Con sguardo cinico e particolarmente disilluso, Michele Rech apre
una riflessione sulle aspettative di una generazione cresciuta con l’idea di quella che sarebbe stata la traiettoria della vita e che poi, una volta adulta, deve ricalcolare il percorso. Perché,
come ha spiegato l’autore in una recente intervista a Cattelan, “
tutte quelle cose retoriche che si dicevano da più giovani sul valore dell’amicizia, della collettività, eccetera,
sono cose molto vere ma a volte non sufficienti a fare un lieto fine.”
Euphoria fa lo stesso, chiudendo dopo un salto temporale di cinque anni il racconto iniziato nel 2019.
Rue, Maddy, Jules, Cassie e Nate non sono più adolescenti, ma le fragilità che li accompagnavano sono ancora lì: le dipendenze, la difficoltà di costruire relazioni sane, la ricerca di un'identità in un mondo che chiede continuamente di performare.
Euphoria ha raccontato per anni una generazione cresciuta tra social e vulnerabilità sempre più visibili, che ha imparato a nominare il disagio ma continua a interrogarsi su come trasformarlo in benessere reale.
Senza trovare risposta.
Pur parlando a e di generazioni diverse, entrambe le serie raccontano una verità poco spettacolare ma molto reale: crescere non significa necessariamente “arrivare” da qualche parte. Significa invece imparare a convivere con l'incertezza, con i limiti e con le contraddizioni proprie e degli altri. E continuare, nonostante tutto, a cercare un modo per stare (possibilmente bene) al mondo.
Notteee prima degli esami 🎵
Ci sono momenti che restano impressi nella memoria come veri e propri riti di passaggio e gli esami di Maturità sono senza dubbio tra questi. Un traguardo cruciale che non riguarda solo i voti, ma segna il salto tra l’adolescenza e il mondo adulto. È un momento di scelte, cambiamenti e il coronamento di un percorso lungo cinque anni, con tutto ciò che si porta dietro: amicizie, relazioni, delusioni e prime volte. Ecco perché quando in radio parte Notte prima degli esami, ci rispecchiamo un po’ tutti e tutte nelle parole di Venditti, anche se la prova che abbiamo affrontato ha avuto forme diverse negli anni.
Il primo esame di Maturità ideato da Giovanni Gentile ben 103 anni fa prevedeva prove rigidissime su quattro materie con una commissione totalmente esterna.
Una struttura, molto diversa da quella odierna, che rispondeva all’obiettivo di valutare con attenzione chi sarebbe passato e chi no. Da allora l’esame è cambiato, sono cambiate le valutazioni e le composizioni delle commissioni d’esame, adattandosi a diversi contesti storici e sociali come la pandemia da COVID.
Ma una certezza è rimasta sempre: ogni anno studenti e studentesse hanno aspettato questo momento con ansia e emozione, a prescindere dalla tipologia di prova affrontata. Un mix inconfondibile che ha sperimentato chi ha affrontato la famigerata “terza prova”, chi ha scritto ed esposto tesine multidisciplinari e chi ha inaugurato il proprio esame orale con l’estrazione casuale di una busta.
Al centro dell’esame di quest’anno ci sarà il vissuto di studenti e studentesse, a partire dal colloquio orale aperto con una riflessione sul percorso scolastico e concluso con il racconto dell’esperienza di Formazione Scuola Lavoro.
Una modalità che valorizza non tanto la preparazione nozionistica quanto la maturazione critica e la capacità di riflessione di chi studia. È un cambiamento curioso,
che sembra stridere con la recente decisione di ridimensionare l’insegnamento della filosofia, tradizionalmente considerata come miglior maestra di pensiero critico.
Le strutture dell’esame cambiano e evolvono negli anni. Ieri come oggi però quello che conta davvero è ciò che questo momento ha significato e significa per generazioni di studenti: la chiusura di un percorso importantissimo per la crescita scolastica e personale e l’apertura di un nuovo capitolo che guarda al futuro, pieno di possibilità da esplorare.
Ai maturandi e alle maturande che ci leggono, se ci leggete, vogliamo dire una cosa: godetevi questo momento. In bocca al lupo!
Esiste, sul sito ufficiale della Casa Bianca, una pagina che si chiama Aliens. A una prima occhiata sembra dedicata agli UFO e alle teorie sugli extraterrestri; mentre si scorre, però, si scopre che gli "alieni" non sono creature provenienti da altri pianeti, ma
persone con una storia di migrazione. Il sito racconta infatti l'
immigrazione come una grande invasione nascosta all'opinione pubblica e resa possibile da una classe politica compiacente, mentre
Donald Trump viene presentato come l'unico leader disposto a denunciarla e contrastarla.