Primo piano di una torre del gioco Jenga composta da blocchi di legno chiaro in equilibrio, posizionata a destra su una superficie scura.

Sono aperte le iscrizioni a Parole a Scuola!

N°317

01/09/26

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Ciao!
Lo sappiamo, siamo un po’ in ritardo sull’uscita di questo numero della nostra newsletter, ma c’è un motivo. Ti diventerà tutto più chiaro tra un attimo, ma prima abbiamo un po’ di domande per te.
È normale parlare anche a scuola di guerra e atrocità viste in tempo reale sui social? Di gioco d’azzardo nascosto dietro la normalità di un’app? Di corpi messi continuamente a confronto attraverso filtri e fotocamere o di salute mentale affidata a diagnosi fai-da-te su TikTok? E ancora: è normale discutere in classe di soldi facili, maschilità tossica o di musica trap, che spesso il mondo adulto liquida come semplice provocazione, senza provare a capire che cosa ci sta raccontando?
La risposta, che magari potrebbe piacere poco, è che dovrebbe esserlo.
Tutto questo fa già parte della vita di ragazzi e ragazze e né in classe né a casa ci possiamo permettere di lasciare fuori proprio ciò che li interroga, li confonde o li riguarda più da vicino. E oggi, 1° settembre, chi insegna ricomincia proprio da qui: si torna a scuola e, insieme a programmi, riunioni e lezioni da preparare, tornano anche tutte quelle domande per cui non esiste un manuale con le risposte già pronte.
Alcune di queste vogliamo provare ad affrontarle insieme il 24 ottobre, quando nelle aule dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano tornerà Parole a Scuola, appuntamento annuale che affronta le sfide educative del presente e accompagna le nuove generazioni. Ma questo lo sai già, non è la prima volta che te ne parliamo.
Sai qual è invece la novità?

Parole a Scuola 2026

33 panel, 11 laboratori e più di 40 ore di contenuti concentrate in una sola giornata: niente male per un programma di cui stiamo rivedendo gli ultimissimi dettagli, non credi? E, tra parentesi, proprio il programma è il motivo per cui ci leggi ad un orario così insolito. Volevamo però dirti con certezza che ad oggi, la partecipante più longeva è Licia Fertz, modella e content creator, 96 anni. La più giovane? Frequenta ancora il liceo.
Non è un caso. Quest’anno vogliamo mettere davvero in dialogo generazioni, competenze ed esperienze diverse: da chi studia con angolature diverse da anni il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, come Stefano Rossi, Stefano Vicari e Damiano Rizzi, a chi la scuola la vive ogni giorno dall’interno, come ad esempio Nora Orsi e La prof del professionale.
Non mancheranno naturalmente la nostra presidente Rosy Russo e numerosi e numerose docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per mettere in dialogo ricerca, esperienza educativa e nuovi linguaggi. L’obiettivo è imparare a guardare, ascoltare e parlare insieme, perché un’alleanza educativa non si costruisce parlando delle nuove generazioni, ma mettendo in relazione chi sta crescendo e chi, in modi diversi, ha il compito di accompagnarlo.
Insomma, il programma è davvero ricco e la parte più difficile potrebbe essere proprio decidere a quali panel e laboratori partecipare… Iscriversi, invece, è facilissimo! Le modalità sono le stesse dell’anno scorso:
  1. Esplora il programma, dove trovi indicato tutto quello che ti serve sapere di ciascun panel. Ricorda: ci sono panel che si svolgono nello stesso orario ma in aule diverse, quindi scegli con cura in modo che non si sovrappongano.
  2. Iscriviti singolarmente a tutti i panel a cui vuoi partecipare: per farlo dovrai accedere al tuo account sul sito di Parole O_Stili oppure, se è la tua prima volta a Parole a Scuola, crearne uno nuovo.
  3. Per ogni iscrizione riceverai una mail di conferma con un QR Code, visibile anche nella tua area personale insieme a tutte le tue prenotazioni.
  4. Conserva il QR Code che troverai nelle mail di avvenuta iscrizione: sarà il tuo pass per accedere a ogni incontro. Il codice è sempre lo stesso, indipendentemente dal numero di panel scelti e puoi recuperarlo in ogni momento nella tua area personale.
Cosa aspetti?

Sta arrivando la fine dei social?

