Una narrazione dell'underdog che parte dalle origini popolari di San Basilio, passa per la sconfitta a Sanremo 2019 trasformata in atto fondativo contro l'establishment e arriva a Tor Vergata, dove un'intera generazione che si sente esclusa dalle élite si prende il suo spazio. Centinaia di migliaia di persone che si riconoscono in qualcuno che dice loro: ti vedo, e so come ci si sente. È esattamente questo che manca nel dibattito pubblico sui NEET. Prima di parlare di politiche attive del lavoro, curricula e reinserimento, c'è qualcosa di più urgente: costruire una rete di cura che impedisca alla fragilità di diventare solitudine permanente. In Italia 700mila giovani convivono con un problema di salute mentale: per chi si trova nei livelli più gravi di esclusione, smettere di cercare lavoro non è pigrizia, ma il risultato di una lenta corrosione di motivazione, fiducia e senso di appartenenza.
Allora forse il riconoscimento, l’inclusione e l’assenza di giudizio che Ultimo offre ai suoi fan è esattamente quello che le istituzioni dovrebbero imparare a dare a chi, a causa di un momento di difficoltà, si trova davvero in fondo e ha bisogno di una mano tesa per iniziare a risalire.
Tre domande a… Andrea Margiacchi
Spesso ci accorgiamo delle difficoltà di ragazzi e ragazze solo quando fanno rumore, dimenticando che le tensioni più profonde a volte si manifestano nel silenzio. Riconoscere i segnali della rabbia, della tristezza o del conflitto interiore richiede uno sguardo capace di andare oltre l’apparenza e comprendere che lo scontro non è una minaccia, ma l’altra faccia della medaglia dello stare in relazione. Per capire meglio come mettere in pratica questo atto di cura abbiamo fatto tre domande a Andrea Margiacchi, educatore di Rondine Cittadella della Pace: questa è la prima, le altre sono online.
Andrea, tu lavori ogni giorno con giovani che arrivano da zone di conflitto armato. Cosa portano dentro ragazzi e ragazze che hanno alle spalle una rabbia così estrema?
Sono giovani che arrivano e provano rabbia, ed è difficile dar loro torto: sono arrabbiati, impauriti, provano tristezza, delusione e frustrazione. Il nostro compito a Rondine è offrire un "luogo terzo", uno spazio neutro tra la coppia. La figura adulta è quel “terzo" tra coppie di nemici. In che senso coppie di nemici? Sono persone che concretamente starebbero l'una da una parte e l'altra dall'altra parte del fronte. La storia gli ha dato l'etichetta di nemici. Ma noi non nasciamo nemici, nasciamo persone.
L'odio, la violenza e il bene nascono all'interno di una relazione che genera o degenera. Nessun processo educativo o di pace può prescindere dall'umanità stessa, che è fatta di emozioni e pensieri. Il viaggio più lungo della vita non è quello per il mondo, ma probabilmente quei 20 centimetri che separano la testa dal cuore. Arrivano arrabbiati, sì, ma arrivano umani. Forse, attraverso questa rabbia, i ragazzi e le ragazze che scelgono questo percorso difficile dimostrano di non voler rimanere indifferenti e di voler entrare dentro un'umanità nuova.