Strumenti musicali in una stanza illuminata: due chitarre acustiche, una elettrica, una tastiera, un basso e un microfono su un tavolino di legno

Musica

05/06/26

Ho sempre amato la musica. La ascolto, l’ho suonata, la canticchio spesso e la ballo raramente. Pochi concerti, tante note nelle cuffie. In auto cambia a seconda di chi sale con me: accorcia le distanze e racconta già qualcosa di noi. Con mia mamma vince Morandi, e Fatti mandare dalla mamma diventa il ricordo del primo incontro con papà. Con mia figlia arrivano gli Eugenio in Via Di Gioia, con l’energia e l’inquietudine di quell’età. È come se ogni persona portasse con sé una musica giusta: è bello immaginare quale sia, cercarla, riconoscerla, come un lessico emotivo da custodire.
Avrei già pronta quella per Giorgia Meloni e per molti leader internazionali. La cura di Battiato sarebbe perfetta: non come canzone sentimentale, ma come promemoria civile sull’attenzione alle fragilità, ai diritti, a chi resta ai margini o ha meno voce.
La musica ci aiuta a intuire l’altro e a dire ciò che non sempre troviamo a parole. Ogni canzone, quando incontra qualcuno, smette di essere melodia e diventa racconto. Alle volte responsabilità.
Ma la cosa più importante che ho capito, nel tempo, è che la musica non è solo ciò che ascoltiamo, ma lo sguardo con cui attraversiamo la vita. È armonia. È la capacità di riconoscere un accordo anche dentro le note basse.
Lo racconta bene Giovanni Allevi, tornato al pianoforte dopo la malattia con una fragilità diventata forza: «Tutto ciò che desidero è celebrare la bellezza e il miracolo della vita». Forse la musica è davvero questo: sedersi davanti alla propria tastiera anche quando le dita tremano, e trasformare ciò che abbiamo vissuto in una celebrazione. Insieme.

Articolo a firma di Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili, uscito sul numero di maggio 2026 di VITA all'interno della rubrica "Bada a come parli".
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L'autrice > Rosy Russo