«I ritardi dei treni si possono considerare fortuite coincidenze». È il messaggio che mi ha lasciato una ragazza poco più che ventenne dopo due ore di viaggio, la sintesi perfetta di un sabato iniziato male sui binari per Vicenza. Eppure, quel contrattempo si è trasformato nell’incontro più autentico della settimana. Con una spontanea delicatezza ci siamo raccontate un po' di noi, dividendo sogni e paure. Una ragazza d'altri tempi, capace di salutarmi con uno schizzo a penna su un foglio bianco firmato Ofelia, dove treni e binari si fondono. Un gesto anacronistico rispetto al solito contatto telefonico.
Incrociare le vite altrui significa entrare nel loro cammino, accettando il rischio di lasciarsi cambiare. Mi è successo di nuovo pochi giorni fa in un centro di accoglienza, davanti a storie apparentemente distanti, ma che ho sentito subito vicine. Ho conosciuto Francesco, settant'anni, che sconta la sua pena con una dignità composta; Michele, con la barba incolta e le carte in mano, che aveva una gran voglia di raccontarsi; Lorenzo, 34 anni, in cerca di riscatto, e Angela, che oggi cucina per restituire quell’affetto che l'ha salvata dopo aver toccato il fondo.
Mi domando cosa ci accomuna quando binari così diversi si incrociano. Cosa unisce una ventenne e chi ha visto la vita spezzarsi? Forse la risposta è in quello stesso bisogno di trovare un luogo in cui il cuore smetta di essere in allarme. Siamo vite dai tratti incerti, pronte a cercare un senso oltre la caduta. Le coincidenze non esistono solo sui binari. Esistono ogni volta che rompiamo le filter bubble per ascoltare. Perché quando una storia incontra qualcuno disposto ad accoglierla, smette di essere un caso e diventa, finalmente, vita.
Articolo a firma di Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili, uscito sul numero di giugno 2026 di VITA all'interno della rubrica "Bada a come parli".
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