La scelta dell'Inter, donne che odiano online e un premio (anzi due) | Parole O_Stili
Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili ritira il Premio alla Carriera di The PRize

La scelta dell'Inter, donne che odiano online e un premio (anzi due)

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20/04/26

Immagine header il Megafono giallo
Ciao!
Di solito questo Megafono serve a dare voce agli altri, a stanare le parole ostili e a seminare gentilezza. Oggi però, fateci fare un po’ di "rumore" diverso. Non è autocelebrazione (sapete che preferiamo i fatti ai proclami), ma è pura gratitudine condivisa.
Giovedì scorso Parole O_Stili è salita sul palco di The PRize e siamo tornati a casa con due premi che raccontano una storia di cura e responsabilità.
Cos’è The PRize? Un prestigioso riconoscimento italiano dedicato all'eccellenza, all'innovazione e al talento nel campo delle Relazioni Pubbliche (PR) e della comunicazione. Promosso da UNA (Aziende della Comunicazione Unite), con la guida di PR Hub, il premio mira a valorizzare i progetti e le campagne che ridefiniscono il linguaggio e l'impatto della comunicazione in Italia.
Il primo riconoscimento è andato a “Non c’è forma più corretta”, il progetto nato per restituire dignità e rispetto al racconto dell’obesità che quest’anno è diventato anche internazionale. Insieme a Eli Lilly Italia, abbiamo ricevuto il Bronzo nella categoria Purpose-Driven & ESG Communication. È la prova che le parole non sono mai solo "etichette", ma strumenti che possono abbattere muri e costruire ponti di inclusione, specialmente laddove il pregiudizio è più radicato.
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Poi, c’è stato un momento che ha dato un senso profondo a questi anni di lavoro: la nostra Presidente, Rosy Russo, ha ricevuto il Premio alla Carriera. Un premio che non parla solo del passato, ma di una visione precisa e ostinata: l’idea che il linguaggio possa e debba essere uno strumento di cura, responsabilità e cambiamento sociale.
Questo premio lo dedichiamo a te che ci leggi perchè se Parole O_Stili è arrivata fin qui, salendo su palchi così importanti, è perché esiste la Netily. Siete il vero motore di questo progetto: voi che portate il Manifesto nelle scuole, che lo usate per mediare i conflitti in azienda, che ne parlate a tavola con i vostri figli e le vostre figlie.
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Ed è proprio questa condivisione di sogni e ambizioni che nutriamo insieme ogni giorno e i piccoli, grandi traguardi che ci permette di tagliare che abbiamo festeggiato venerdì sera, quando Inter ha firmato il Manifesto della comunicazione non ostile allo stadio San Siro. La firma è arrivata al termine di un percorso educativo che ha coinvolto bambine e bambini del settore giovanile e da questo lavoro è nato anche “ALÈ – Piccolo glossario del tifo positivo”, uno strumento semplice ma potente che prova a portare rispetto, consapevolezza ed empatia anche nel linguaggio dello sport, dentro e fuori dal campo.
È anche questo il senso di quello che facciamo: costruire insieme, passo dopo passo, spazi in cui le parole possano fare davvero la differenza.
Quindi grazie 💛
Senza di te niente di tutto questo sarebbe possibile!

