Ho sempre pensato che le finestre fossero occhi: ti affacci e il mondo sembra stare lì, intero, davanti a te. Poi i miei figli, più di altri, mi hanno insegnato che la finestra non è la realtà, ma l’angolatura da cui la guardiamo.
Ogni finestra incornicia, decide cosa entra e cosa resta fuori. Basta spostarsi di poco per scoprire un paesaggio nuovo. Questo limite è naturale, perfino innocuo se stiamo ammirando un bosco. La regola cambia quando parliamo di una notizia. Quando ci affacciamo sul mondo attraverso uno smartphone, dimentichiamo che quel vetro non è trasparente: è un algoritmo. Qualcosa ha scelto l’inquadratura al posto nostro, costruendo una filter bubble che ci mostra ciò che ci rassicura e taglia fuori il dubbio, il dissenso, la complessità.
Eppure, ciò che davvero cambia quello che vediamo non è solo il filtro esterno, ma la vita di chi guarda.
Vengo da tre giorni di montagna: neve fresca, silenzio, vetri appannati dal caldo dentro. Ero con una persona che abita un tempo diverso dal mio, più consapevole. Abbiamo guardato dalla stessa finestra il bianco del paesaggio, scoprendo come due persone dietro lo stesso vetro possano attribuire significati diversi alla neve. Per entrambe era respiro; per me era anche pausa e futuro, per lei intensità e presente. La cornice era una. Lo sguardo no.
Perché dentro quel riquadro non ci sono solo una via o un cielo, ma si affollano i nostri sentimenti, il vissuto, le ferite, le attese. È un po’ come le parole: fatte di lettere comuni e suoni condivisi, eppure mai davvero uguali, perché si portano dietro la nostra storia. Una parola può farsi carezza o distanza, a seconda di chi la pronuncia e di chi la riceve.
Oggi scambiamo facilmente la finestra per il mondo, credendo che ciò che vediamo sia tutto ciò che esiste, mentre ne è solo una porzione. Forse il vero esercizio non è chiuderla, ma fare un passo di lato e provare a guardare con gli occhi dell’altro. Perché la realtà è sempre più grande della nostra cornice. E può bastare una neve guardata insieme per ricordarcelo.
Articolo a firma di Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili
uscito sul numero di marzo 2026 di VITA all'interno della rubrica "Bada a come parli".