Certo, qui sul nostro pianeta ci sarebbe difficile rendere omaggio a una persona cara dando il suo nome a un cratere lunare,
come ha fatto il comandante Reid Wiseman in onore di sua moglie Carroll, recentemente scomparsa, ma
l’emozione di quel momento e di quel gesto l’abbiamo sentita tutta, in ogni angolo del globo.
L’insieme di questi piccoli dettagli, alcuni apparentemente marginali, ha contribuito a costruire un
racconto inedito e condiviso.
Per la prima volta, grazie al complesso ecosistema digitale e mediatico in cui siamo immersi,
una missione spaziale non è stata solo osservata, ma anche partecipata e raccontata in tempo reale da chi era bordo, dai canali ufficiali e istituzionali e da milioni di persone in tutto il mondo. E forse è proprio questo che colpisce più di tutto. La consapevolezza,
raccontata molto bene dagli astronauti Victor Glover e
Christina Koch, che guardando la Terra da lassù non è poi così difficile riconoscerla come
una piccola astronave che ospita tutti e tutte noi.
Amaze, amaze, amaze! viene da dire, citando il Controllo Missione NASA e Rocky, il protagonista alieno del viralissimo (e consigliatissimo, anche dal team di Parole O_Stili!) ultimo film di Ryan Gosling,
L’ultima missione - Project Hail Mary. Non solo per la distanza percorsa, ma per quella, simbolica, che per un attimo è sembrata accorciarsi tra chi era lassù e chi è rimasto quaggiù, ricordandoci quello che l’umanità realmente è:
un unico equipaggio in viaggio tra i misteri dell’universo.
Cosa ne sarà di Instagram
In questi giorni Meta sta testando un nuovo abbonamento Instagram che, per pochi euro al mese, potrebbe rivoluzionarne l’utilizzo.
Instagram Plus è un pacchetto con funzionalità inedite incentrate sulle Stories: durata estesa, ricerca avanzata tra le views e like speciali
sono solo alcune delle novità per chi si abbona.
Ma la funzione che ha attirato di più l’attenzione è quella che permette di visualizzare le storie in modalità anonima, e stimola importanti riflessioni sull’uso che facciamo di questi strumenti. Infatti, quando accettiamo di pagare per “spiare” contenuti di altre persone senza lasciare traccia, non stiamo più solo curiosando tra quello che gli utenti condividono, ma scegliendo attivamente il significato che vogliamo dare alla privacy.
Parallelamente,
Meta ha introdotto nuove limitazioni per gli account di proprietà di persone minorenni con l’intento di tutelarle da contenuti e linguaggi espliciti. Dopo una fase di test in un numero limitato di Paesi, le nuove impostazioni “13+” sono ora operative in tutto il mondo, dove la spinta in direzione di politiche di divieto ai più giovani continua a rimanere protagonista.
L’ultimo paese ad adottare una legislazione di questo tipo, che sarà effettiva a partire dal 2027, è la Grecia.
Come sempre, insomma, gli spazi digitali si dimostrano in continua evoluzione. L'ideale sarebbe però che assieme a essi evolvesse anche il concetto di responsabilità. Le azioni a tutela dei minori da parte delle piattaforme rischiano infatti di risultare completamente inutili, se l'accesso rimane possibile grazie alla facilitazione dei genitori. Lo dice molto bene, con una punta di provocazione, Matteo Flora:
nessuna misura tecnologica può essere davvero efficace se viene aggirata da chi, per primo, dovrebbe accompagnare i più giovani nell’uso degli strumenti digitali.
Navigare – e far navigare – questi spazi con consapevolezza diventa fondamentale per renderli luoghi di relazione, confronto e crescita.
Perché è importante abitare le emozioni
Sempre più spesso si parla delle nuove generazioni come di generazioni fragili. Una definizione che semplifica molto, è vero, ma che si sforza di intercettare una fatica reale e sempre più diffusa: quella di stare dentro a ciò che proviamo.
Da una parte, la Gen Z si sente schiacciata e riflette molto, forse troppo, tanto che
a suon di overthinking e overwhelming arriva quasi al punto di non sapere più improvvisare, sbagliare e persino giocare. Dall’altra, le cronache riportano episodi terribili di cui sono protagoniste persone giovanissime,
come i due di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, e che possiamo leggere anche attraverso nuove categorie di violenza. Tra queste, il
Nihilistic Violent Extremism,
una forma di estremismo che non nasce da un’ideologia ma da un senso di vuoto, isolamento e perdita di significato.
Sono fenomeni molto diversi, ma tengono insieme una stessa domanda: cosa accade quando le emozioni non trovano spazio, forma o parole per essere comprese? Quando l’analisi diventa paralisi, o quando il disagio non riconosciuto si trasforma in rabbia e distruzione? Rispondere a queste domande è una sfida che riguarda tutti e tutte: imparare a riconoscere, nominare e attraversare ciò che sentiamo, senza ridurlo a qualcosa da controllare o da evitare, consapevoli che se le emozioni non trovano spazio per essere accolte trovano comunque un modo per emergere e manifestarsi.
Proprio da questa consapevolezza è nato “
Sintonizziamoci. Emozioni ad alto volume per educare al rispetto”, il ciclo di webinar gratuiti organizzati in collaborazione da
Parole O_Stili,
MiAssumo, l’
Istituto G. Toniolo e la
Fondazione Pordenonelegge.
Le registrazioni dei primi due incontri sono disponibili sulla piattaforma di MiAssumo, mentre il prossimo si terrà
venerdì 15 aprile alle 18:00. L'iscrizione è gratuita ma obbligatoria!