Foto di due pinguini su fondo bianco di neve

Dove vivono i pinguini?

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26/01/26

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Ciao!
Se ultimamente ti svegli ogni giorno con la sensazione di non sapere più cosa aspettarti; se ascoltare le notizie dal mondo ti dà le vertigini; se gli scenari raccontati al TG sembrano fare a gara di assurdità… vogliamo rassicurarti. Siamo nella stessa barca.
E allora, visto che almeno abbiamo la fortuna di navigarli insieme, questi giorni, afferriamo i remi e proviamo a tagliare le correnti e i mulinelli che potrebbero farci perdere la direzione. Il faro che ti invitiamo a seguire, come sempre, è quello delle parole. Quelle di cui sono fatte le notizie, i comizi, le leggi, e che possono essere utilizzate per chiudere confini o aprirli, assumersi responsabilità o spostarle, rendere accettabile o inaccettabile la realtà.
In questo numero del Megafono Giallo proviamo allora a fare una cosa semplice e necessaria: guardare da vicino come le persone dotate di potere – politico, istituzionale, mediatico – usino il linguaggio per orientare lo sguardo di chi le ascolta, o le legge, sul mondo. Perché il punto non è solo cosa succede. È chi lo racconta. E con quali parole.

Il potere di chiamare le cose

Si è parlato moltissimo del discorso del primo ministro canadese a Davos. Nel suo intervento, Carney non solo ha descritto il declino "dell’ordine internazionale basato sulle regole” ma ha anche invitato le “potenze medie” come il Canada a cooperare sulla base di valori e interessi condivisi, per costruire insieme risposte più resilienti alle sfide globali. Ordine, valori, cooperazione: Carney non ha fatto solo un discorso, ha rimesso mano al significato di parole date troppo per scontate.
È un’idea che ci ricorda Netily, la parola che abbiamo coniato per dire “la famiglia che ti scegli”, quella rete di legami costruiti su affinità, responsabilità e visioni comuni. Anche nella politica, come nella vita, il futuro non regge sulle gerarchie, ma sulle relazioni che scegliamo di coltivare. E sulle parole che usiamo per immaginarle.
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Un’esortazione, quello di Carney, che Donald Trump non ha gradito affatto, tanto che ha ritirato l’invito al Canada a unirsi al nuovo Board of Peace annunciato dalla sua amministrazione: un nuovo “consiglio dei leader” presieduto dallo stesso presidente USA, e che dimostra come parole come “pace”, “governo” e “ricostruzione” non siano mai neutre ma etichette elastiche, capaci di legittimare assetti di potere, decisioni unilaterali, condizioni economiche pesanti, tutto sotto una patina semantica rassicurante.
Chiamare “pace” un’operazione geopolitica non la rende automaticamente giusta; chiamare “ricostruzione” un intervento non lo rende automaticamente equo; chiamare “governance” un sistema non lo rende automaticamente democratico. È qui che il linguaggio smette di descrivere la realtà e comincia a costruirla, spesso a vantaggio di chi decide quali parole usare e quando.
E poi c’è il livello ancora successivo: quello in cui il linguaggio smette del tutto di rispondere ai fatti. I 72 minuti di Trump a Davos sono stati una sequenza di errori, dati inesatti, minacce agli alleati e insulti pubblici. Chiamare la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio”, dire che “praticamente non c’è inflazione” non sono scivoloni, ma atti linguistici di potere che spostano l’asticella di ciò che consideriamo normale nel discorso pubblico.
Atti linguistici di potere, come mettere in dubbio la sovranità danese della Groenlandia per “mancanza di documenti scritti” che la attestino, come ha detto ancora Trump. Anche perché i documenti, come spiega David Puente in questo articolo, esistono eccome. Ma ancora, quella del presidente USA non è solo una gaffe storica, è un uso del linguaggio che prova a rendere negoziabile la realtà. E quando chi ha potere fa questo senza conseguenze, il problema non è l’errore. È l’idea che i fatti possano diventare opzionali.
Come nell’immagine generata dall’AI e recentemente postata sui social dalla Casa Bianca, e che mostra Donald Trump camminare in Groenlandia accanto a un pinguino. Il risultato ha scatenato meme e ironie: i pinguini non vivono nell’Artico, ma nell’emisfero australe.
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Consenso, censura, educazione: il lavoro delle parole

