Il diritto di scegliere, il dovere di capire | Parole O_Stili
Facciata di un edificio in mattoni divisa esattamente a metà da un netto taglio verticale di luce e ombra. Un gioco di contrasti su finestre e balconi.

Il diritto di scegliere, il dovere di capire

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16/03/26

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Ciao!
Mancano pochissimi giorni a un appuntamento che potrebbe cambiare il volto delle nostre istituzioni. Domenica 22 e lunedì 23 marzo potremo votare per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Non è solo una questione di tecnicismi legali: è un importante momento di partecipazione che sta entrando nel vivo proprio in queste ore.
Dopo una fase iniziale più prudente, e a fronte di una rimonta nei sondaggi del "No", il governo ha scelto di esporsi con forza: interviste, eventi e massicci spazi pubblicitari. A far discutere è stato soprattutto il video pubblicato sui social dalla presidente del Consiglio per invitare al voto per il "Sì". Un cambio di passo netto nella comunicazione politica, che ha cercato di farsi "pop" utilizzando persino Per sempre sì, il brano vincitore di Sanremo, durante i comizi. Una scelta che ha sollevato polemiche, con l'artista Sal Da Vinci che ha dovuto chiarire di non aver mai autorizzato l’uso politico del brano, invitando a non confondere il messaggio di una canzone con la propaganda.
Ma il tentativo di intercettare l’attenzione si sta giocando ovunque, soprattutto online. Se la politica tradizionale fatica a riempire le piazze, la sfida si è spostata sui social e ha preso forme diverse.
Il fronte del Sì ha provato a rivolgersi ai più giovani con Cittadino Zero, un influencer virtuale creato con l’IA per spiegare la riforma con linguaggi vicini al mondo digitale. Il fronte del No, invece, ha scelto la strada della divulgazione affidandosi a voci molto riconoscibili come Alessandro Barbero, Pif e agli Oblivion, capaci di trasformare un tema costituzionale in contenuti condivisibili, ironici e immediati.
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In mezzo, non sono mancati passaggi più incerti: dal video poi ritirato che utilizzava immagini del curling per raccontare la riforma come una forma di “pulizia” del sistema giudiziario, fino alle playlist pubblicate su Spotify dai comitati, costruite mettendo in fila canzoni che nel titolo contengono “Sì” o “No”.
Il confronto, insomma, è acceso. Se confermata, la riforma modificherà sette articoli della nostra Costituzione, toccando l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della Magistratura. È fondamentale leggere oltre gli slogan, i meme e i contenuti per capire cosa propone davvero il testo e decidere in modo consapevole.
Certo, il sistema giustizia ha bisogno di cure urgenti per porre rimedio alla mancanza di personale, risorse e strutture dignitose. Ma il dubbio resta: serve davvero cambiare la Carta e creare nuovi organi di controllo (che richiederanno altri costi e burocrazia) per risolvere problemi che sono, prima di tutto, strutturali e organizzativi? Il rischio è che questa riforma finisca per complicare la situazione attuale.
Al di là di quale casella sceglierai di barrare, c’è un valore che ci sta a cuore: il voto è un diritto che vive davvero solo quando scegliamo di esercitarlo. Partecipare non è solo un esercizio democratico, è l’unico modo che abbiamo per dire la nostra sul futuro del Paese e non lasciare che altri decidano per noi.
Prendiamoci questo fine settimana per riflettere, leggere e, finalmente, far sentire la nostra voce.
Ci vediamo alle urne!

Birre e trecce

Esiste un progetto, nel Regno Unito, che nasce per offrire ai papà uno spazio di confronto su genitorialità, identità maschile e cura. Da tempo lavora per raccontare una paternità più coinvolta nel quotidiano e meno legata agli stereotipi tradizionali – e già qui, ci piace tantissimo. Si chiama The Secret Life of Dads e prova a rendere visibili esperienze spesso poco raccontate dal punto di vista maschile, come il rapporto con i figli, il carico emotivo della crescita, la condivisione delle responsabilità educative e i piccoli gesti che costruiscono presenza.
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Lo fanno, ad esempio, organizzando eventi come Pints & Ponytails: aA Londra, sopra il Lucky Saint Pub, decine di papà si sono ritrovati attorno a tavoli con teste-manichino, elastici e spazzole, guidati dalle formatrici di Braid Maidens per imparare a intrecciare e acconciare i capelli delle figlie. Tra una birra, qualche tentativo maldestro e esperienze condivise, l’atmosfera informale ha reso semplice ciò che spesso viene ancora percepito come insolito: apprendere una competenza di cura quotidiana senza sentirsi fuori posto, ricordando che la cura si impara, si condivide e si può anche allenare, decostruendo stereotipi e luoghi comuni insieme. Una treccia e un elastico alla volta!

Sintonizziamoci: ecco il programma!

La settimana scorsa te lo abbiamo anticipato, oggi invece scendiamo finalmente nel dettaglio del programma di Sintonizziamoci. Emozioni ad alto volume per educare al rispetto, un ciclo di quattro webinar gratuiti organizzati da Parole O_stili, MiAssumo, l’Istituto G. Toniolo e la Fondazione Pordenonelegge.
Dal 1 al 29 aprile, i webinar accompagneranno docenti, educatori ed educatrici in un percorso di scoperta di quattro dimensioni fondamentali della vita in classe: cura, rabbia, differenza e rispetto. Questo il programma degli incontri, che si svolgeranno online sulla piattaforma MiAssumo.
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Allenare la cura

1 aprile | ore 18:00
Un incontro dedicato al valore della cura nella scuola come pratica quotidiana: ascolto, attenzione e responsabilità educativa come strumenti concreti per abitare la relazione in classe.
Con Eleonora Orsi, docente e scrittrice, e Elisabetta Musi, docente di Pedagogia generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Modera Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili.

