Tra Sanremo e l’Iran: le parole che ci tengono insieme | Parole O_Stili
Composizione di titoli di news online che annunciano in modo corale un attacco preventivo contro l'Iran.

Tra Sanremo e l’Iran: le parole che ci tengono insieme

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02/03/26

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Ciao!
Se anche tu in questi giorni hai avuto la sensazione di sperimentare la convivenza di realtà apparentemente inconciliabili, sappi che sei in buona compagnia. Da una parte la leggerezza e lo spettacolo del Festival di Sanremo, dall’altra le immagini e le notizie che arrivano dall’Iran, l’escalation militare, il conflitto che torna protagonista dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni minacciando, ancora una volta, di ridisegnare gli equilibri mondiali.
Questa frattura ha un nome: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso tempo e nello stesso spazio mentale. Cercare un momento di leggerezza mentre nel mondo accadono tragedie non è indifferenza: è una forma di tutela. L’esposizione continua a notizie drammatiche può generare quella che la psicologia chiama compassion fatigue, una stanchezza emotiva che non ci rende meno sensibili, ma più fragili.
Parlare di Sanremo o commentare le ultime notizie delle Olimpiadi Invernali non è un tentativo di rimuovere qualcosa che non vogliamo vedere, ma un modo per trovare respiro. Il punto non è scegliere tra profondità e distrazione, ma restare consapevoli: possiamo commentare una canzone e riflettere su una guerra. Non è superficialità, è la complessità del presente.
Viviamo tempi che chiedono profondità, ma anche umanità.
E le parole, se usate con cura, servono proprio a questo: a tenere insieme anche ciò che sembra inconciliabile.

Cosa succede in Iran

In Iran la situazione è drammatica. Epic Fury e Roaring Lion, le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele iniziate il 28 febbraio, hanno colpito la capitale e diverse infrastrutture strategiche iraniane. Durante gli attacchi è rimasto ucciso Ali Khamenei, leader supremo del Paese e simbolo del regime iraniano. La risposta di Teheran non si è fatta attendere, con missili lanciati su Israele e sulle basi statunitensi nel Golfo, minacce di ritorsioni “feroci” e la chiusura immediata dello spazio aereo.
Mentre la violenza continua anche in queste ore, le parole che raccontano l’escalation costruiscono un campo semantico preciso, come dimostrano le dichiarazioni di Donald Trump:
"La politica degli Stati Uniti [...] è sempre stata quella di garantire che questo regime terroristico non possa mai possedere un'arma nucleare. Lo ripeto. Non potranno mai avere un'arma nucleare."
"Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle Forze Armate e a tutta la polizia, dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Verrete trattati equamente, con immunità totale, oppure andrete incontro a morte certa." ​
In Italia la copertura mediatica è stata intensa, con picchi di ascolto molto alti nel corso del fine settimana, raccontando l'evento come un "attacco preventivo" contro possibili minacce nucleari e missilistiche iraniane.
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E mentre sui social arrivano anche i video di cittadini e cittadine iraniani che festeggiano in piazza e inneggiano alla fine del regime, in tutto questo rumore il rischio è che questo atto di violenza deliberato venga raccontato come un’operazione quasi inevitabile. Necessaria. Dimenticando che, mentre gli Stati pianificano le proprie mosse sul piano geopolitico, nei Paesi sotto attacco sono i civili a pagare il prezzo più alto, trasformandosi da persone a numeri di contorno nel quadro del racconto.

Il Festival delle parole usate male

Sal Da Vinci è il vincitore dell’edizione 2026 del Festival di Sanremo, la seconda guidata dalla direzione artistica da Carlo Conti. Anche quest’anno l’idea era di proporre una kermesse più sobria e più misurata, lontana dagli scandali e dalle polemiche, e in effetti la sensazione che non sia successo niente c’è stata.
I numeri, però, raccontano una storia diversa. Con oltre 10 milioni di spettatori di media e uno share che nella finale ha sfiorato il 69%, a cui si aggiungono 1,2 miliardi di visualizzazioni video sui social, il Festival resta un catalizzatore nazionale. Un evento che occupa contemporaneamente televisione, piattaforme digitali e conversazioni online, capace di raggiungere una quota amplissima della popolazione. Di cose da dire ce ne sarebbero tantissime: pensiamo alla tradizione dei meme, che anche quest’anno ha popolato i principali social di contenuti in real time, al disastroso spot realizzato con IA da Tim o all’intervista alla Bambole di Pezza, durante la quale è diventato evidente perché ci sia ancora tanto bisogno di femminismo.
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E in effetti, considerata la battuta di Carlo Conti alla moglie poco dopo l’intervento e le domande fatte a Gino Cecchettin durante il momento dedicato alle vittime di femminicidio, è evidente che c’è ancora molto da imparare. Com’è ancora evidente dalla presentazione di Francesca Lollobrigida, due volte sul primo gradino del podio alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina e comunque introdotta come “mamma d’oro”, la persistenza di una narrazione che continua a definire le donne attraverso la maternità. Non sembrano esserci stati progressi nemmeno nel modo in cui si racconta la disabilità: persone definite “speciali”, atleti paralimpici celebrati come “eroi”, storie personali incorniciate dentro registri pietistici o edificanti.
Certo, non sembrano episodi clamorosi e non hanno causato scandali. Forse avrebbero dovuto, proprio perché ci mostrano come il linguaggio che utilizziamo continui a portare con sé automatismi culturali profondi.
E su un palco così importante, ciò che sembra marginale non lo è mai davvero.

