Primo piano di una piantina verde fogliosa che germoglia da una crepa lungo una parete di cemento chiaro.

Una maglietta, una rete internazionale e la proposta Eu Kids Act

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21/09/26

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Ciao!
Dalle aule scolastiche al mondo digitale, la tutela dei più giovani resta un tema caldissimo. In questo numero parliamo di un'aggressione finita sui giornali, delle reti online che ricattano gli adolescenti e delle nuove regole europee per la sicurezza delle piattaforme. Infine, il caso Me contro Te: scatta il ricorso sulle pratiche commerciali rivolte ai bambini.
Quattro notizie molto diverse ci riportano alla stessa domanda: chi si prende cura delle giovani generazioni negli spazi che abitano, dentro e fuori dallo schermo?
Il tema è ancora una volta la responsabilità: delle figure adulte, delle istituzioni, delle piattaforme e di chi crea contenuti per l’infanzia. Perché non basta cercare un colpevole quando qualcosa accade. Bisogna esserci prima.
Buona lettura!

Uno spray, un coltello e chissà quali emozioni

Nei giorni scorsi, in una scuola media di Roma, un ragazzo di tredici anni ha aggredito la sua insegnante con spray urticante e un coltello. La docente è stata ferita; un compagno è intervenuto per fermarlo. Ci ricorda un episodio simile accaduto a Bergamo nel mese di marzo.
Siamo senza parole. Come quando qualcosa si spezza proprio nel luogo in cui dovremmo sentirci più al sicuro. Fa male pensare alla docente ferita, a compagni e compagne che hanno visto tutto e a un ragazzo di tredici anni arrivato a compiere un gesto così grave.
Gli investigatori stanno analizzando il suo telefono. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo aveva anche avviato una diretta su Telegram. È giusto verificare se qualcuno possa averlo incoraggiato, ma cercare una responsabilità online non significa aver già trovato tutta la spiegazione.
In queste ore è stata usata un’espressione inquietante: nichilismo violento digitale. Si parla di ambienti online in cui la violenza diventa spettacolo, sfida e prova di appartenenza. Sulla maglietta del ragazzo c’era inoltre la sigla TMD, “Total Muslim Death”: uno slogan d’odio diffuso nei contesti suprematisti online. L’acronimo da solo non dimostra l’appartenenza a un gruppo, ma segnala un possibile percorso di radicalizzazione.
Non è una diagnosi già accertata di questo caso, ma una chiave di lettura che aiuta a riconoscere fenomeni reali. Saranno le indagini a dirci se chat, contatti o gruppi online abbiano avuto un ruolo.
Il Ministro Valditara, ha espresso vicinanza alla professoressa e a tutta la comunità scolastica richiamando l’attenzione delle famiglie, l’educazione al rispetto, i limiti di età per i social e, dove necessario, i metal detector. Sono temi di cui discutere. Ma un gesto così grave non nasce da una sola causa e non si previene con una sola risposta.
Il digitale non inventa da solo la violenza. Può però offrirle un pubblico, un linguaggio, modelli da imitare e persone pronte a incoraggiarla. Dire soltanto che è colpa dei social rischia di trasformare un problema complesso in uno slogan e di assolvere tutti gli altri.
Ma non vogliamo stare in silenzio. C’è un dannato bisogno di parlarne con gli studenti in classe e con i figli a tavola. Non facciamo finta di niente. Chiediamo: “Che cosa ne pensi? Da dove può arrivare tanta rabbia?”. E poi diamo loro ascolto e, come suggerisce Matteo Lancini, legittimiamo le loro emozioni.
Tutto questo non attenua di un millimetro la responsabilità. Ci ricorda, però, che per crescere un ragazzo serve un villaggio. E che la prevenzione comincia quando sappiamo vedere, ascoltare e farci presenti.

The Com e 764: quando il ricatto diventa potere

Un’amicizia nata online si trasforma in una confidenza e nel desiderio di sentirsi parte di un gruppo. Ma poi il tutto si trasforma in richieste, minacce e ricatto. È così che i più giovani possono cadere nella trappola di The Com, una rete internazionale di gruppi digitali. 764 è una delle sigle più conosciute.
Una nuova inchiesta di Sky News in Inghilterra racconta il fenomeno attraverso le testimonianze di sopravvissuti, famiglie e investigatori. Il contatto può iniziare sui social, nelle chat o sulle piattaforme di gioco. Chi sta dall’altra parte conquista la fiducia dei minori e poi usa immagini, confidenze e paura per costringerli a produrre materiale sessualmente esplicito, compiere gesti di autolesionismo o esercitare violenza. La sofferenza diventa contenuto e, dentro il gruppo, uno strumento per ottenere potere e riconoscimento.
Non sappiamo e non possiamo dire che questa rete abbia un legame con il caso di Roma. Affiancare le due notizie ci aiuta però a evitare due errori opposti: dare tutta la colpa al digitale oppure ignorare ciò che il digitale può amplificare.
La questione non è soltanto quanto tempo si trascorre online, ma che cosa può accadere nelle relazioni che si costruiscono e negli ambienti che si frequentano. Riconoscere i meccanismi della manipolazione, costruire rapporti di fiducia con gli adulti e pretendere piattaforme più sicure sono tre parti della stessa sfida.

