Siamo finiti nel Sottosopra? 🙃 | Parole O_Stili
Sei lampadine a filamento sospese sopra una trave di legno orizzontale, con i cavi neri avvolti attorno al supporto. L'immagine è sottosopra.

Siamo finiti nel Sottosopra? 🙃

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19/01/26

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Ciao!
La settimana scorsa abbiamo salutato Valeria Fedeli, che ha sostenuto il percorso di Parole O_Stili fin dai suoi inizi, contribuendo in modo significativo alla sua crescita.
Da Ministra dell’Istruzione ha creduto nel nostro progetto e ne ha favorito la diffusione nelle scuole di tutta Italia. Ma, prima ancora dei ruoli, vogliamo ricordare la persona: la cura, la presenza attenta, la capacità di ascolto e di relazione che hanno lasciato un segno autentico in chi ha avuto modo di lavorare con lei.
Valeria Fedeli all'evento Condivido (Milano), a maggio 2017.
Valeria Fedeli all'evento Condivido (Milano), a maggio 2017.
Al di là dei colori che scegliamo di indossare e dei valori che condividiamo, sono le persone a fare davvero la differenza. Valeria è stata una di queste. Ricordarla qui significa dire grazie per il modo in cui ha abitato questo progetto: con discrezione, intelligenza e profonda umanità.

Ascoltare i numeri

È stato pubblicato il Report 2025 della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica. Il documento restituisce una fotografia nitida (e difficile da ignorare) di ciò che accade ogni giorno negli spazi digitali che tutti e tutte noi abitiamo: 51.560 casi di reati informatici, 293 arresti e 7.590 persone denunciate. Questi numeri raccontano come la violenza online non sia un’eccezione alla regola ma una presenza costante che attraversa relazioni, servizi e vite.
I dati legati alla tutela dei minori e delle persone più esposte sono tra quelli che ci colpiscono di più. Nel 2025 si contano infatti 2.574 procedimenti per pedopornografia e adescamento online e 477 casi di Codice Rosso, soprattutto per forme di violenza che hanno una marcata connotazione di genere come lo stalking e la diffusione non consensuale di immagini intime. Dietro queste cifre impressionanti ci sono storie di paura e di abuso, ma soprattutto tantissime parole, immagini, messaggi e contenuti usati per fare del male.
Cosa si può fare per fermare questa ondata che sembra, complici anche l’uso scorretto delle nuove tecnologie, non doversi fermare mai? Accanto al contrasto investigativo, il report mette in evidenza un altro elemento centrale: la prevenzione. Nel 2025 migliaia di scuole, studenti e studentesse, docenti e genitori sono stati coinvolti in attività di sensibilizzazione, per affrontare la violenza digitale anche e soprattutto attraverso la responsabilità educativa condivisa.
Il fenomeno della violenza digitale, purtroppo, è molto più ampio e complesso di così e cercare di condensarlo in un paragrafo di questa newsletter ne sminuirebbe la portata. I dati, però, possono essere strumenti utili a capire, dare contesto ed evitare pericolose semplificazioni. Per questo, nello scrivere l’approfondimento che trovi adesso online sul nostro blog, abbiamo pensato che Donata Columbro fosse la persona giusta da coinvolgere per arricchire il discorso. Giornalista e data-humanizer, è anche autrice di “Ti spiego il dato”, newsletter dove condivide riflessioni su dati, dati, algoritmi, intelligenza artificiale e tecnologia con un approccio femminista intersezionale.

I paradossi del digitale

Forse l’episodio extra dell’ultima stagione di Stranger Things è la realtà che stiamo vivendo, soprattutto quando si parla di digitale e web. Più nello specifico, siamo prigionieri del Sottosopra, dove la vendita di oggetti e simboli riconducibili all’ideologia nazista può avvenire senza particolari ostacoli, spinta da logiche algoritmiche e commerciali, mentre l’azione di Martha Root, hacker tedesca vestita da Power Ranger che ha smantellato WhiteDate, White Deal e WhiteChild, tre piattaforme ispirate al pensiero suprematista bianco, è a tutti gli effetti illegale.
Martha Root durante il congresso annuale del Chaos Computer Club (CCC).
Martha Root durante il congresso annuale del Chaos Computer Club (CCC).
Il paradosso è evidente: ciò che è eticamente inaccettabile riesce a circolare, e lo fa su una delle piattaforme social più frequentate al mondo, mentre un gesto che in molti e molte leggiamo come moralmente comprensibile e lodevole resta fuori dalla legalità. L’azione dell’hacker, che ha sfruttato dei chatbot per infiltrarsi sulle piattaforme e poi letteralmente demolirle live durante il congresso annuale del Chaos Computer Club (CCC), non è un modello da seguire né una soluzione al problema dell’odio online, ma mette in luce una frattura profonda nel modo in cui presidiamo gli spazi digitali, dove non è la tecnologia a rovesciare i valori, ma l’uso che se ne fa.
Quando il digitale funziona al contrario, il rischio è che il confine tra ciò che è permesso e ciò che è giusto diventi sempre più confuso. Ed è proprio lì che si apre una domanda scomoda, ma necessaria: chi ha davvero la responsabilità di stabilire e difendere i limiti di ciò che consideriamo accettabile online?

