Più di 31.000 motivi per educare alla consapevolezza digitale | Parole O_Stili
Parete ricoperta di post-it colorati con messaggi in tante lingue diverse.

Più di 31.000 motivi per educare alla consapevolezza digitale

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25/08/25

Immagine header il Megafono giallo
Ciao!
Finisce oggi la piccola pausa estiva de Il Megafono Giallo e ripartiamo subito con una notizia di cui si è parlato moltissimo nell’ultima settimana. La vicenda è quella del gruppo Facebook, aperto nel 2019 e chiamato “Mia moglie”, dove più di 31.000 persone iscritte condividevano foto intime delle proprie compagne senza consenso. Il caso, emerso dopo la denuncia di Carolina Capria sul profilo Instagram L’ha scritto una femmina, ha portato a un’ondata di denunce sui social e alla polizia postale, a cui è seguita la decisione di Meta di chiudere definitivamente il gruppo per violazione delle proprie regole contro lo sfruttamento sessuale degli adulti.
Di parole su tutta la vicenda ne sono state spese tantissime. Forse troppe.
Come ha osservato Francesco Zaffarano durante la puntata di SEIETRENTA di giovedì 21 agosto, situazioni di questo tipo sono estremamente complesse e delicate. Sull’onda della rabbia e dell’indignazione, è facile (e anche comprensibile) trovarsi nella condizione di voler denunciare attraverso la condivisione di contenuti, screenshot inclusi. Questo però può sfociare in una involontaria sovraesposizione di tutti i contenuti condivisi e delle persone che ritraggono, dei loro nomi e della loro identità, con conseguenze molto importanti.
L’Art. 612-ter del Codice Penale stabilisce che la diffusione non consensuale di immagini intime è un reato punibile con pene che possono arrivare fino a sei anni di reclusione. Ed è bene ricordare che, davanti a casi simili, la strada da seguire non è la segnalazione del gruppo alla piattaforma che lo ospita, ma rivolgersi direttamente alla Polizia Postale, che ha gli strumenti e le competenze per intervenire.
Come ci insegna il Manifesto della comunicazione non ostile, prima di condividere online è fondamentale fermarsi a riflettere: ogni contenuto può avere conseguenze serie, non solo per chi subisce ma anche per chi, pur con buone intenzioni, amplifica contenuti che non dovrebbero circolare. La responsabilità individuale conta, ma serve anche una cornice più ampia: regole chiare, educazione digitale, piattaforme che intervengano con rapidità.
Ne abbiamo parlato con Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali.
⁠Quali strumenti concreti di tutela ha oggi a disposizione una persona che scopre la diffusione online di proprie immagini senza consenso?
Non voglio creare facili illusioni. Quando un contenuto approda online il rischio che sia destinato a restarvi per sempre o a tornarvi ciclicamente esiste e, credo, allo stato sia ineliminabile. Tuttavia, chiunque si trovi a confrontarsi con una violazione di questo genere della sua privacy può: a) scrivere alla piattaforma che pubblica le proprie immagini chiedendone la rimozione immediata, b) rivolgersi a noi, al Garante per la protezione dei dati personali, chiedendoci di intervenire, anche in via d’urgenza o c) rivolgersi all’Autorità giudiziaria ordinaria anche in questo caso, chiedendo un provvedimento d’urgenza. Direi che più l’azione è tempestiva, maggiori sono le probabilità che la tutela sia effettiva e che anche laddove non valga a bloccare del tutto la circolazione delle immagini, valga almeno a limitarla.
Al di là delle leggi e delle sanzioni, quanto è importante investire in educazione digitale? Quale cambiamento culturale ritiene oggi più urgente per prevenire episodi come quello del gruppo Mia moglie ?
Umberto Eco, quasi trent’anni fa, invitato da Stefano Rodotà a parlare alle Autorità di protezione dei dati personali europee che, all’epoca, muovevano i primi passi, disse che il nostro lavoro sarebbe stato più quello di spiegare e convincere le persone della centralità della privacy nelle loro/nostre vite che garantire tutela a chi ce l’avrebbe chiesta.Sono certo avesse ragione. Educare al valore dei diritti fondamentali e a un uso responsabile del digitale è la sfida più importante che abbiamo davanti. Non sono certo – ma, magari, sono troppo ottimista sul genere umano – che tutti i membri del famoso gruppo su Facebook avessero chiaro che stavano letteralmente violentando delle donne.
Di fronte a vicende come questa, spesso gli uomini scelgono di rimanere in silenzio. Da marito (o compagno) e padre cosa sente di poter e voler dire rispetto a quanto successo?
Il silenzio degli uomini, in casi come questo, è complice. Forse dovremmo tutti pensare che in quel disumano catalogo di foto di donne esposte come se si trattasse di prodotti in vendita su un sito di e-commerce avrebbe potuto esserci nostra moglie, la nostra compagna o nostra figlia e reagire di conseguenza, condannando noi per primi, da uomini e, quindi, colleghi di genere, i carnefici digitali autori di questa tragedia della dignità femminile. Il silenzio, la distanza che, spesso, mettiamo tra noi e certi episodi, sfortunatamente, ne legittima la reiterazione e rischia di spostare sempre più verso il basso l’asticella della violenza e della disumanità.

