Forse vale la pena ripartire dalle parole pronunciate da
Sergio Mattarella e dal
cardinale Matteo Zuppi. Inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice,
il Presidente della Repubblica ha definito la scuola “la leva più efficace di integrazione” e ha ricordato che deve “stabilire legami” e “non alzare barriere”.
Il presidente della CEI ha parlato invece di una scuola “autenticamente inclusiva”, ricordando che il luogo di nascita e il contesto sociale non possono determinare le opportunità di apprendimento.
C’è una cosa che ci disturba più di altre: in tutto questo parlare di percentuali, tra opinioni, articoli di giornale, podcast e post sui social, sembra che ci stiamo dimenticando che dietro quel 30% previsto dal Decreto ci sono ragazze e ragazzi con un nome, una storia, amicizie, famiglie, passioni, paure e un futuro che stanno imparando a costruire giorno dopo giorno. Non sono libri da spostare da uno scaffale all’altro per far tornare i conti, ma persone che a scuola dovrebbero poter trovare il proprio posto e sentirsi parte di una comunità, senza che una differenza diventi il primo criterio attraverso cui vengono guardate.
La scuola in cui crediamo è una scuola dove persone, storie, lingue e religioni diverse già s'incontrano, imparano a conoscersi e si arricchiscono a vicenda. Dove ogni giorno ci si impegna affinché ci siano le condizioni per poterlo fare. E se torniamo al dato da cui siamo partiti, con così tanti ragazzi e ragazze che ancora non si sentono pienamente al sicuro, soprattutto dalle discriminazioni, allora questo è un lavoro a cui non si può assolutamente rinunciare.
Chi dice donna… dice gonna
In questi giorni si è parlato parecchio di gonne e non perché siano state protagoniste alla Milano Fashion Week. Al contrario, è stato a causa di quel vecchio modo di misurare la serietà e l’affidabilità di una donna in centimetri di stoffa. L’hai sentita anche tu, quella stanchezza di dover di nuovo ricordare che il valore di una donna, le sue scelte, la sua intelligenza e la sua capacità di prendersi cura delle persone che ama non hanno niente a che fare con quanto decide di mostrare del proprio corpo? Noi si.
Tutto è iniziato con le parole che il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha usato per mettere a confronto una donna “appariscente” a una meno vistosa, con “le gonne più lunghe”, descrivendo quest’ultima come più seria, affidabile e adatta a costruire una famiglia. E, come se questo non fosse abbastanza, Vannacci ha rincarato la dose, sostenendo che lui le donne le preferisce “senza la gonna”.
Le scuse sono arrivate, ma non hanno fermato l’ondata di reazioni e di proteste arrivate dagli ambiti più disparati:
dalla politica, con gonne corte indossate proprio per rivendicare la libertà di scegliere come vestirsi, e soprattutto dai social, che si sono riempiti di meme, parodie, immagini e tanta ironia.