Ciao!
Se anche tu in questi giorni hai avuto la sensazione di sperimentare la convivenza di realtà apparentemente inconciliabili, sappi che sei in buona compagnia. Da una parte la leggerezza e lo spettacolo del Festival di Sanremo, dall’altra le immagini e le notizie che arrivano dall’Iran, l’escalation militare, il conflitto che torna protagonista dei nostri pensieri e delle nostre preoccupazioni minacciando, ancora una volta, di ridisegnare gli equilibri mondiali.
Questa frattura ha un nome: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso tempo e nello stesso spazio mentale. Cercare un momento di leggerezza mentre nel mondo accadono tragedie non è indifferenza: è una forma di tutela. L’esposizione continua a notizie drammatiche può generare quella che la psicologia chiama compassion fatigue, una stanchezza emotiva che non ci rende meno sensibili, ma più fragili.
Parlare di Sanremo o commentare le ultime notizie delle Olimpiadi Invernali non è un tentativo di rimuovere qualcosa che non vogliamo vedere, ma un modo per trovare respiro. Il punto non è scegliere tra profondità e distrazione, ma restare consapevoli: possiamo commentare una canzone e riflettere su una guerra. Non è superficialità, è la complessità del presente.
Viviamo tempi che chiedono profondità, ma anche umanità.
E le parole, se usate con cura, servono proprio a questo: a tenere insieme anche ciò che sembra inconciliabile.
In Iran la situazione è drammatica. Epic Fury e Roaring Lion, le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele iniziate il 28 febbraio, hanno colpito la capitale e diverse infrastrutture strategiche iraniane. Durante gli attacchi è rimasto ucciso Ali Khamenei, leader supremo del Paese e simbolo del regime iraniano. La risposta di Teheran non si è fatta attendere, con missili lanciati su Israele e sulle basi statunitensi nel Golfo, minacce di ritorsioni “feroci” e la chiusura immediata dello spazio aereo.
Mentre la violenza continua anche in queste ore, le parole che raccontano l’escalation costruiscono un campo semantico preciso, come dimostrano
le dichiarazioni di Donald Trump:
"La politica degli Stati Uniti [...] è sempre stata quella di garantire che questo regime terroristico non possa mai possedere un'arma nucleare. Lo ripeto. Non potranno mai avere un'arma nucleare."
"Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle Forze Armate e a tutta la polizia, dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Verrete trattati equamente, con immunità totale, oppure andrete incontro a morte certa."
In Italia la copertura mediatica è stata intensa, con picchi di ascolto molto alti nel corso del fine settimana, raccontando l'evento come un "attacco preventivo" contro possibili minacce nucleari e missilistiche iraniane.