Dall’UE nuove regole per i social under 15

Vedere, ascoltare e farci presenti anche negli spazi digitali: è qui che interviene la proposta europea dell’EU Kids Act.
Niente account social sotto i tredici anni; tra i tredici e i quattordici profili gestiti da persone adulte, con funzioni limitate e un’ora massima al giorno; dai quindici anni account autonomi. Ma la parte più interessante riguarda le piattaforme.
Scroll infinito, notifiche notturne, contatti indesiderati e meccanismi che spingono a rimanere connessi o a spendere non sono inevitabili: sono scelte di progettazione.
Ursula von der Leyen mentre parla a un leggio con i microfoni al Parlamento Europeo.
© Commissione Europea
Qui sta il punto di svolta. L’EU Kids Act prova a spostare parte della responsabilità da chi utilizza i social a chi li costruisce, chiedendo alle piattaforme di dimostrare la sicurezza dei servizi che offrono.
È un cambio di prospettiva importante. Per molto tempo il dibattito si è concentrato quasi soltanto su ciò che dovrebbero fare genitori, ragazzi e ragazze per proteggersi. Educazione e consapevolezza restano fondamentali, ma non possono essere l’unica risposta quando gli ambienti che abitiamo sono progettati per influenzare il nostro comportamento.
“Le parole danno forma al pensiero”, dice il principio numero tre del nostro Manifesto. Anche il design dà forma ai comportamenti, aggiungiamo noi.

Me contro Te: giochi senza confini

Consumerismo No Profit ha presentato un ricorso al Tribunale civile di Palermo contro la società dei Me contro Te. Ricordate Sofi e Luì? Avevamo già raccontato del loro matrimonio tra gli spalti dell’Unipol Dome, una cerimonia aperta anche ai loro piccoli follower, previo pagamento di un biglietto di ingresso.
L’associazione di consumatori ha riportato la coppia al centro dell’attenzione sostenendo che il sito e l’app dei creator mescolerebbero contenuti pensati per bambini e bambine e inviti agli acquisti, attraverso il pulsante “Vai allo shop!” collegato a uno spazio Amazon con link di affiliazione.
Sarà il tribunale a valutare le contestazioni: al momento non c’è alcuna condanna. Ma la vicenda pone una domanda importante: quanto è riconoscibile, per chi sta crescendo, il confine tra gioco, racconto e pubblicità? Chi crea contenuti per i più piccoli non vende soltanto un prodotto. Costruisce fiducia. E proprio per questo ha una responsabilità in più: rendere sempre chiaro quando finisce la storia e comincia l’acquisto.

Una novità prima del primo smartphone

Una legge può mettere un limite. Un tribunale può verificare se quel limite è stato superato. Ma nessuno dei due può sedersi accanto a un bambino o a una bambina. Come li aiutiamo a conoscere gli ambienti digitali quando siamo noi, persone adulte, le prime che stanno ancora imparando?
Oggi siamo felici di presentarti Le mie prime impronte digitali, il nuovo progetto di Parole O_Stili dedicato a chi ha tra gli otto e gli undici anni, da usare a casa e in aula insieme agli adulti.
Copertina del libro illustrato "Le mie prime impronte digitali" di Parole O_Stili.
Dieci storie, giochi e attività, una classe di dinosauri e i principi del Manifesto della comunicazione non ostile per parlare di parole che feriscono, fotografie condivise senza permesso, notizie da verificare, acquisti online e tempo davanti agli schermi.
Non è un manuale con tutte le risposte. È uno strumento per fare insieme le domande giuste. Perché l’educazione digitale non comincia con il primo smartphone, ma con la prima conversazione.
Sabato lo abbiamo presentato per la prima volta a Pordenonelegge insieme a Francesca Valla. Il libretto è stato realizzato grazie a Fondazione Fimelato e alla borsa di studio del Premio Gentilezza Italiana.
Ora non ti resta che fare clic qui sotto e acquistarlo per la tua classe o la tua famiglia.
Bocconi consapevoli con bordo del testo sbriciolato come se fosse stato mangiato.
Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
📉 Sai cos’è la data obfuscation?
📖 Pagare i cittadini per leggere? Singapore dice sì.

Aggiornamenti Parole a Scuola

Manca poco all’appuntamento del 24 ottobre all’Università Cattolica dedicato alle sfide educative del presente. Si sono già iscritte 1401 persone!
Tantissimi panel tra cui scegliere, per approfondire questioni di grande attualità: dalla Salute mentale al Lavoro, passando per temi più delicati ma non meno importanti come l’Amicizia e la gestione del Conflitto.
Da questa settimana avremo anche due nuove voci con noi: Sara Compagni, che forse conosci per il progetto Postura da Paura, ci racconterà cos’è il vero Tifo (e non parliamo solo di quello sportivo) e Marco Erba, insegnante e scrittore che animerà il panel Storie, costruendo ponti anche quando i punti di vista sono diversi.
Cosa aspetti?

Appuntamenti

23 settembre
Ore 17:30 | Saremo al Palazzo del Lavoro di Gi Group Holding a Milano, per “Adolescenti in crescita. Adulti in allenamento”. Matteo Lancini sarà in dialogo con Rosy Russo. Ancora alcuni posti disponibili in presenza. L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming.

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