I numeri non sono sbagliati: l’Italia è davvero sopra la media in lettura e matematica e sostanzialmente in linea in scienze, ma c’è un pezzo importante della fotografia che si sta un po’ perdendo. I risultati italiani sono rimasti nel complesso abbastanza stabili, mentre quelli degli altri Paesi dell’area sono scesi ai livelli più bassi mai registrati. In altre parole, non è migliorato il nostro livello, ma è peggiorata la media rispetto alla quale ci confrontiamo.
Due racconti possono quindi partire dagli stessi numeri ed essere entrambi formalmente corretti, restituendoci però impressioni molto diverse. Come succede? E quanto conta il modo in cui un dato viene messo in prospettiva? Abbiamo fatto tre domande a David Puente, Vicedirettore di Open, per capirlo meglio.
Abbiamo visto che un titolo giornalistico può essere completamente vero nei fatti e, allo stesso tempo, restituire un’impressione parziale o persino fuorviante di una notizia. Dove sta, secondo te, il confine?
La titolazione è uno dei campi più difficili per una redazione, dove le regole del web, dai motori di ricerca ai social, impongono dei limiti, in particolare quello della sintesi. Spesso un titolo corretto e completo semplicemente "non ci sta", supera i limiti imposti e/o "non funziona per posizionarsi bene su Google". Inoltre, il titolista può essere il più preciso possibile, ma non può riscrivere l'articolo nel titolo. Un limite che non si dovrebbe mai superare è quello di "colorare" il titolo con elementi estranei ai fatti. Superare questo limite pesa sull'informazione, che rischia di diventare parziale e fuorviante, e sono le notizie più difficili da smontare, perché ai lettori è già "piaciuta".
Questa indagine è un rapporto enorme, pieno di risultati che vanno in direzioni diverse. Come si decide, in una redazione, che cosa merita di diventare “la notizia”?
La scelta non è mai neutrale, ma è editoriale. Più un'indagine è corposa, più è difficile sintetizzarla senza perdere pezzi, e il tempo redazionale e quello di lettura sono entrambi limitati. Adoro gli spiegoni, ma sono consapevole che spesso non c'è né il tempo per farli né quello per leggerli. Il problema più pericoloso, però, è presentare un punto di vista come se fosse l'unica lettura possibile, senza dare al lettore gli strumenti per approfondire e capire che ne esistono altri.
C’è infine un altro dato OCSE che riguarda proprio chi queste notizie le legge: secondo l’indagine Education at a Glance 2025, il 37% degli adulti tra i 25 e i 64 anni in Italia si colloca sotto il livello minimo di competenza alfabetica. Sapendo che comprendere e mettere in prospettiva dati complessi non è scontato, quanta responsabilità ha chi fa informazione nel fornire già nel racconto gli strumenti necessari per interpretarli correttamente?
Per questo una redazione dovrebbe chiedersi non solo se quello che scrive nel titolo è vero, ma se l'impressione che genera sia quella corretta. L'articolo dovrebbe sempre contenere tutti i dati rilevanti e le fonti, utili a chi vuole approfondire, anche sapendo che una grossa percentuale di lettori si ferma al titolo. Se si titola male e si omettono le informazioni nel pezzo, si può solo peggiorare questa situazione.
Tre novità su Parole a Scuola il 24 ottobre
1. Abbiamo aggiunto un nuovo panel, un vero e proprio percorso che parte dalle parole della Costituzione per mostrare come i principi della nostra democrazia siano vivi e attuali più che mai, fornendo a docenti e genitori gli strumenti per comprendere come tradurli e introdurli nella quotidianità di casa e della classe. Ci guiderà Antonella Sciarrone Alibrandi, Giudice della Corte Costituzionale.