La misoginia online è (spesso) donna

Il discorso d’odio online continua a essere uno dei fenomeni più complessi e difficili da leggere del nostro tempo. Non tanto e non solo per la quantità di contenuti che circolano, ma per il modo in cui si stanno trasformando: nel 2025, su circa due milioni di post analizzati sulla piattaforma X, il 56% è stato classificato come negativo o ostile. Un dato stabile rispetto all’anno precedente, che racconta una cosa molto chiara: l’odio online non è un picco temporaneo, ma una componente strutturale del discorso digitale.Secondo l’ultima Mappa dell’Intolleranza realizzata da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, oggi il problema non è solo quanto odio circola, ma come circola. Sempre più spesso si esprime in forma indiretta — attraverso ironia, allusioni e generalizzazioni — e proprio per questo diventa più difficile da riconoscere e da contrastare. Non sparisce: si normalizza, si integra nel linguaggio quotidiano, fino a diventare quasi invisibile.
In questo scenario, le donne restano la categoria più colpita, con il 37% dei contenuti negativi. Ma è un altro dato a rendere il fenomeno ancora più complesso: il 43% dei contenuti misogini è prodotto da account femminili. Non si tratta solo di numeri, ma di un segnale culturale profondo: il linguaggio dell’odio viene interiorizzato e riprodotto, fino a diventare parte delle dinamiche quotidiane di comunicazione. E non solo: questi contenuti tendono anche a diffondersi di più. I post ostili pubblicati da account femminili generano una capacità di circolazione superiore del 15% rispetto a quelli maschili. L’odio, quindi, non è solo presente: è amplificato, spesso da dinamiche che non sono immediatamente visibili.
Strumenti come la nuova app europea per la verifica dell’età, annunciata proprio in questi giorni, sono un importante tentativo di protezione e tutela soprattutto delle persone più giovani. Ma non sono sufficienti per agire alla radice di un problema che non è tecnologico, ma culturale.

Ciao Wired Italia, e grazie!

Il 16 aprile 2026, giornata di sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del CCNL, Condé Nast ha annunciato la chiusura di Wired Italia dopo diciassette anni di attività. La decisione è arrivata attraverso un memo interno del CEO Roger Lynch, che ha spiegato come l’edizione italiana non abbia tenuto il passo con la crescita registrata in altri mercati e rappresenti poco più dell’1% del fatturato complessivo del gruppo. Tra le motivazioni, la volontà di voler investire maggiormente nell’Intelligenza Artificiale.
Difficile ignorare il sottinteso di quanto sta succedendo, che segna il passaggio da una redazione che per anni ha raccontato la tecnologia e le sue trasformazioni per investire nuove risorse proprio in quelle tecnologie. È una fotografia molto chiara dei tempi che stiamo vivendo, a cavallo tra le infinite possibilità che l’innovazione ci apre e le scelte e le conseguenze che siamo chiamati ad affrontare per abbracciarle.
Ma al di là di questo, si chiude oggi una pagina importante del giornalismo italiano, che vogliamo salutare con le parole di Lorenzo Fantoni, una delle tante firme ospitate negli anni dalla testata: “Wired Italia non era Wired. Era una cosa diversa, e dirlo non suona come una critica. Era una redazione che aveva preso un marchio americano e col tempo ci aveva costruito dentro qualcosa di specificamente italiano. Una certa capacità di tenere insieme il racconto dell’innovazione con un po’ di sano scetticismo, senza scivolare nel tecno-entusiasmo né nel tecno-panico, tante opinioni personali, un tono leggero, ma non troppo.”
Una combinazione rarissima, che mancherà tantissimo a tutti e tutte noi.

Torna Parole a Scuola: save the date!

24 ottobre 2026, segna subito questa data in agenda!
A quasi un anno dalla scorsa edizione, Parole a Scuola torna a Milano con una nuova giornata di incontro e approfondimento dedicata a insegnanti, educatori, educatrici e genitori. L’iniziativa, realizzata insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Osservatorio Giovani dell’Istituto G. Toniolo, sarà una preziosa occasione per continuare a riflettere sul ruolo delle parole nei contesti educativi, questa volta da una prospettiva diversa – quella del dialogo tra generazioni.
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“Runner benvenuti, camminatori tollerati.”

Questo fine settimana si è tenuta la maratona di Boston, una delle competizioni più prestigiose e selettive al mondo, diventata nel tempo un vero e proprio simbolo per la comunità dei runner.
Alla vigilia dell’edizione 2026, Nike è finita al centro di una polemica per un cartello esposto nelle vetrine di uno dei suoi punti vendita cittadini che recitava: “Runner benvenuti. Camminatori tollerati”.
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Una frase probabilmente pensata per motivare chi corre, ma che è stata percepita da molte persone come poco inclusiva e che ha scatenato reazioni immediate sui social, portando il brand a scusarsi e rimuovere il cartello.
Colpisce, in particolare, il peso del contesto in cui tutto ciò è avvenuto. Storicamente, la maratona di Boston è stato uno spazio protagonista di importanti proteste contro l’esclusione delle donne dalle corse lunghe. Forse anche per questo le parole scelte da Nike non sono piaciute: nella cornice di un evento che ha già conosciuto l’esclusione, il confine tra motivare ed escludere è particolarmente delicato e non andrebbe mai perso di vista.