ChatGPT entra in aula

Il dibattito sull’uso o il divieto dell’Intelligenza Artificiale in classe non è una novità: ci siamo interrogati sulle trasformazioni della didattica a seguito della sua introduzione lo scorso ottobre, a Parole a Scuola, e se ne continua a parlare ogni giorno, nelle stanze delle istituzioni e in quelle scolastiche.
In Estonia, la ministra dell’Istruzione Kristina Kallas ha scelto di agire: nel 2023 ha avviato il progetto AI Leap, che introduce ChatGPT (versione Edu) nelle scuole superiori. Il programma è partito con la distribuzione di licenze a 15.000 adolescenti tra i 16 e i 18 anni. L’obiettivo non è delegare il pensiero alla macchina, ma integrare questi strumenti in modo consapevole, riconoscendo che ragazzi e ragazze li usano già ogni giorno. Non vietare, dunque, ma educare: costruire un metodo che continui a mettere al centro la crescita cognitiva e relazionale.
“Non credo si possa controllare l'evoluzione tecnologica”, ha dichiarato la Ministra. “ Quello che si può fare è equipaggiare gli esseri umani per affrontare questa rivoluzione tecnologica. Ed è questa la chiave per i sistemi educativi.”

Cosa abbiamo imparato dalle Olimpiadi di Milano-Cortina

Facciamo un veloce recap: dei Giochi invernali 2026 abbiamo parlato tanto, tra polemiche, stereotipi e scivoloni linguistici. Ma se c’è un’immagine che resterà di questa edizione, è quella di donne che hanno occupato il centro della scena con talento, lucidità e personalità.
Tre settimane fa, in una stories, avevamo scherzato dicendo che il vero vincitore dei Giochi fosse Snoop Dogg. Oggi possiamo dirlo con convinzione, invece, che le vere vincitrici sono state le atlete. Non solo per le medaglie conquistate o per la quasi parità nelle presenze, ma per il modo in cui hanno abitato quello spazio.
Abbiamo visto atlete rispondere a domande che ai colleghi uomini raramente vengono rivolti, sentito e letto commenti su makeup e aspetto fisico, insinuazioni sulle “medaglie perse”, giudizi sulle scelte personali. E abbiamo visto risposte ferme, lucide e mai remissive; testimonianze di talenti accompagnati da grande consapevolezza.
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Non hanno chiesto di essere definite in alcun modo, hanno lasciato che fossero i risultati a parlare. E forse il vero segnale culturale di questi Giochi sta qui: in una generazione di atlete che non si limita a vincere, ma si impegna a ridefinire il modo in cui viene guardata.
Lo stesso sguardo che dovremmo allenare anche altrove. Perché quando la narrazione si interrompe, come accaduto nel passaggio tra Olimpiadi e Paralimpiadi, non è lo sport a perdere centralità, ma la continuità culturale del racconto.
Le Olimpiadi non sono solo una questione di competizioni e medaglie ma anche di cosa scegliamo di mettere al centro e come decidiamo di farlo. Una lezione importante, da tenere sempre a mente.
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Appuntamenti

03 marzo
Ore 17:00 | Milano, Oratorio Santa Maria Ausiliatrice: inaugurazione del campo FC FUTURES (Lega Serie A – Electronic Arts). Saremo presenti per raccontare il percorso formativo sul linguaggio nello sport, al via a settembre, per promuovere rispetto e responsabilità dentro e fuori dal campo..
04 marzo
Ore 11:00 | Milano: formazione per le persone di Triumph Italy Srl Benefit Corporation sui dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile. Parleremo di linguaggio inclusivo, microaggressioni, stereotipi ed empatia.
Ore 17:00 | In presenza con il settore giovanile di Inter per un percorso formativo dedicato a ragazzi e ragazze. Lavoreremo sul valore delle parole nello sport, dentro e fuori dal campo, tra rispetto, relazioni e tifo consapevole.
05 marzo
Ore 16:00 | Avvio del percorso sulla didattica orientativa all’Istituto Madri Pie di La Spezia. Le prime 4 ore saranno dedicate ai quadri di riferimento dell’orientamento e al ruolo del docente tutor, per rafforzare strumenti e consapevolezza nell’accompagnare gli studenti nel loro progetto di vita.
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