra spezzoni e meme, che nei giorni successivi alla puntata animano la conversazione sui social e non solo. La sua portata è tale che spesso anche chi dice che non guarderebbe mai questo genere di trasmissioni, vuoi o non vuoi, finisce per essere trascinato in questo uragano del trash. Ma come ha fatto a diventare un fenomeno di questa portata? Da un lato, la cosiddetta tv spazzatura è diventata un po’ il pretesto per recuperare un’abitudine che sembrava andato persa, quella di riunirsi per guardare un programma in compagnia e commentare con leggerezza. Dall’altro, Temptation Island mette in luce conflitti universali come tradimenti, fragilità e zone d’ombra delle relazioni, puntando sul fascino che inevitabilmente si prova nell’essere testimoni delle debolezze altrui. E funziona, forse proprio perché, in qualche modo, in quelle dinamiche spesso tossiche e disfunzionali riconosciamo il riflesso di situazioni e paure che ci appartengono. C’è un dato che non andrebbe ignorato, però, e che riguarda le persone che lo seguono: a fronte di un aumento generale degli ascolti, la fascia d’età più interessata è quella più giovane, che include ragazzi e ragazze tra i 15 e i 24 anni. E così, in un momento storico dove lo spazio dedicato all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è pressoché inesistente, Temptation Island diventa uno degli standard di riferimento a disposizione delle nuove generazioni su questi temi, con il rischio che la normalizzazione di tutto ciò che il reality spettacolarizza possa trasformare dinamiche di controllo, gelosia morbosa e stereotipi di genere in modelli relazionali desiderabili, che non sono e non dovrebbero essere mai un esempio. Pride, rainbow washing e diritti che mancano ancora Ogni anno, a giugno, i colori del Pride riempiono piazze, vetrine e social network. Quest’anno non ha fatto eccezione e, accanto alle persone e alle associazioni che da decenni portano avanti questa battaglia, anche aziende e istituzioni hanno scelto di prendere posizione con campagne e iniziative a supporto dei diritti della comunità LGBTQIA+. Diesel e Tinder, ad esempio, hanno lanciato una campagna dedicata alle relazioni e all'identità queer, accompagnata da una donazione a Outright International. Apple ha presentato la nuova Pride Collection, legata anche a contenuti e strumenti digitali dedicati, mentre il sindaco di New York Zohran Mamdani ha lanciato la campagna "Trans Rights Are Human Rights", ha creato il primo Ufficio LGBTQIA+ della città e stanziato 15 milioni di dollari per le cure di affermazione di genere. Questi che hai appena letto sono solo alcuni esempi delle tante iniziative che, nel corso di giugno, sono state realizzate in tutto il mondo. Ad accomunarle, però, c’è anche una domanda che torna puntuale ogni anno: attivarsi durante il mese del Pride rappresenta un impegno davvero autentico e duraturo o è, invece, rainbow washing?

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22 giu 2026

La sfortuna di essere donna

Ciao! In questi giorni, mezzo milione di ragazzi e ragazze è alle prese con l’esame di maturità. La settimana scorsa si sono seduti al banco per affrontare la prima prova scritta, dove tra le tracce proposte dal Ministero non compariva, ancora una volta, nessuna donna. È dal 1999, anno in cui è stata introdotta l’attuale forma dell’analisi del testo, che non è mai stata scelta un’autrice: ventisette anni di occasioni mancate per sottolineare l’importante ruolo che anche le penne femminili hanno avuto nello scrivere pagine importantissime della letteratura italiana. Questa amara constatazione arriva in chiusura di un anno scolastico particolarmente intenso, che più volte ha portato il mondo della scuola sotto i riflettori dell’opinione pubblica, anche con episodi di cronaca nera terribili, e al centro di dibattiti che hanno toccato questioni cruciali. Tra questi, il tema dell’educazione sessuale e affettiva (conversazione apparentemente stroncata con l’approvazione del ddl Valditara), riflessioni sul benessere psicologico di studenti e studentesse e il confronto sempre più acceso sul rapporto tra generazioni diverse dentro e fuori dall’aula. E a tal proposito, non è un caso che la prossima edizione di Parole a Scuola, organizzata insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Istituto G. Toniolo si svilupperà con il fil rouge del dialogo intergenerazionale. 24 ottobre 2026, Milano – sono in arrivo tante novità, non vediamo l’ora di raccontartele! Se mettiamo insieme tutti questi pezzi, l’immagine che emerge dà forma ad una domanda ben precisa: che tipo di relazione vogliamo costruire tra chi insegna e chi impara? Perché la scuola non è fatta soltanto di programmi, verifiche e voti. È uno dei primi luoghi in cui sperimentiamo l'ascolto, il conflitto, il riconoscimento reciproco, la fiducia e la cura. Proprio di questo abbiamo parlato con la pedagogista Elisabetta Musi durante uno degli appuntamenti del ciclo di webinar Sintonizziamoci. Emozioni ad alto volume per educare al rispetto, organizzato insieme a MiAssumo, Istituto G. Toniolo e Fondazione Pordenonelegge. Un dialogo che parte da una domanda semplice e tutt'altro che scontata: cosa significa, oggi, avere cura dentro una classe?