L'amministrazione statunitense ha deciso di vietare l’ingresso negli USA a diverse figure europee impegnate contro l’hate speech e la disinformazione online, accusandole di esercitare una “censura extraterritoriale” sulle piattaforme americane. Tra queste ricercatori, attivisti per i diritti digitali e leader di organizzazioni come HateAid, una ONG tedesca che aiuta chi subisce violenza e odio sui social. Se ti va di approfondire l’attualissimo (ahinoi!) tema della violenza digitale, trovi un articolo dedicato sul nostro sito.
Secondo una nuova indagine realizzata da Salesiani per il sociale, la Gen Z italiana oggi è lucida sul mondo, ma si sente vulnerabile e sotto pressione, con aspettative di futuro positive sul lavoro ma poca fiducia nelle guide adulte e con un bisogno crescente di supporto emotivo e relazionale. Solo metà dei giovani ritiene che famiglia, insegnanti o educatori siano un aiuto concreto nelle loro scelte. Come ha detto Rosy Russo nell’incontro di apertura del festival Parole a Scuola, i ragazzi e le ragazze hanno il potenziale per scrivere delle storie bellissime, ma anche la matita più robusta può spezzarsi: il compito degli adulti è quello di far loro da temperamatite.
Nella riformulazione del ddl sulla violenza sessuale c’è un dettaglio che non è affatto un dettaglio: dal testo sparisce il “consenso libero e attuale” e al suo posto compaiono parole come “dissenso” e “volontà contraria”. Sembra una sfumatura tecnica, ma cambia tutto. Consenso parla di una scelta, di un sì che deve esserci; dissenso sposta l’attenzione su un no che deve essere dimostrato. È un cambio di linguaggio che cambia anche la storia che raccontiamo sulla violenza. E quando le parole delle leggi si muovono così, non stanno solo descrivendo il mondo: stanno dicendo che tipo di mondo scegliamo di accettare.
L’ultima Relazione AGCOM sull’alfabetizzazione mediatica e digitale smonta una narrazione comoda: quella secondo cui online tutto dipenderebbe dall’età. Le persone più giovani sono iper-esposte ai contenuti senza essere automaticamente più attrezzate per interpretarli; le persone adulte e anziane sono meno presenti, ma spesso più vulnerabili a disinformazione e manipolazioni. Non è una guerra tra generazioni: è disuguaglianza educativa mascherata da differenza anagrafica. Se vuoi approfondire il tema delle differenze intergenerazionali, ne parliamo più approfonditamente in un articolo sul nostro sito.
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
🗑️ Youtube 🤝 contenuti AI di bassa qualità. Perché? Fanno guadagnare tantissimo.
📺 In Kamchatka non ha nevicato così come abbiamo visto sul TG1.
🛍️ Brunello Cucinelli ha lanciato Callimacus, l’e-commerce basato su quella che chiama “umana intelligenza artificiale”.
💍 Usano ChatGpt per le promesse nuziali, il tribunale lo scopre e annulla il matrimonio.
🎢 Esiste un’app dove puoi condividere esclusivamente i tuoi stati d’animo: si chiama Ambys.
☎️ Sono arrivati i telefoni pubblici per chiamare persone con visioni politiche opposte alle proprie. Succede in Texas e a San Francisco.

Segnalazioni belle

Il 23 gennaio la Torcia Olimpica di Milano Cortina 2026 ha attraversato Trieste, facendo tappa in Piazza Unità d’Italia. Tra i tedofori scelti da Coca-Cola, Presenting Partner del Viaggio della Fiamma Olimpica dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, c’è stata anche Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili. 
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Appuntamenti

27 gennaio
Ore 14:00 |
Inizio del percorso formativo con Fisia Italimpianti con un incontro online dedicato al Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva, guidato da Barbara Laura Alaimo. Un primo momento di sensibilizzazione per riflettere sul valore delle parole nelle relazioni professionali e costruire una base condivisa di linguaggio e attenzione comunicativa all’interno dell’azienda.
28 gennaio
Ore 9:00 |
Saremo in presenza con gli operatori e le operatrici dei servizi di salute mentale di ASUGI – Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina per una giornata formativa guidata da Rosy Russo. L’incontro sarà dedicato al passaggio dal Manifesto alla pratica, con un approfondimento sui principi di Parola, Ascolto, Riconoscimento ed Empatia come strumenti fondamentali per migliorare la comunicazione, prevenire conflitti e rafforzare la qualità delle relazioni nei contesti di cura e di fragilità
29 e 30 gennaio
Ore 9:00 |
Saremo in presenza grazie alla collaborazione con la Diocesi di Foligno per due giornate formative dedicate a docenti e studenti del territorio. Gli incontri approfondiranno i temi del digitale e della comunicazione consapevole attraverso i principi del Manifesto della comunicazione non ostile, con spunti, esempi e attività pratiche per lavorare in classe sulle dinamiche relazionali e sull’uso responsabile delle parole, online e offline. In occasione del percorso, l’Istituto Tecnico Tecnologico “Leonardo Da Vinci” di Foligno e l’Istituto Comprensivo di Spello sottoscriveranno il Manifesto.
31 gennaio 2026
Ore 9:45
| Saremo a Milano, presso l’Istituto dei Ciechi, per partecipare all’incontro promosso dall’Arcidiocesi di Milano “Disarmare le parole nell’era dei social”. Durante la mattinata si rifletterà su come le parole possano contribuire a costruire o disinnescare conflitti, tra deontologia professionale, logiche di mercato e responsabilità personali. Rosy Russo interverrà nel dialogo con giornalisti e comunicatori, in un confronto aperto sul ruolo dell’informazione come servizio alla pace e alla qualità della convivenza civile.
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