Accanto a questa dimensione più intima, però, emerge anche una vena di critica sociale. Nayt, ad esempio, mette al centro il potere dei like (ti ricordi di quando abbiamo detto che
ogni pollice in su è una presa di posizione?) e la misura digitale del valore personale, raccontando una generazione che si confronta con l’approvazione continua e con l’ansia da visibilità. Dargen D’Amico, invece, inserisce una riflessione sui limiti della tecnologia, ricordando che non tutto può essere delegato all’intelligenza artificiale e che l’esperienza umana rimane insostituibile. E poi c’è Ermal Meta, che affronta esplicitamente il tema di Gaza e trasforma una ninna nanna in un lamento per una bambina palestinese uccisa sotto le bombe.
Le parole del Festival ci restituiscono, insomma, l’immagine di un presente segnato da fragilità, precarietà, guerre e cambiamenti tecnologici con cui ci troviamo spesso a confrontarci senza gli strumenti adatti; uno specchio linguistico che riflette le nostre preoccupazioni, i nostri desideri e i nostri bisogni.
Hai mai fatto caso a quante sono le donne di Sanremo? Cantanti in gara, vincitrici, co-conduttrici, direttrici d’orchestra… i numeri che raccontano la presenza femminile alla kermesse più attesa dell’anno raccontano un quadro complesso. E non proprio bellissimo.
Proprio di questo ha scritto
Federica Pezzoni, che da qualche anno studia il gender gap all’interno dell’industria della musica,
nell’ultimo numero di Ti spiego il dato,
la newsletter di Donata Columbro. I numeri sono significativi: dei 30 performers che si alterneranno da domani sera sul palco del Festival, abbiamo 8 donne e 18 uomini solisti, 3 partecipazioni miste e la prima band interamente femminile che abbia mai partecipato alla competizione. In totale,
23 uomini e 14 donne, che portano la presenza femminile intorno al 38%, superiore alla media dell’ultimo decennio (circa 25%), ma ancora lontana dall’equilibrio. La situazione non migliora se si osserva l’autorialità.
“I dati legati alle presenze sul palco sono solo la punta dell’iceberg di una struttura in cui le donne sono praticamente assenti”, osserva Pezzoni. “Se andiamo a vedere chi ha scritto le canzoni in gara i numeri si abbassano drasticamente”. Abbiamo cercato: su un totale di 118 persone che hanno lavorato alla scrittura e alla composizione dei 30 brani in gara, 103 sono uomini. Solo 15 donne.
Ci avevi mai fatto caso?
Il peso delle aspettative
Le Olimpiadi sono una celebrazione straordinaria di talento, dedizione e impegno, ma davanti allo spettacolo dello sport è fin troppo facile dimenticare che molti dei protagonisti e delle protagoniste spesso sono giovanissimi. E che quando si è così giovani, il confine tra pressione e sovraccarico può diventare estremamente sottile.
Ilia Malinin, unico pattinatore al mondo capace di eseguire un quadruplo axel, è arrivato ai Giochi sotto il peso di aspettative enormi. Dopo aver contribuito all’oro degli Stati Uniti nella gara a squadre, però, nel concorso individuale è caduto due volte, chiudendo in ottava posizione. Nei giorni successivi
alcuni video pubblicati e poi rimossi dai suoi profili social, dal tono molto emotivo, hanno riacceso il dibattito sul peso psicologico dello sport d’élite e sulla difficoltà di sentirsi “abbastanza”, anche quando si è considerati tra i migliori al mondo.