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8 giu 2026

Zerocalcare e Euphoria: cosa hanno in comune?

Ciao! Venerdì scorso il Parlamento ha approvato definitivamente il ddl Valditara sul consenso informato per le attività scolastiche che riguardano sessualità e affettività. La nuova legge prevede l'obbligo del consenso scritto dei genitori per questi percorsi nelle scuole secondarie e ne vieta lo svolgimento nella scuola dell'infanzia e nella primaria. Il messaggio culturale che questa scelta porta con sé è gravissimo. In un momento storico in cui continuiamo a interrogarci su consenso, relazioni, violenza di genere e benessere delle nuove generazioni, e in cui sempre più ragazze e ragazzi cercano risposte online, sui social, nei contenuti pornografici o persino attraverso l'intelligenza artificiale, la politica sceglie di restringere gli spazi in cui questi temi possono essere affrontati in modo competente, strutturato e condiviso. Ragazze e ragazzi continueranno a confrontarsi con temi come l'identità, l'affettività, il consenso e la sessualità indipendentemente da una firma su un modulo. Vietare o limitare questi percorsi non li terrà lontani dalla cosiddetta "ideologia gender", come sostengono alcuni promotori della legge, perché domande, curiosità, paure, sogni, dubbi e speranze continueranno ad esistere. La differenza è che d’ora in poi le giovani generazioni avranno ancora meno occasioni di dialogo, strumenti critici e opportunità di relazionarsi su questi temi con persone adulte preparate a farlo. Quella del nostro Governo è una scelta che sembra dimenticare una cosa fondamentale: l'educazione affettiva e sessuale serve a fornire parole, strumenti e consapevolezza per comprendere sé stessi, gli altri e le relazioni che ci accompagnano per tutta la vita. Educare al rispetto, al consenso, alle differenze e alle relazioni è una responsabilità che non possiamo permetterci di abbandonare. E per questo continueremo a parlarne. Intanto, buon inizio settimana e buona lettura! Due serie, due generazioni, stessa difficoltà a diventare grandi Negli ultimi giorni si è parlato molto del controverso finale della terza e ultima stagione di Euphoria e del ritorno di Zerocalcare su Netflix con Due Spicci. A prima vista hanno poco in comune, eppure entrambe ruotano attorno allo stesso tema: crescere non risolve niente. Lo fanno in modo diverso. Due Spicci ci riporta nella cornice animata di Rebibbia, dove i personaggi vecchi e nuovi di Zerocalcare si confrontano con conti da pagare, amicizie che cambiano e relazioni che scricchiolano, imparando che non sempre si può essere d'aiuto a chi si ama.

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25 mag 2026

Dai romance alla filosofia a scuola: cosa stiamo togliendo alle nuove generazioni?

