La guerra non dovrebbe intrattenerci | Parole O_Stili
Un mare di teste di mattoncini Lego gialle con espressioni facciali assortite.

La guerra non dovrebbe intrattenerci

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09/03/26

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Ciao!
Siamo così stanchi delle brutte notizie che stiamo iniziando a trovarle normali. Lunedì scorso abbiamo riflettuto su questo: sul senso di impotenza che proviamo e su come ormai accettiamo che fatti tragici e contenuti leggeri convivano senza distinzione.
Negli ultimi giorni questa sensazione si è fatta ancora più evidente. Mentre in Iran continua l’escalation militare, l’account Instagram ufficiale della Casa Bianca ha pubblicato un video degli attacchi accompagnato dalla Macarena. E se è vero che in questi giorni i social si sono riempiti di meme, ironie e contenuti che trattano la guerra con il linguaggio rapido della piattaforma, vedere una delle istituzioni più potenti al mondo usare gli stessi registri per raccontare le azioni militari di cui è responsabile, oltre che protagonista, apre inevitabilmente un altro livello di riflessione.
Perché qui non si tratta soltanto di cattivo gusto: quando un governo sceglie di raccontare bombardamenti e operazioni militari con il codice dell’intrattenimento, sta trasformando la violenza in un contenuto da far circolare, come a volerlo rendere digeribile. E lo stesso disagio lo producono anche altri contenuti istituzionali, come quelli diffusi dall’esercito israeliano, dove il linguaggio visivo e narrativo sembra sempre più spesso costruito per aumentare la distanza emotiva tra chi guarda e ciò che accade.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti del presente: scherzare sulla guerra sta diventando una pratica comunicativa sempre più frequente anche da parte di chi quella guerra la decide, la guida o la legittima. Con conseguenze che, purtroppo, scopriremo direttamente sulla nostra pelle.

Il presente nei numeri, il futuro nelle idee

La settimana scorsa è stato pubblicato il Rendiconto di genere dell’INPS e la fotografia che questo documento ci restituisce è tutto tranne che positiva. Il report infatti mette in luce come nel nostro Paese il mondo del lavoro sia segnato da pesanti squilibri di genere, con un tasso di occupazione femminile fermo al 53,3%, quasi diciotto punti sotto quello maschile, il divario salariale che supera il 25% e le pensioni femminili fino al 46% più basse.
Dietro questi numeri ci sono storie di carriere discontinue, una maggiore esposizione alla precarietà e un carico di cura che continua ancora a ricadere soprattutto sulle donne, con conseguenze concrete sulla loro vita e carriera professionale.
Sono dati che parlano al presente, ma che diventano ancora più significativi se letti in una prospettiva futura, affiancandoli ad una ricerca realizzata da Ipsos per il King's College London e ripresa dal The Guardian. Secondo questo studio, infatti, i ragazzi che appartengono alla GenZ sono più maschilisti e patriarcali di quanto non lo siano i loro padri. Un terzo dei ragazzi intervistati, tutti nati tra il 1997 e il 2012, pensa che, nelle decisioni importanti di famiglia, l’ultima parola debba spettare al marito. Più del doppio rispetto ai baby boomer, tra cui questa convinzione riguarda appena il 13%. Il 24% ritiene inoltre che una donna non dovrebbe essere troppo indipendente, mentre il 21% pensa che una “vera donna” non dovrebbe prendere l’iniziativa in campo sessuale.
Fa riflettere, vero? Anche perché nell’immaginario comune le nuove generazioni sono spesso associate a maggiore apertura e a una mentalità più progressista. E non a torto, visto che su molti temi i dati lo confermano: dall’attenzione per la salute mentale al rapporto tra vita privata e lavoro. Proprio per questo colpisce ancora di più lo scarto che emerge qui, dove riaffiorano visioni molto tradizionali dei ruoli di genere. Un tema che resta delicato anche nel dibattito pubblico: basti pensare alla recente bocciatura in Parlamento della proposta di congedo parentale paritario, che avrebbe equiparato i mesi di congedo per madri e padri.
Se chi oggi cresce dentro un mondo che discute apertamente di parità continua ad assorbire modelli così rigidi e vecchi, significa che il cambiamento richiede un investimento educativo ancora più consapevole. Perché le idee con cui le nuove generazioni imparano a leggere le relazioni e il mondo non restano astratte, ma si traducono in cultura, lavoro, linguaggio e scelte collettive. E se non vengono messe in discussione, rischiano di trasformare il futuro in una semplice prosecuzione delle stesse disuguaglianze che oggi continuiamo a misurare.

