Le notizie degli ultimi giorni mostrano bene quanto questo panorama sia già complesso.
Snapchat ha annunciato che penalizzerà i contenuti interamente generati con l’IA per dare più spazio alla creatività umana. Intanto, però, social sempre più popolati da bot, creator virtuali e contenuti pensati per compiacere gli algoritmi rendono quasi plausibile (enfasi sul “quasi”, mi raccomando!) la
Dead internet theory:
l’idea di piattaforme affollatissime, ma sempre meno abitate da persone reali.
Anche noi utenti contribuiamo a questo ecosistema, spesso senza rendercene conto.
Il trend Mini You, che accosta una foto dell’infanzia a una attuale, avrebbe già prodotto circa 40 milioni di immagini potenzialmente utili per studiare il processo di invecchiamento del volto umano. E mentre l’IA impara da ciò che condividiamo, qualcuno ne mette alla prova i limiti:
il designer Eric Lu ha creato Ghost Font, una scrittura dinamica leggibile dalle persone ma non dai modelli che analizzano i video fotogramma per fotogramma.
Insomma, la situazione è complessa ed è proprio qui che l’AI Act prova a intervenire, cercando di rendere la presenza dell’Intelligenza Artificiale più visibile e di responsabilizzare chi ne fa uso. Fare un uso consapevole, in fondo, significa anche essere in grado di capire quando entra nei nostri feed, quali dati le consegniamo e quali effetti può produrre negli spazi digitali che abitiamo.
Il corpo dei personaggi pubblici è da sempre esposto a critiche e giudizi, ma quando quel corpo è femminile lo sguardo tende a farsi ancora più spietato. Lo abbiamo visto bene con
quello che è accaduto di recente ad Ariana Grande, per mesi bersaglio di commenti continui sul suo peso corporeo: un vortice di diagnosi improvvisate, messaggi di preoccupazione e critiche che l’ha spinta a prendersi una pausa dai riflettori per tutelare la propria salute e riservatezza.
Non si tratta di un caso isolato, purtroppo.
Per il corpo delle donne non esiste una posizione di neutralità o di sicurezza: qualsiasi forma o età viene sottoposta a uno scrutinio costante.
Succede a Chiara Ferragni, accusata di essere ingrassata e invecchiata, ma anche a chi è meno presente sui social
come Licia Colò, che risponde alle critiche alla sua età sottolineando il diritto ad invecchiare, e riguarda persino le più giovani, come la figlia diciannovenne di Bianca Balti,
giudicata da persone sconosciute per la sua magrezza.
Sembra un meccanismo culturale ben preciso, in base al quale
alle donne adulte si ricorda costantemente che ogni cambiamento del corpo verrà passato al vaglio mentre
alle più giovani si insegna che il loro valore dipende dallo sguardo e dal giudizio altrui. È un processo che conduce a derive drammatiche, come
le reti delle Ana girls, ragazze che insegnano ad altre ragazze come sviluppare disturbi del comportamento alimentare tra un TikTok e l’altro.Questa dinamica mette in luce come il corpo femminile sia ancora l’oggetto di valutazioni collettive senza fine. Permettere alle donne di esistere e basta, senza dover sempre performare, mostrarsi perfette e giustificare ogni loro trasformazione, rimarrà una conquista lontana finché non impareremo tutti e tutte una regola fondamentale: le parole hanno un peso e i confini delle persone vanno rispettati, online come nella vita reale.
Relax, senza sensi di colpa
C’è una parola olandese che sembra fatta apposta per questo periodo dell’anno:
niksen.
Significa, più o meno, non fare nulla. Ma non nel senso di riposarsi con l’obiettivo di essere più produttivi o produttive poi e nemmeno dedicarsi a un hobby con l’obiettivo specifico di raggiungere un risultato. Insomma, non si tratta di approfittare del tempo libero per spuntare una voce dalla lunga lista di cose da fare che tutti e tutte abbiamo, ma semplicemente fermarsi, senza giustificarsi e senza sensi di colpa.
Sulla carta non sembra nulla di eccezionale. Ma ci vuole davvero poco per rendersi conto di come
quasi ogni aspetto della nostra vita sia diventato una prestazione (da tracciare e documentare). Incluso il riposo.
Il niksen prova a sottrarsi a questa logica, senza essere un invito alla pigrizia ma dandoci la possibilità di vivere qualche minuto vuoto, dove possiamo respirare senza pensare che forse dovremmo fare qualcosa per rendere il momento produttivo. Forse rivoluzionerà le nostre giornate, ma può ricordarci una cosa semplice: il tempo non deve essere utile per avere valore.