Ciao! Sabato scorso, a Modena, un uomo di 31 anni ha investito volontariamente con la sua macchina diverse persone nel centro città, ferendone sette. Nelle ore successive, alcune delle principali testate italiane hanno pubblicato la foto di una persona completamente estranea ai fatti, scambiata per l'autore dell'investimento a causa di una quasi omonimia. L’immagine è stata rimossa dopo quasi 48 ore, ma in questo lasso di tempo è stata ripresa da diversi profili di estrema destra e dai canali della Lega, che l’hanno utilizzata per insinuare un movente religioso mai confermato dalle indagini. Quello che è successo a Modena non è un incidente di percorso: è la conseguenza diretta di una cultura dell'informazione che privilegia la velocità sulla correttezza. Una cultura che non nasce dal nulla, ma che è il prodotto di un settore in profonda crisi, dove la pressione a pubblicare prima degli altri è sempre più intensa e penalizza la cura che dovrebbe essere propria del mestiere. In questo contesto difficile continuano, per fortuna, a esistere testate, redazioni e firme che puntano su un giornalismo fatto con attenzione e responsabilità. Alcune di queste si trovano in un posto che sembra essere il più improbabile di tutti: la scuola. Secondo le rilevazioni del Convegno Italiano della Stampa Studentesca che dal 2008 si riunisce ogni anno a Perugia durante il Festival del Giornalismo, in Italia esistono più di un centinaio di redazioni studentesche attive su blog, podcast, webtv e, ovviamente, le immancabili pubblicazioni ancora cartacee interamente autogestite.

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11 mag 2026

Una notizia, un’intervista, una parola e un trend

Ciao! In questa newsletter trovi una notizia, un’intervista, un trend e una parola che forse ancora non conoscevi. E, come sempre, una selezione di spunti e segnalazioni per iniziare la settimana con il sorriso e un pizzico di consapevolezza in più. Buona lettura! Un Met Gala di polemiche e proteste Lunedì 5 maggio si è tenuto a New York il Met Gala, uno degli eventi mondani più celebri al mondo che si tiene ogni anno al Metropolitan Museum of Art di New York per inaugurare la mostra del Costume Institute e raccogliere fondi per il dipartimento moda del museo. Nel tempo è diventato un fenomeno mediatico e culturale, famoso per i suoi dress code, gli outfit a volte estremi e i nomi dei partecipanti. Quest’anno ha acceso particolari dibattiti, ma non per gli abiti sfoggiati sul red carpet dalle celebrità. Al centro delle polemiche c'è stata la scelta di Jeff Bezos e sua moglie Lauren Sanchez come sponsor principali dell'evento, grazie a una cospicua donazione di 10 milioni di dollari. La reazione non si è fatta attendere. Gruppi di attiviste e attivisti hanno tappezzato New York di manifesti e striscioni con slogan come "Boicotta il Met di Bezos" e "Se puoi comprare il Met Gala, puoi pagare più tasse". I sindacati dei lavoratori e delle lavoratrici Amazon hanno organizzato una sfilata di protesta parallela. E qualcuno ha pensato bene di introdurre all'interno del museo circa 300 bottigliette piene di liquido giallo: un riferimento diretto alle denunce di chi, nei magazzini Amazon, ha raccontato di non potersi permettere nemmeno una pausa per andare in bagno.

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4 mag 2026

Miranda Priestly è tornata (e non ha buone notizie)

Ciao! Il 1° maggio, dopo sei anni di lotta, Alex Zanardi ci ha salutato. Noi di Parole O_Stili vogliamo ricordarlo così come lo abbiamo conosciuto: come un uomo capace di parlare di vita e di scelte con parole leggere, ma mai superficiali. Lo ha fatto durante l'edizione 2020 del Festival della comunicazione non ostile, svoltasi online a causa della pandemia di Covid19. Abbiamo riascoltato questa mattina il suo intervento in occasione della presentazione del Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva e quello che ha accompagnato la nascita del Manifesto della comunicazione non inclusiva per lo sport e ci abbiamo ritrovato ciò che Alex sapeva fare meglio: prendere le cose difficili e restituirle con una chiarezza che arricchisce, senza semplificare o banalizzare. La sua storia è stata, è ancora e sarà sempre un simbolo di positività e coraggio, e la prova che le parole che scegliamo per raccontarci e raccontare quello che ci succede possono portare luce anche dove non sembra esserci più spazio per sperare. Grazie, Alex. Una lezione di parole e diplomazia Il 28 aprile, davanti al Congresso degli Stati Uniti, Re Carlo III ha tenuto un discorso che in molti hanno già definito un piccolo capolavoro diplomatico. In un momento di forti tensioni internazionali che richiedono una navigazione delicatissima, il sovrano britannico ha scelto infatti lo strumento più sottile che il linguaggio mette a disposizione: l’ironia.

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