C’è un oggetto che continua a occupare un posto particolare nel rapporto tra persone giovani e scuola: lo smartphone, che da quest’anno in Italia è soggetto a limitazioni nell’utilizzo anche nelle scuole superiori.
Un approfondimento sugli effetti dei divieti, ripreso da Orizzonte Scuola, segnala
possibili benefici in termini di distrazione, relazioni e stress per chi insegna, ma anche qualche difficoltà: studenti e studentesse non sempre riescono a organizzare facilmente il tempo lasciato libero dal telefono.
Togliere lo smartphone, insomma, può creare condizioni diverse, ma non determina l’esito finale: una ricreazione senza telefono non diventa automaticamente un’occasione di relazione, così come una classe senza notifiche non diventa automaticamente più attenta. La questione non è quindi soltanto quanto spazio lasciare al dispositivo, ma che cosa vogliamo rendere possibile nello spazio che resta.
La scuola non è una bolla
Mettere via lo smartphone durante le lezioni, però, non significa lasciare fuori dalla classe tutto quello che passa attraverso lo schermo. Tra i banchi arriva anche ciò che si guarda, si ascolta e si scopre fuori dalla classe, insieme a modelli, relazioni e immaginari che contribuiscono a costruire la visione del mondo delle nuove generazioni. Questo fine settimana ha portato due esempi molto diversi ma estremamente concreti.
Da un lato abbiamo infatti
le immagini di Sfera Ebbasta a San Siro durante la partita Inter-Napoli, circondato da dieci ragazze vestite nello stesso modo. Lui protagonista al centro della scena, loro presenze decorative e intercambiabili: una rappresentazione che rafforza proprio quegli stereotipi di genere che ancora attraversano la cultura mainstream. Le critiche sono state immediate e, tra le tante voci che si sono espresse in questi giorni,
il punto sollevato dallo psicoterapeuta Alberto Pellai riguarda direttamente anche la scuola: mentre nei percorsi educativi si lavora per riconoscere e superare determinati stereotipi, ragazzi e ragazze continuano a incontrare rappresentazioni molto diverse nella musica, nell’intrattenimento e sui social.
Dall’altro invece ci sono le
6.000 persone che hanno riempito l’Unipol Dome di Milano per assistere, previo acquisto di un biglietto d’ingresso, al (finto) matrimonio dei Me contro Te. Nel pubblico c’erano soprattutto bambini e bambine con le loro famiglie, alcune di queste vestite come per partecipare davvero alla cerimonia, a testimonianza di come per una parte di loro quel matrimonio era evidentemente qualcosa di più di uno spettacolo. E questo a noi dice una cosa molto importante su confini che diventano ogni giorno sempre più sfumati: tra persone che conosciamo e persone che seguiamo e sentiamo di conoscere, tra vita privata e contenuto, tra intrattenimento e immaginari che accompagnano la crescita.
Orientarsi in tutta questa complessità non è semplice. È anche per questo che negli anni abbiamo continuato a far crescere AncheIoInsegno, la piattaforma gratuita di Parole O_Stili che oggi raccoglie oltre 400 schede didattiche e più di 250 ore di percorsi dedicati alla comunicazione non ostile, alla cittadinanza digitale e all’educazione civica, con cui abbiamo raggiunto più di 300.000 insegnanti e 1,3 milioni di studenti e studentesse.
Dal 7 settembre si rinnova e accoglie al suo interno MiAssumo, la piattaforma gratuita di orientamento che supporta studenti e studentesse nella conoscenza di sé, nello sviluppo delle competenze e nelle scelte formative e professionali.
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