Perché serve Parole a Scuola

Il 18 ottobre è sempre più vicino 🎉Non è la prima volta che lo diciamo e non è un eccesso di entusiasmo, ma la terza edizione di Parole a Scuola sarà una giornata davvero preziosa per trovare, insieme, nuovi modi e nuovi strumenti per rispondere ai grandi interrogativi del presente. Tra questi, quello che indaga la complessa relazione tra Social, smartphone e minori.
Perché è importante? Te lo diciamo con tre notizie.
  1. Il caso che ha coinvolto Martina Strazzer, influencer e fondatrice del brand di gioielli Amabile, durante la settimana di Ferragosto è iniziato in realtà a novembre 2024, con un annuncio: «Ho assunto una contabile al quarto mese di gravidanza». Otto mesi più tardi, però, la dipendente non è stata confermata al rientro dalla maternità. Sui social, dove tanto l’azienda quanto la sua fondatrice sono particolarmente attive, esplode una bufera. Al netto del mancato rinnovo, il caso è interessante per il contrasto tra la narrazione dell’azienda e la realtà, che ha fatto emergere un tema cruciale: la comunicazione online (ma non solo) crea aspettative, genera fiducia o la incrina, orienta il modo in cui veniamo percepiti. Per questo è importante educare le nuove generazioni a comprendere che comunicare significa assumersi una responsabilità, e che dietro ogni contenuto condiviso c’è sempre un impatto reale sulle persone e sulle relazioni.
  2. Raphael Graven, 46 anni, è venuto a mancare durante una diretta streaming su Kick durata più di dieci giorni. Conosciuto online come Jean Pormanove, era noto principalmente per una serie di video in cui subiva violenze e umiliazioni e aveva un seguito di oltre un milione di follower. La vicenda, dai contorni ancora poco chiari, ci interroga sul rapporto con il digitale e con i suoi confini: fino a dove ci si può spingere in nome dello spettacolo? L’assenza di un limite chiaro tra ciò che è lecito e ciò che non lo è ci ricorda quanto sia necessario educare i ragazzi e le ragazze a riconoscere i rischi e a costruire da subito un proprio senso critico, capace di distinguere tra intrattenimento e spettacolo tossico, distorto dalla fame di visualizzazioni.
  3. Stefano De Martino e Caroline Tronelli si sono trovati al centro di una vicenda spiacevole: un video privato, sottratto dalle telecamere di sorveglianza domestiche, è stato diffuso online e rilanciato su piattaforme e chat. Dopo la denuncia, il Garante della Privacy ha imposto lo stop alla circolazione e la Procura di Roma ha aperto un’indagine per accesso abusivo a sistema informatico. Oltre il clamore mediatico, il caso ci ricorda una verità spesso sottovalutata: nessun contenuto digitale è davvero al sicuro. Nel momento in cui un file viene registrato, salvato o condiviso, diventa suscettibile di un’esposizione che può aumentare senza controllo. È una consapevolezza che dobbiamo trasmettere soprattutto ai più giovani, perché imparino a gestire i propri dati e la propria intimità con cautela, senza dimenticare che ciò che sembra privato può, da un momento all’altro, diventare pubblico.
Tutte e tre queste storie mettono in luce la stessa urgenza: educare ragazzi e ragazze a un uso critico e consapevole della rete e delle sue possibilità. Insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, lo faremo con più di quaranta interventi. Un’intera giornata dedicata al futuro dell’educazione, per offrire a docenti, educatori, educatrici e genitori tanti strumenti pratici e prospettive nuove per accompagnare le nuove generazioni e crescere al loro fianco.
Vuoi saperne di più?