Parole che curano, in tutta Europa

Il 4 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, abbiamo lanciato insieme a Lilly Italia, con il patrocinio di Associazione Amici Obesi, la seconda tappa di un percorso iniziato lo scorso anno con il glossario “Non c’è forma più corretta”.
Premiato con il riconoscimento nella Categoria Awareness del premio “Patient Engagement Award” promosso da Helaglobe, il progetto oggi si allarga e attraversa i confini nazionali con tre traduzioni già disponibili e altre presto in arrivo. Un passaggio importante, per continuare a promuovere la decostruzione degli stereotipi su questa patologia cronica complessa e il rispetto verso chi ci convive ogni giorno, scegliendo parole capaci di riconoscere complessità, dignità e diritto alla cura.
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Questo nuovo capitolo è accompagnato anche da un video manifesto, che prova a tradurre in immagini il cuore del progetto: ricordare che il linguaggio non è mai neutro e che, anche quando parliamo di salute, può semplificare e giudicare oppure aprire spazio alla comprensione. Perché scegliere parole appropriate non è un esercizio formale, ma un gesto concreto di rispetto.
Se vuoi saperne di più su questo progetto, ti segnaliamo anche un’intervista rilasciata da Rosy Russo, la Presidente di Parole O_Stili, a Radio InBlu. Buon ascolto 😉

È ora di sintonizzarsi!

C'è un'interferenza nelle nostre aule, e non è un disturbo da eliminare: sono le frequenze inedite di "Sintonizziamoci. Emozioni ad alto volume per educare al rispetto", il nuovo ciclo di webinar che Parole O_Stili organizza insieme a MiAssumo, l’Istituto G. Toniolo e Fondazione Pordenonelegge.
Quattro appuntamenti online completamente gratuiti, dedicati a chi vive il mondo della scuola in prima persona e ogni giorno si impegna ad accompagnare ragazzi e ragazzi alla scoperta di sé stessi e del mondo.
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Cura, rabbia, diversità e relazioni: saranno queste le parole che, dal 1 al 29 aprile, ogni settimana scandiranno i diversi momenti del percorso, insieme a voci autorevoli che proveranno a tracciare nuove rotte per navigare le emozioni in aula e coltivare il rispetto. Tra queste, quella di Gino Cecchettin, Fondatore della Fondazione Giulia Cecchettin.

Come nascono i “mostri sociali”

Se diciamo “maranza”, è facile che nella tua mente si formi un’immagine ben precisa: un gruppo di ragazzi, tendenzialmente giovani, che si atteggiano da adulti. Vestiti in un certo modo, con un certo tipo di vocabolario. Rumorosi, magari aggressivi.
Ed è proprio qui che il linguaggio diventa interessante: quando una parola richiama così rapidamente un profilo sociale, significa che non sta più descrivendo soltanto un comportamento, ma sta già attivando un sistema di associazioni che, in questo caso, definisce persone che percepiamo come disturbanti o potenzialmente pericolose.
Un articolo di Tamar Pitch, pubblicato la settimana scorsa sul sito della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, aiuta a leggere bene questo meccanismo attraverso il concetto di “folk devils”: figure che il racconto pubblico trasforma progressivamente in simboli di devianza. Non è un fenomeno nuovo. È frequente che le generazioni adulte guardino con sospetto ai linguaggi dei più giovani, leggendo come minaccia ciò che in realtà anticipa o dà voce a trasformazioni culturali già in corso.
Oggi, però, questa dinamica si intreccia con altri elementi: periferia, appartenenza sociale, seconde generazioni, origine familiare. E a differenza di quanto poteva succedere in passato, l’ecosistema mediatico in cui viviamo facilita l’amplificazione e la diffusione di queste credenze, caricando di stereotipi, paure collettive e gerarchie invisibili parole altrimenti neutre. Raccontando non solo chi o cosa abbiamo davanti, ma anche il modo in cui scegliamo di interpretarlo.
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
🤖 Triste notizia per chi sperava in questo aiuto: i robot (purtroppo) non sanno piegare il bucato.
👋 Fare serata e pagare le bollette in compagnia is the new fare serata e andare a ballare.
💑 In Cina le donne preferiscono l’IA agli uomini.
😶‍🌫️ ChatGPT non piace più da quando ha stretto l’accordo con il Pentagono.

Segnalazioni belle

Ti ricordi quando ti abbiamo raccontato della partecipazione della nostra Presidente Rosy Russo al TEDxLakeComo? Ecco, adesso il video del suo intervento è disponibile anche sul nostro sito web: puoi vederlo qui.

Appuntamenti

10 marzo
Ore 15:00 | Secondo appuntamento del percorso con Triumph Italy Srl Benefit Corporation, questa volta con il team di Roma. Un nuovo momento di formazione e confronto dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici dell’azienda.
11 marzo
Ore 8:00 | Primo incontro con gli studenti della secondaria di I grado dell’IC Traversetolo dedicato al Manifesto della comunicazione non ostile.
Ore 20:30 | Interverremo al Festival “Cambio Gioco” organizzato dall’Azienda Sanitaria di Padova per presentare il ruolo del linguaggio nella prevenzione del gioco d’azzardo e nella comunicazione non ostile.
16 marzo
Ore 18:00 | Saremo a Portogruaro nell’ambito del Mese dell’Educazione per un incontro dedicato a educatori, insegnanti e genitori sul tema della non violenza e del linguaggio.

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