La rappresentazione è inclusione?

Mattel ha lanciato la sua prima Barbie autistica, un’estensione della linea Fashionistas pensata per riflettere la diversità e l’inclusione. La bambola è stata sviluppata in collaborazione con l’Autistic Self Advocacy Network (ASAN) e include alcuni elementi pensati per rappresentare esperienze comuni nello spettro autistico, come cuffie antirumore, strumenti sensoriali e supporti alla comunicazione, con l’obiettivo dichiarato di ampliare la rappresentazione della neurodiversità nel gioco.
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Le reazioni sono state diverse e su fronti opposti. Da un lato c’è stato chi ha accolto positivamente l’iniziativa, sottolineandone il valore simbolico ed educativo. Altre voci hanno invece espresso perplessità sul rischio di semplificazione, sottolineando come l’autismo sia uno spettro ampio e complesso, difficilmente riconducibile a una sola immagine o a pochi tratti distintivi.
La riflessione che ne nasce va però oltre la singola bambola. Lo spiega molto bene Valentina Tomirotti in un recente numero della sua newsletter: “dire che una Barbie può essere anche autistica non significa ‘insegnare l'autismo’. Significa affermare una cosa molto più semplice e molto più radicale: l’autismo fa parte del mondo. Non è un’anomalia fuori scena, non è una parentesi clinica, non è qualcosa che compare solo nei manuali o nei servizi dedicati. È un messaggio culturale, non una lezione medica.”
Rappresentare, infatti, non significa esaurire la complessità, ma rendere visibile ciò che per molto tempo è rimasto ai margini. In questo senso, l’esistenza stessa di una Barbie autistica è comunque un passo avanti: non perché possa raccontare tutte le esperienze possibili, ma perché contribuisce a spostare l’immaginario collettivo e ad aprire uno spazio di conversazione che fino a poco tempo fa semplicemente non c’era.

Blue Monday, non ti temiamo!

Oggi è il Blue Monday, per definizione il giorno più triste dell’anno. Nato da una formula pseudo-scientifica messa a punto per un’operazione di marketing del canale britannico Sky Travel, giustifica la tristezza percepita grazie all’equazione di Arnall. Tra le variabili considerate per calcolare il grado di tristezza della giornata troviamo il meteo, la fine delle feste natalizie, l’inizio del crollo dei buoni propositi e la distanza immensa che sembra separarci dalle ferie estive.
Quest’anno abbiamo deciso di non lasciarci trascinare dal grigio e dalla fatica (percepita immensa) del terzo lunedì di gennaio e abbiamo un rimedio semplice e immediato per combattere il Blue Monday: l’ultimo post uscito sul nostro profilo Instagram 💛
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
🙅 Refusi: se non riesci a evitarli, allora collezionali e mettili un articolo. Come ha fatto Il Post.
🎂 Buon compleanno a Wikipedia, che compie 25 anni!
🏆 Adolescence, la miniserie britannica uscita a marzo 2025, ha vinto 4 Golden Globe. Ne avevamo parlato anche noi.
🎧 Donne e STEM: una lunga storia da ascoltare.

Segnalazioni belle

Conosci il Piccolo Dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi? Si tratta di un progetto che coinvolge centinaia di ragazze e ragazzi della scuola secondaria di I grado, provenienti da decine di classi e territori diversi, chiamati a inventare, riscrivere e reinterpretare le parole che abitano il loro presente. Presentato all’interno di Pordenonelegge, è anche il cuore di un calendario di eventi a cui prenderà parte il 19 febbraio anche la nostra Presidente Rosy Russo. Studenti e studentesse possono aderire al progetto, promosso e realizzato da Fondazione Pordenonelegge in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura, sotto l'egida di Pordenone Capitale della Cultura 2027, fino al 30 gennaio 2026, mandando una mail a scuola@pordenonelegge.it.
Unione Amiatina ha firmato il Manifesto della comunicazione non ostile e ha scelto di dedicare il tema della Consulta annuale 2025 alle parole. L’incontro, svoltosi il 29 novembre, ha coinvolto anche alcune classi di studenti e studentesse del territorio, chiamate a lavorare sui principi del Manifesto attraverso attività e rappresentazioni creative. Una bellissima iniziativa che mette al centro il linguaggio come strumento di partecipazione e cittadinanza attiva.
Il 23 gennaio la fiamma olimpica attraverserà Trieste, facendo tappa in Piazza Unità d’Italia. Tra i tedofori annunciati da Coca-Cola, Presenting Partner del Viaggio della Fiamma Olimpica dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 ci sarà anche Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili. Un momento simbolico che unisce sport, comunità e valori di inclusione, nel viaggio della Fiamma Olimpica attraverso l’Italia.

Appuntamenti

Martedì 20 gennaio
Rosy Russo, Giovanni Grandi e Milena Monteiro, sorella di Willy Monteiro Duarte, formeranno la giuria del concorso Parole O_Stili dedicato ai cortometraggi realizzati da studenti e studentesse a partire dal principio del Manifesto “Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare”. Le premiazioni si terranno a Colleferro in occasione della Giornata Nazionale del Rispetto.
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