Windows 95 compie 30 anni (e un giorno)

Il 24 agosto 1995 nasceva Windows 95, il sistema operativo che ha rivoluzionato il modo di usare il computer e lo ha trasformato da un oggetto d’ufficio a uno strumento di uso quotidiano.
Negli anni ’90 l’uso del computer era spesso relegato agli ambienti lavorativi, in ufficio così come a casa. La connessione internet era lenta e presupponeva che, per tutta la durata della navigazione, non fosse possibile ricevere telefonate. Oggi, invece, viviamo in uno stato di iper-connessione che non si limita allo schermo di un solo dispositivo, ma rimbalza continuamente tra smartphone, tablet, laptop, orologi e tanti altri oggetti che ci accompagnano in ogni momento della giornata.
L’evoluzione tecnologica è stata radicale e ha determinato importanti passaggi:
  • dal desktop allo smartphone, utilizzato soprattutto dai più giovani e le più giovani;
  • dai media tradizionali ai contenuti on demand, con YouTube, TikTok e piattaforme social come nuove fonti di informazione, svago e relazione;
  • dai primi social network usati per restare in contatto con amici e familiari alle piattaforme più complesse, dove spesso prevale la fruizione passiva di video e post più che l’interazione diretta.
Nel giro di pochissimo siamo entrati nell’era dell’immediatezza e dell’iperconnessione: più stimoli, più velocità, più intensità e più opportunità, ma anche fragilità, ansia e stress, disturbi del sonno e problemi di concentrazione e memoria. Non è un problema di “tempo perso”, ma di qualità della vita che subisce l’influenza di una tecnologia diventata insostituibile e, in alcuni casi, irrinunciabile.
E allora che fare? Forse il punto di partenza potrebbe essere un cambio di prospettiva, passando dal chiederci quanto siamo e stiamo connessi all’interrogarci su cosa rischiamo di perdere quando non ci concediamo la possibilità di disconnetterci.

Segnalazioni belle

All’IIS Valle Sabbia “G. Perlasca” di Idro, in provincia di Brescia, l’ingresso della scuola ha una nuova parete speciale, interamente dedicata al Manifesto della comunicazione non ostile. L’idea, fortemente voluta dalla vicepreside prof.ssa Milva Rizzardi, è semplice ma potente: far sì che i principi del Manifesto siano letti, accolti e vissuti ogni giorno da studenti e studentesse, ma anche docenti, personale scolastico, visitatori e visitatrici. Un modo concreto per trasformare il linguaggio in spazio condiviso, capace di ispirare dialogo e rispetto già dal primo passo dentro la scuola. Bellissimo, no? 💛
Parole O_Stili
Rosy Russo, Presidente di Parole O_Stili, anche quest’anno è una delle Unstoppable Women 2025, la community promossa da StartupItalia che raccoglie oltre 1500 profili femminili provenienti da ambiti diversi: impresa, ricerca, cultura, istituzioni, associazioni. Un progetto nato per valorizzare i percorsi professionali delle donne e per dare visibilità a modelli positivi di leadership e innovazione, con l’obiettivo di accelerare il raggiungimento della parità di genere in Italia.

Appuntamenti

Lunedì 1 settembre
Ore 20:30 | Nell’ambito della Settimana dell’Educazione promossa dalla Diocesi di Udine, Rosy Russo interverrà a una delle serate aperte alla cittadinanza per raccontare il Manifesto della Comunicazione non ostile e riflettere sul valore delle parole nella costruzione di relazioni sane e inclusive. L’intervento si inserisce in una sessione che vedrà la partecipazione di altri ospiti e approfondirà il ruolo della comunicazione nello sviluppo delle soft skills fondamentali per i ragazzi e le ragazze: empatia, collaborazione, ascolto, gestione delle emozioni e capacità di affrontare conflitti.
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