La settimana scorsa abbiamo aperto con la notizia del processo a Meta a Oakland. Nel giro di pochi giorni la situazione si è evoluta: Meta ha raggiunto un compromesso con i 29 Stati americani coinvolti, scegliendo così di non arrivare a una sentenza, con un accordo che prevede un risarcimento da circa 18 miliardi di dollari in dieci anni, senza alcuna ammissione di responsabilità. In attesa di approvazione da parte del tribunale, la parte più significativa non è tanto quella economica, quanto i cambiamenti che Meta si è impegnata a introdurre.
Su Facebook e Instagram saranno previsti limiti giornalieri di utilizzo, il blocco delle app durante la notte, notifiche silenziate in orario scolastico, la possibilità di utilizzare un feed cronologico basato sugli account seguiti (e non più gestito dagli algoritmi), restrizioni ai filtri che alterano la visibilità dei like e l’aspetto, maggiori protezioni rispetto ai contenuti sensibili e ai contatti con adulti sospetti, insieme a nuovi strumenti per i genitori. La differenza rispetto a molte soluzioni viste finora è concreta, in quanto molte di queste protezioni saranno attive di default, invece di aspettare che siano ragazze e ragazzi a scegliere di attivarle.
Se ci leggi da un po’, ormai sai bene come la pensiamo: la tutela di chi è più giovane online non può dipendere solo dalla capacità di navigare consapevolmente ambienti progettati per catturare l’attenzione. Chi quegli ambienti li costruisce ha una responsabilità precisa e il fatto che alcune protezioni diventino parte del loro stesso funzionamento indica uno spostamento in questa direzione. Non significa che tutti i problemi siano risolti, ma sposta una parte della responsabilità dove deve stare: sulle piattaforme e chi le progetta.
Questo non rende meno importante il ruolo delle persone adulte nella vita delle persone più giovani. Piattaforme e adulti hanno responsabilità diverse, che non possono sostituirsi a vicenda. Le prime possono progettare ambienti più sicuri e introdurre protezioni efficaci, mentre famiglie, scuola e istituzioni possono accompagnare chi cresce, dare senso alle regole e supportare la costruzione di consapevolezza. È solo tenendo insieme queste due dimensioni che possiamo rendere l’esperienza digitale di ragazzi e ragazze davvero più sicura.
La questione, in ogni caso, è tutt’altro che chiusa. Rimane infatti da vedere come funzioneranno queste misure nella pratica e che differenza faranno davvero e, nel frattempo, Unione Europea, ONU e Corea del Sud hanno già chiesto a Meta di estendere le stesse tutele anche fuori dagli Stati Uniti. Il prossimo capitolo, probabilmente, non tarderà ad arrivare.

Gentilezza, generosità e amore: l’eredità di Dolly Parton

«Immagina di passare 80 anni su questo pianeta, scrivere più di 3.000 canzoni, vincere 11 Grammy, 10 CMA, un Emmy, collezionare infinite nomination e portare 55 hit nella Top 10… e alla fine della tua vita nessuno parla di questo. Si parla invece di quanto fossi gentile, di quanto amassi le altre persone, di quanto fossi generosa e di come abbia ispirato gli altri a fare lo stesso. Se questo non è l’obiettivo, non so quale sia. RIP Dolly».
Ritratto in bianco e nero di Dolly Parton sorridente con acconciatura volumetrica. In sovrimpressione compare lo screenshot di un post social di kristademcher che ne celebra la vita, la generosità e l'impatto umano oltre ai successi musicali.
Questo di Krista Demcher è solo uno dei tantissimi post pubblicati in questi giorni in memoria di Dolly Parton, iconica artista venuta a mancare martedì scorso a 80 anni. Scorrendoli, colpisce proprio questo: accanto alla musicista da record, torna continuamente il ricordo di una persona gentile, generosa e profondamente impegnata ad aiutare le altre persone.
Una delle storie che raccontano meglio questo lato di Dolly Parton inizia nella sua infanzia. Suo padre, agricoltore del Tennessee, non aveva mai avuto la possibilità di imparare a leggere e scrivere e, proprio pensando a lui, nel 1995 Dolly fondò la Imagination Library: un progetto nato nella contea del Tennessee in cui era cresciuta per far arrivare gratuitamente a casa di bambini e bambine, dalla nascita ai cinque anni, un libro al mese scelto in base all’età.
Quella che era partita come un’iniziativa locale è diventata negli anni un progetto internazionale, attivo in diversi Paesi e capace di distribuire oltre 300 milioni di libri. Solo nel 2025 ne sono stati spediti più di 40 milioni.
E il suo impegno non si è fermato lì: negli anni ha finanziato borse di studio, programmi contro l’abbandono scolastico, ricerca pediatrica e aiuti alle famiglie colpite dagli incendi in Tennessee. Nel 2020 ha inoltre donato un milione di dollari alla ricerca che contribuì allo sviluppo del vaccino Moderna contro il Covid-19.
Tra le tante citazioni che stanno riaffiorando in questi giorni, ce n’è una che ci colpisce particolarmente e che vogliamo condividere con te. In un’intervista a Elle del 2024 disse che “quando si è nella posizione di poter aiutare, e si può davvero aiutare, allora si dovrebbe farlo”. Un’eredità che accogliamo con il sorriso e, al tempo stesso, una lezione bellissima e più che mai attuale.
Bocconi consapevoli con bordo del testo sbriciolato come se fosse stato mangiato.
Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
📺 RaiScuola chiude e non è una cosa positiva.

Appuntamenti

3 settembre
9:00 | Avvio dei percorsi di formazione sulla didattica orientativa presso gli Istituti Barbarigo (Padova) e Santa Caterina (Roma). Attraverso l’esplorazione della piattaforma MiAssumo, verranno rafforzati strumenti e consapevolezza nel guidare studenti e studentesse nella costruzione del proprio progetto di vita.
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