Nel suo Di cosa parlano i libri per bambini Giorgia Grilli osserva che molti libri per l’infanzia nascono dal desiderio adulto di spiegare, correggere, rassicurare. I tuoi libri sembrano invece interessati ad allargare il numero delle possibilità. Che cosa può nascere da una storia che non insegna ad adeguarsi, ma a immaginarsi?
Penso che la differenza più importante sia il modo in cui ci si rivolge a chi legge. Una storia che vuole insegnare ha già deciso cosa il bambino deve capire: il finale è scritto prima dell'inizio. Una storia che vuole allargare le possibilità, invece, parte dal presupposto che chi legge sia un'intelligenza con cui lavorare, non un problema da gestire.
Quando ho scritto Storie spaziali per maschi del futuro, la tentazione sarebbe stata quella di spiegare ai bambini come dovrebbero essere - meno aggressivi, più gentili, più rispettosi. È il riflesso adulto di fronte ai maschi in questo momento storico: correggerli. Ma un bambino che riceve la correzione come prima cosa impara una sola lezione, ed è che c'è qualcosa di sbagliato in lui. Ho preferito raccontargli storie di esplorazione, di amicizia, di coraggio che non passa dalla violenza, e lasciare che fosse lui a riconoscersi dentro quelle possibilità. L'energia che nei maschi viene letta come problema - la spinta, l'intensità, il bisogno di mettersi alla prova - non va repressa, va simbolizzata. Le storie servono a quello: a dare forma a ciò che altrimenti esplode o si chiude.
Una bambina o un bambino che riesce a immaginarsi diversamente da come viene visto sopporta meglio il presente, perché sa che non è tutto quello che c'è.
Come si costruisce l'ascolto con bambini e bambine, ragazze e ragazzi? Ne abbiamo parlato con Nora Orsi. Leggi l'intervista!