Fuori standard, e meno male!
Il 14 ottobre si è celebrato il World Standards Day, la giornata dedicata agli standard internazionali. Si tratta di tutte le norme tecniche e i criteri condivisi che definiscono requisiti per prodotti, servizi e processi, dalla sicurezza degli impianti alla compatibilità tra dispositivi elettronici. In altre parole, gli standard così intesi sono strumenti che aiutano a lavorare secondo riferimenti comuni, migliorando qualità, affidabilità e sicurezza.
Ma la parola standard non appartiene soltanto al mondo della tecnica. La incontriamo pressoché in ogni aspetto della nostra vita, dove la situazione diventa decisamente più complicata nel momento in cui la usiamo non per stabilire come dovrebbe funzionare qualcosa, ma come dovrebbe essere una persona.
Ci sono aspettative che ci suggeriscono a quale età dovremmo aver trovato un lavoro stabile, costruito una carriera, messo su famiglia. Altre che ci dicono come dovremmo vestirci, quanto dovremmo pesare e che aspetto dovremmo avere, ma anche come dovremmo sentirci e come dovremmo affrontare il lavoro, le relazioni e la vita in generale. Il campo della bellezza è uno di quelli dove lo standard è diventato semplicemente irraggiungibile: se già confrontarsi con corpi modificati dalla chirurgia estetica, filtri e immagini ritoccate poteva essere complicato, oggi ci misuriamo con volti e corpi generati dall'intelligenza artificiale, che non conoscono genetica, età e che, banalmente, non sono umani.
E qui arriva il cortocircuito: mentre ci viene chiesto di conformarci a modelli sempre più impossibili, ci sentiamo ripetere quanto sia importante la nostra autenticità. Dobbiamo celebrare e valorizzare la nostra unicità, insomma, purché tutti e tutte allo stesso modo.
Il problema non è avere riferimenti comuni, ma considerarli metri di valutazione con cui giudicare il valore delle persone, eliminando qualsiasi margine per la diversità. Anche le parole fanno la loro parte, ogni volta che definiamo qualcuno normale, adeguato, indietro o fuori posto soltanto perché non corrisponde alle nostre aspettative. Allora forse non abbiamo bisogno di persone sempre più vicine a uno standard, ma di imparare a riconoscere il valore di quelle che non ci rientrano.
Bello il video, ma hai visto i commenti?
Diciamoci la verità: quante volte, sui social, abbiamo visto un video e, dopo pochi secondi, siamo corsi a leggere i commenti? A volte sono decisamente più divertenti del contenuto originale, altre volte troviamo quella battuta che avremmo voluto scrivere noi, oppure qualcuno che riesce a esprimere perfettamente quello che stavamo pensando.
La buona notizia è che non serve essere content creator per avere qualcosa da dire. A volte bastano una battuta azzeccata, un'osservazione intelligente o poche parole scritte al momento giusto per attirare l'attenzione di migliaia di persone. La brutta notizia, invece non c’è. Serve invece un pizzico di attenzione e responsabilità in più, perché anche la battuta più riuscita di sempre, se portata fuori dal suo contesto originale, può assumere un significato completamente diverso. Un buon motivo per ricordarci che, quando commentiamo un contenuto, stiamo contribuendo a una conversazione che potrebbe arrivare molto più lontano di quanto immaginiamo.
Ultime news da Parole a Scuola
Cominciamo da una bella notizia per chi non riuscirà a raggiungerci a Milano: sabato 24 ottobre, dalle 9:30 alle 10:50, la diretta streaming sul sito del Corriere della Sera ci porterà nell'Aula Magna dell'Università Cattolica del Sacro Cuore per seguire la plenaria d'apertura.
Sul palco, insieme a Rosy Russo ci saranno Elena Beccalli, rettrice dell'Università Cattolica, Mauro Berruto, ex allenatore della Nazionale italiana maschile di pallavolo, don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, e Simona Ferrari, docente universitaria e direttrice del CREMIT. A moderare l'incontro sarà Eleonora Chioda, giornalista di MeravigliosaMente del Corriere della Sera. Condivideremo presto il link per seguire la diretta sui nostri canali social, quindi tienili d'occhio!
Per chi invece sarà con noi, non perdiamo l’occasione di ricordarti che si potrà acquistare Le mie prime impronte digitali, il nostro nuovo progetto dedicato a bambini e bambine che muovono i primi passi nel mondo digitale. Sarà disponibile presso Vita e Pensiero, la libreria ufficiale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. E se non sarai a Milano, nessun problema: puoi acquistarlo anche sul nostro sito!