La povertà non ha solo un volto

In queste settimane sono emerse tre notizie che raccontano lo stato e gli effetti della povertà sui cittadini e le cittadine italiane di ogni età. La prima riguarda l’aumento dell’indigenza tra le famiglie. Secondo i dati dell’Osservatorio di Antoniano, le richieste d’aiuto alla rete solidale sono aumentate del 23% e sono sempre di più le famiglie che si vedono costrette a rinunciare al dentista o a rinviare la spesa settimanale. Non sono solo numeri: sono volti di persone che, fino a poco tempo fa, riuscivano ad arrivare a fine mese e ora si affacciano alla “nuova povertà”, che riguarda anche chi ha uno stipendio che però non è più sufficiente per vivere.
La seconda notizia è presentata da una recente analisi di Intrum che racconta di una GenZ che consuma molto, accumula facilmente debiti e spende le sue risorse seguendo lo stile di vita, poco sostenibile, che vede sui social. E così, il 45% delle persone più giovani non riesce a pagare le utenze in tempo, eppure continua ad alimentare il cosiddetto "subscription debt”: quelle piccole spese ricorrenti online, apparentemente invisibili, come abbonamenti a newsletter, servizi di streaming o memoria aggiuntiva sui propri dispositivi. Potrebbe sembrare superficialità nel gestire le finanze, ma questo comportamento è una risposta a quello che le giovani generazioni sentono: fatica a pensare al futuro, poche certezze e tanta precarietà. E allora, la consolazione arriva dal consumo immediato: l’unico modo per avere il controllo è spendendo tutto e subito, senza guardare in faccia a quello che potrebbe accadere domani.
La terza notizia riguarda invece la frattura enorme che sembra esserci tra quello che abbiamo adesso e quello che accadrà “dopo”. Non riguarda solo la GenZ e lo conferma Fondazione Agnelli Zero Sei, in un report sui sistemi educativi per l’infanzia in Italia ed Europa. Stiamo parlando del sistema di servizi all’infanzia ancora pericolosamente legati al reddito familiare, a svantaggio di figli e figlie di famiglie in situazioni socioeconomiche già penalizzate – proprio coloro che ne avrebbero più bisogno.
Lette insieme, queste tra fragilità raccontano di una spaccatura tra presente e futuro che attraversa le generazioni e che paradossalmente le tiene unite da un bisogno collettivo urgente: se non vogliamo che le crepe di oggi si trasformino in fragilità domani, dobbiamo rivedere il concetto di futuro e adattare i progetti presenti in funzione di questo. Perché pensare a quello che verrà non dovrebbe essere un lusso, ma una possibilità di tutti e tutte.
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
🪟 Le finestre sono cornici di sguardi diversi.
🏃‍♀️‍➡️ C’è una squadra come tutte le altre che però è diventata un modello da seguire.
⏩ Negli Stati Uniti Youtube si fa pagare di più.
🪻 L’anagrafe dei glicini di Milano è forse una delle cose più belle che vedrai oggi.

Appuntamenti

21 aprile
Ore 8:45 | Saremo a Norcia (PG) presso l’Istituto Battaglia-De Gasperi per parlare del Manifesto della comunicazione non ostile e di linguaggio inclusivo con gli studenti e le studentesse della scuola secondaria di II grado.
Ore 13:50 | Continua il percorso con l’International School of Trieste con gli studenti e le studentesse del gr.11, con cui in questo ultimo incontro affronteremo il tema della media literacy e dell’identità online.
22 aprile
Ore 8:00 | Continua il percorso con gli studenti della secondaria di I grado dell’IC Traversetolo dedicato al Manifesto della comunicazione non ostile. 
24 aprile
Ore 8:35 | Saremo di nuovo all’International School of Trieste per parlare di vita onlife e Manifesto della comunicazione non ostile con i ragazzi e le ragazze del gr. 6 e 8. 
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