Lo conferma il
Ventunesimo Rapporto sulla Comunicazione del Censis: i
quotidiani cartacei hanno raggiunto il loro minimo storico. Li legge solo il 21% degli italiani, quarantasei punti percentuali in meno rispetto al 2007.
I siti di informazione sono calati del 4,3%.
Sette italiani su dieci che usano i social si informano attraverso i reel, mentre il 21,3% li considera distrazioni che raramente producono conoscenza autentica. È un ecosistema frastagliato, che si sta ridisegnando sotto i nostri occhi con conseguenze molto concrete su chi produce informazione e su chi la cerca.
Il film ci racconta questo cambiamento con grande lucidità, il rapporto lo mostra attraverso i dati e nel nostro quotidiano lo possiamo vedere con i nostri occhi, assistendo alla chiusura di redazioni storiche,
come quella di Wired Italia, perché considerate non abbastanza profittevoli.
La posta in gioco è alta, perché il giornalismo non è solo un settore in difficoltà: è il modo in cui scegliamo di darci conto di ciò che accade, di stare insieme nel presente. E questo, una volta perso, non si ricostruisce facilmente.
In Ungheria, la Corte di giustizia europea definisce discriminatoria la cosiddetta “legge anti LGBTQIA+” del 2021, che verrà finalmente abrogata. La norma limitava libertà imprescindibili delle persone, violando apertamente il diritto europeo, e prevedeva – tra le varie cose – il divieto di parlare pubblicamente dell’orientamento sessuale, arrivando a mettere omosessualità e pedofilia sullo stesso piano. Un cambio di direzione importante per la libertà di espressione e autodeterminazione rispetto alle politiche
dell’ex-presidente Orbán.
Di segno opposto invece è la notizia che arriva dalla Bielorussia, dove
è stato approvato un disegno di legge che prevede condanne penali per coloro che promuovono cause LGBTQIA+. Una norma voluta dal regime di Lukashenko che alza un muro giuridico e legittima persecuzioni già esistenti, rendendo non solo possibile, ma giuridicamente lecito, punire la libera espressione della propria identità.
E invece, proprio dall’Italia, arriva una notizia di speranza:
la sentenza del tribunale di Foggia per l'aggressione a Michael Savino è stata definita storica perché
per la prima volta la giustizia ha accertato pienamente l’aggravante dell’omofobia. Finalmente un atto di violenza e discriminazione viene chiamato con un nome preciso, riconosciuto e condannato.