Lo sport è uno degli esempi più evidenti.
Tra Garmin, Apple Watch e applicazioni come Strava, l’attività fisica si è trasformata in qualcosa che può essere registrato, condiviso e costantemente confrontato. È un fenomeno così diffuso che sui social è facile incappare in contenuti che ironizzano sulle statistiche realizzate da questi dispositivi o che scherzano sul fatto che se non hai registrato l’allenamento su Strava allora non puoi dire di esserti allenato o allenata per davvero. Qualcosa di simile a quello che si diceva una volta:
l’hai mangiato davvero, se non l’hai postato su Instagram?Ironia e meme a parte,
l’aspetto problematico di questa abitudine non è la tecnologia in sé, ma il rapporto che costruiamo con essa e che ci porta a credere che una corsa valga solo se registrata e postata o che sia normale sentirsi in colpa durante una giornata di riposo perché non siamo abbastanza produttivi.
Questa logica non si ferma allo sport. Abitiamo un ecosistema in cui quasi ogni nostra azione lascia una traccia e produce dati.
Le informazioni sulle nostre abitudini, i nostri spostamenti e i nostri comportamenti sono diventate una delle risorse più preziose dell’economia contemporanea. Non a caso il mercato globale dei data broker vale centinaia di miliardi di dollari e continua a crescere, tanto da far parlare di
una nuova forma di lusso: quello della privacy.
Forse è anche per questo che la disconnessione è diventata un desiderio (ma anche un bisogno) così diffuso. Sempre più persone cercano occasioni per tornare a vivere esperienze non mediate da uno schermo, senza notifiche, classifiche o metriche da controllare. I brand lo hanno capito bene.
Pinterest, per esempio, ha recentemente lanciato campagne che invitano gli utenti a chiudere l’app e trasformare l’ispirazione trovata online in esperienze da vivere offline.
Airbnb, invece, sta investendo sempre di più su proposte di vacanza come occasione di presenza e immersione nel mondo reale, lontano dalla logica della connessione permanente.
Come avrai sicuramente già letto nei giorni scorsi, a catturare l'attenzione non sono stati soltanto i temi affrontati, che spaziano dall’intelligenza artificiale alle guerre, passando per il ruolo della tecnologia nella società,
ma anche il linguaggio scelto per raccontarli. Per la prima volta in un’enciclica trovano spazio riferimenti che appartengono apertamente alla cultura pop e all’immaginario contemporaneo, come
Steven Spielberg,
Pablo Picasso,
Beethoven e
Platone. C’è spazio anche per
una citazione del celebre Gandalf del Signore degli Anelli che, davanti all’immensità degli algoritmi, ci ricorda che
non dobbiamo (e non possiamo) controllare il mondo, ma abitarlo con responsabilità e consapevolezza, attraverso la cura delle piccole cose quotidiane.
I riferimenti smaccatamente popolari hanno animato anche le conversazioni di TikTok, X e tante community online come Reddit che hanno partecipato attraverso
meme, commenti ironici e accesi dibattiti.