E poi per la notizia spaventosa arrivata da Milano, dove
alcuni dipendenti ATM sono stati sospesi per aver condiviso e commentato in una chat immagini di donne riprese dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici. È difficile non cogliere la gravità della vicenda:
dispositivi pensati per garantire la sicurezza delle persone sono stati trasformati in strumenti di violenza, derisione e violazione ai danni di donne di tutte le età, che salivano su un tram convinte di essere tutelate per poi diventare oggetti di osservazione e intrattenimento.
Ancora una volta viene messo in discussione il diritto delle donne a essere riconosciute come persone e non come corpi a disposizione dello sguardo, del giudizio o del controllo maschile. Da un lato, attraverso il tentativo di svuotare di significato una parola che nomina un problema estremamente reale, dall’altro attraverso immagini sottratte, condivise e commentate senza consenso.
Sul caso ATM vogliamo condividere con te
un’interessante riflessione di Carolina Capria, che osserva come dietro questo e tanti altri episodi si celi un fenomeno più profondo che lega la costruzione di appartenenza e complicità maschili ai corpi delle donne. Riconoscere il
filo che lega lo sguardo che umilia, la parola che minimizza e la violenza che colpisce non è un esercizio accademico, ma un atto di responsabilità collettiva che riguarda tutti e tutte noi. Episodi come questi, infatti, non sono eccezioni ma il prodotto specifico della cultura che li rende possibili.
Tinder è morto, lunga vita a PowerPoint
E se ci fosse un modo più creativo, più concreto e più autentico per conoscere le nuove persone? La GenZ pensa di sì e infatti le dating app stanno perdendo sempre più terreno. Tra la swipe fatigue, lo sfinimento mentale ed emotivo causato dall’uso continuo di app di incontri, il ghosting e la sensazione che gli algoritmi non siano poi così capaci di capire quello che davvero stiamo cercando,
continua il trend iniziato già nel 2024, in base al quale le nuove generazioni stanno sperimentando nuovi modi per fare conoscenza.
Un esempio? Il
PowerPoint dating, ovvero presentare i propri amici e le proprie amiche single a persone sconosciute, durante una serata fuori, utilizzando presentazioni ironiche realizzate proprio per l’occasione. A voler guardare tutte le declinazioni del fenomeno, che includono anche i biglietti da visita e piccoli portfoli, si tratta di vere e proprie attività di “Friend Marketing”.
L'aspetto più interessante è il cambio di rotta: da un'attività per lo più solitaria, praticata attraverso lo schermo di un device, a un'esperienza collettiva in cui persone amiche partecipano, consigliano e introducono. Un segnale che va oltre il dating, perché affidare a chi ci conosce davvero il compito di presentarci al mondo è un modo per sottrarsi alla logica dell'ottimizzazione e rimettere al centro qualcosa che nessuna tecnologia può replicare: la fiducia.
La nostra percezione dell'IA sembra oscillare continuamente tra stupore e rifiuto e, nelle ultime settimane, le voci critiche stanno avendo la meglio: dalle proteste per l'impatto ambientale dei data center,
che pare stiano raccogliendo i primi risultati, alle questioni etiche e normative, fino a
dipendenti di grandi aziende come Google che ironizzano proprio sulle tecnologie che producono.
È innegabile: stiamo assistendo all’arrivo dei primi effetti collaterali legati all’utilizzo massiccio di IA.
Nel mondo della moda e del lusso, l'indigestione di immagini generate artificialmente ha riacceso un forte desiderio di autenticità nato da una domanda molto precisa: se chiunque può produrre un'immagine perfetta in pochi secondi, che valore rimane all'esclusività? La risposta di molti brand è stata quella di
tornare a valorizzare il lavoro umano e l'eccellenza artigianale, al punto che
specificare che una campagna è priva di contenuti e modifiche generati artificialmente è diventato il valore aggiunto. Una strategia di marketing, insomma, che consente di avvicinare anche il pubblico ormai diffidente
attraverso la restituzione di centralità al lavoro umano, all’arte e alla creatività. Tutto mentre
in Cina si sta sviluppando l'AI passing, una tecnica che punta invece a camuffare l'uso di queste tecnologie, rendendole indistinguibili dalle creazioni umane.
Questa doppia direzione
fa emergere un ulteriore interrogativo:
esiste forse un pregiudizio intrinseco che ci spinge a valutare negativamente l’IA a priori? Potrebbe essere, e lo dimostra molto bene l’esperimento fatto da Shl0ms, artista concettuale che ha pubblicato su X
un dettaglio di un quadro di Monet fingendo fosse realizzato con l’Intelligenza Artificiale.