È anche questo il senso di quello che facciamo: costruire insieme, passo dopo passo, spazi in cui le parole possano fare davvero la differenza.
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Senza di te niente di tutto questo sarebbe possibile!
La misoginia online è (spesso) donna
Il discorso d’odio online continua a essere uno dei fenomeni più complessi e difficili da leggere del nostro tempo. Non tanto e non solo per la quantità di contenuti che circolano, ma per il modo in cui si stanno trasformando:
nel 2025, su circa due milioni di post analizzati sulla piattaforma X, il 56% è stato classificato come negativo o ostile. Un dato stabile rispetto all’anno precedente, che racconta una cosa molto chiara: l’odio online non è un picco temporaneo, ma una componente strutturale del discorso digitale.Secondo l’ultima
Mappa dell’Intolleranza realizzata da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, oggi il problema non è solo quanto odio circola, ma come circola. Sempre più spesso si esprime in forma indiretta — attraverso ironia, allusioni e generalizzazioni — e proprio per questo diventa più difficile da riconoscere e da contrastare. Non sparisce: si normalizza, si integra nel linguaggio quotidiano, fino a diventare quasi invisibile.
In questo scenario, le donne restano la categoria più colpita, con il 37% dei contenuti negativi. Ma è un altro dato a rendere il fenomeno ancora più complesso:
il 43% dei contenuti misogini è prodotto da account femminili. Non si tratta solo di numeri, ma di un segnale culturale profondo: il linguaggio dell’odio viene interiorizzato e riprodotto, fino a diventare parte delle dinamiche quotidiane di comunicazione. E non solo: questi contenuti tendono anche a diffondersi di più.
I post ostili pubblicati da account femminili generano una capacità di circolazione superiore del 15% rispetto a quelli maschili. L’odio, quindi, non è solo presente: è amplificato, spesso da dinamiche che non sono immediatamente visibili.Strumenti come
la nuova app europea per la verifica dell’età, annunciata proprio in questi giorni, sono un importante tentativo di protezione e tutela soprattutto delle persone più giovani.
Ma non sono sufficienti per agire alla radice di un problema che non è tecnologico, ma culturale.
Ciao Wired Italia, e grazie!
Il 16 aprile 2026, giornata di sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del CCNL,
Condé Nast ha annunciato la chiusura di Wired Italia dopo diciassette anni di attività. La decisione è arrivata attraverso un memo interno del CEO Roger Lynch, che ha spiegato come l’edizione italiana non abbia tenuto il passo con la crescita registrata in altri mercati e rappresenti poco più dell’1% del fatturato complessivo del gruppo. Tra le motivazioni,
la volontà di voler investire maggiormente nell’Intelligenza Artificiale.
Difficile ignorare il sottinteso di quanto sta succedendo, che segna il passaggio da una redazione che per anni ha raccontato la tecnologia e le sue trasformazioni per investire nuove risorse proprio in quelle tecnologie. È una fotografia molto chiara dei tempi che stiamo vivendo, a cavallo tra le infinite possibilità che l’innovazione ci apre e le scelte e le conseguenze che siamo chiamati ad affrontare per abbracciarle.
Ma al di là di questo, si chiude oggi una pagina importante del giornalismo italiano, che vogliamo salutare con le parole di
Lorenzo Fantoni, una delle tante firme ospitate negli anni dalla testata: “
Wired Italia non era Wired. Era una cosa diversa, e dirlo non suona come una critica. Era una redazione che aveva preso un marchio americano e col tempo ci aveva costruito dentro qualcosa di specificamente italiano.
Una certa capacità di tenere insieme il racconto dell’innovazione con un po’ di sano scetticismo, senza scivolare nel tecno-entusiasmo né nel tecno-panico, tante opinioni personali, un tono leggero, ma non troppo.”
Una combinazione rarissima, che mancherà tantissimo a tutti e tutte noi.
Torna Parole a Scuola: save the date!
24 ottobre 2026, segna subito questa data in agenda!
A quasi un anno dalla scorsa edizione, Parole a Scuola torna a Milano con una nuova giornata di incontro e approfondimento dedicata a insegnanti, educatori, educatrici e genitori. L’iniziativa, realizzata insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Osservatorio Giovani dell’Istituto G. Toniolo, sarà una preziosa occasione per continuare a riflettere sul ruolo delle parole nei contesti educativi, questa volta da una prospettiva diversa – quella del dialogo tra generazioni.