Abitare la rabbia

10 aprile | ore 18:00
La rabbia sarà letta come emozione da comprendere e attraversare, per riconoscere nel conflitto una possibilità educativa e non solo un ostacolo.
Con Andrea Margiacchi, educatore di Rondine Cittadella della Pace, e Valentina Tollardo, psicologa, psicoterapeuta e vicepresidente di Associazione Alice ETS. Modera Silvia Piaggi.

Incontrare la differenza

15 aprile | ore 18:00
Un confronto sul valore delle storie, delle relazioni e degli strumenti culturali che aiutano a riconoscere la differenza senza trasformarla in distanza.
Con Matteo Bussola, scrittore e autore radiofonico, e Marta Lamanuzzi, docente e ricercatrice di Diritto penale e Criminologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Modera Valentina Gasparet.

Coltivare il rispetto

29 aprile | ore 18:00
Un dialogo dedicato alle relazioni sane, alla responsabilità reciproca e al rispetto come primo passo concreto per prevenire la violenza.
Con Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, e Cristina Pasqualini, sociologa e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Modera Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili.
La partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi.
Puoi farlo direttamente su MiAssumo tramite SPID, e scegliere se seguire un singolo appuntamento oppure partecipare all’intero ciclo.

Quando le mimose appassiscono

Passato l’8 marzo, le campagne e le iniziative, rimangono le notizie. E non sono tutte buone, quindi forse è da qui che è necessario ripartire per capire davvero quanto il tema dei diritti delle donne sia sempre estremamente caldo e sensibile. Te ne raccontiamo tre:

1. La nuova indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica sui centri antiviolenza racconta che, nel 2024, i 409 CAV attivi in Italia hanno seguito oltre 61 mila donne, spesso arrivate dopo anni di violenze fisiche, psicologiche, minacce o stalking. In molti casi accanto a loro ci sono anche figli e figlie, testimoni o vittime dirette della violenza, ma quello che colpisce è soprattutto un dato: solo il 18,7% riesce ad ottenere in tempi rapidi una misura di protezione entro sette giorni.
2. A Conegliano, una sentenza ha riportato l’attenzione su una vicenda di discriminazione avvenuta in ambito lavorativo. Protagonista, una manager licenziata durante la gravidanza, dopo esser stata invitata più volte a servire il caffè durante le riunioni in quanto donna. Il tribunale ha riconosciuto la discriminazione di genere, disposto il reintegro e stabilito un risarcimento economico, ma il caso resta significativo anche perché non è isolato: secondo l’INAIL, oltre il 60% delle segnalazioni di disagio lavorativo arrivano da donne. Il 64% dichiara di aver subito micro-aggressioni o comportamenti sessisti sul luogo di lavoro e il 37% racconta di aver vissuto un conseguente burnout.
3. Quando si parla di lavoro e cura, sono ancora molto spesso le donne a fermarsi. A Milano un progetto promosso dal Comune prova ad affrontare proprio questo nodo e ad accompagnare nel rientro professionale donne che hanno lasciato il lavoro per occuparsi di figli o familiari. Oltre 500 candidature hanno portato alla selezione di 30 partecipanti, coinvolte in un percorso di formazione, mentoring e orientamento costruito insieme a diverse aziende. Una goccia nell’oceano, però, se si considera che in Italia, secondo il Global Gender Gap Report del 2025 del World Economic Forum, il tasso di occupazione femminile è inferiore al 53%.
Tre storie diverse, arrivate negli stessi giorni, che continuano a ricordare quanto parlare di diritti significhi ancora parlare di protezione, lavoro, libertà e possibilità reale di scegliere. Anche dopo che le mimose sono appassite.
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
🎬 L’inglese non è più così parlato nei film candidati agli Oscar.
✅ Nel Regno Unito è obbligatorio dichiarare se un libro è stato scritto da una persona o con l’IA.
🧸 Punch non è l’unico cucciolo ad aver bisogno di un peluche di supporto emotivo.
💬 Se pensi che i dialetti in Italia siano scomparsi, potresti ricrederti.

Segnalazioni belle

Siamo al lavoro sulla nuova edizione di Parole a Scuola (yay!), l’evento dedicato al mondo dell’educazione organizzato insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Istituto G. Toniolo. A ottobre abbiamo navigato insieme alcuni dei grandi interrogativi che attraversano le aule di tutta Italia, ma per il prossimo appuntamento vorremmo partire da quello che è importante per te, per costruire un programma che sappia raccontare la scuola del futuro con le parole di chi la vive davvero.
Il nuovo spot della Fondazione Giulia Cecchettin, presentato durante l’ultima edizione del Festival di Sanremo, è un invito a riflettere sui comportamenti che normalizzano la violenza di genere. Tra battute e frasi apparentemente innocue, ci mostra quanto sia sottile il processo di normalizzazione della violenza e del controllo, rendendo difficile riconoscerli quanto tali. Un promemoria importante di come la violenza non nasca all’improvviso, ma trovi terreno fertile nelle parole e nelle giustificazioni che siamo pronti a darci per non metterci in discussione. Puoi vederlo qui.

Appuntamenti

18 marzo
Ore 20:30
| Incontro dedicato ai genitori di studenti e studentesse dell’IC Lavis (Trento) in cui approfondiremo temi come cyberbullismo, hate speech, gestione delle chat e educazione emozionale.
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