Sta arrivando la fine dei social?
La settimana scorsa abbiamo aperto con la notizia del processo a Meta a Oakland. Nel giro di pochi giorni la situazione si è evoluta:
Meta ha raggiunto un compromesso con i 29 Stati americani coinvolti, scegliendo così di non arrivare a una sentenza, con un accordo che prevede un risarcimento da circa 18 miliardi di dollari in dieci anni, senza alcuna ammissione di responsabilità. In attesa di approvazione da parte del tribunale,
la parte più significativa non è tanto quella economica, quanto i cambiamenti che Meta si è impegnata a introdurre.
Su Facebook e Instagram saranno previsti limiti giornalieri di utilizzo, il blocco delle app durante la notte, notifiche silenziate in orario scolastico, la possibilità di utilizzare un feed cronologico basato sugli account seguiti (e non più gestito dagli algoritmi), restrizioni ai filtri che alterano la visibilità dei like e l’aspetto, maggiori protezioni rispetto ai contenuti sensibili e ai contatti con adulti sospetti, insieme a nuovi strumenti per i genitori. La differenza rispetto a molte soluzioni viste finora è concreta, in quanto molte di queste protezioni saranno attive di default, invece di aspettare che siano ragazze e ragazzi a scegliere di attivarle.
Se ci leggi da un po’, ormai sai bene come la pensiamo: la tutela di chi è più giovane online non può dipendere solo dalla capacità di navigare consapevolmente ambienti progettati per catturare l’attenzione. Chi quegli ambienti li costruisce ha una responsabilità precisa e il fatto che alcune protezioni diventino parte del loro stesso funzionamento indica uno spostamento in questa direzione. Non significa che tutti i problemi siano risolti, ma sposta una parte della responsabilità dove deve stare: sulle piattaforme e chi le progetta.
Questo non rende meno importante il ruolo delle persone adulte nella vita delle persone più giovani. Piattaforme e adulti hanno responsabilità diverse, che non possono sostituirsi a vicenda. Le prime possono progettare ambienti più sicuri e introdurre protezioni efficaci, mentre famiglie, scuola e istituzioni possono accompagnare chi cresce, dare senso alle regole e supportare la costruzione di consapevolezza. È solo tenendo insieme queste due dimensioni che possiamo rendere l’esperienza digitale di ragazzi e ragazze davvero più sicura.
La questione, in ogni caso, è tutt’altro che chiusa. Rimane infatti da vedere come funzioneranno queste misure nella pratica e che differenza faranno davvero e, nel frattempo, Unione Europea, ONU e Corea del Sud hanno già chiesto a Meta di estendere le stesse tutele anche fuori dagli Stati Uniti. Il prossimo capitolo, probabilmente, non tarderà ad arrivare.
Gentilezza, generosità e amore: l’eredità di Dolly Parton
«Immagina di passare 80 anni su questo pianeta, scrivere più di 3.000 canzoni, vincere 11 Grammy, 10 CMA, un Emmy, collezionare infinite nomination e portare 55 hit nella Top 10… e alla fine della tua vita nessuno parla di questo. Si parla invece di quanto fossi gentile, di quanto amassi le altre persone, di quanto fossi generosa e di come abbia ispirato gli altri a fare lo stesso. Se questo non è l’obiettivo, non so quale sia. RIP Dolly».