Piccole parole, grandi risultati | Parole O_Stili
Una veduta dall'alto di una fitta e colorata collezione di audiocassette vintage disordinate. Sono visibili etichette sbiadite di marche come BASF, con scritte C60 e C90, che creano una texture retrò.

Piccole parole, grandi risultati

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23/03/26

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Ciao!
I seggi sono chiusi da (circa!) tre ore e da almeno due non si fa altro che parlare di dati, sondaggi, presunte irregolarità e proiezioni.
Ma forse, prima ancora di fermarsi al risultato, c’è qualcos’altro che vale la pena guardare: l’affluenza. In un momento in cui la partecipazione al voto è spesso data per incerta se non proprio inesistente, quasi il 60% delle persone aventi diritto è andato alle urne. Perché l’affluenza non è solo un numero, è una forma di comunicazione. È il modo in cui una comunità sceglie di esserci, di prendere posizione e di non rimanere spettatrice – anche quando può farlo, come nel caso del referendum, solamente con due piccolissime parole. Un Sì e un No.
Ma anche le parole più piccole e semplici sono importanti e sono capaci di dire tanto — soprattutto quando siamo in tanti e tante a sceglierle di usarle.
In questa newsletter, invece, abbiamo scelto di usarle per raccontarti tre notizie.
Sono più leggere di quelle che hai letto nelle settimane scorse, non perché siano mancate le cose di cui parlare ma proprio per smorzare un po’ la tensione di questo periodo così intenso.
Non ti diciamo altro, ti lasciamo il gusto di scoprirle una ad una.
Buona lettura!

Gotta map ‘em all!

Quando è stato rilasciato, nell’estate del 2016, Pokémon Go è diventato un vero e proprio fenomeno globale che, sfruttando la realtà aumentata, ha portato milioni di persone fuori casa, tra città e parchi, alla ricerca di Pokémon da catturare tramite smartphone.
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Per tutti questi anni, però, senza saperlo gli utenti hanno “catturato”, oltre ai celebri Pocket Monster inventati da Satoshi Tajiri, anche le immagini dei luoghi in cui giocavano. Una recente inchiesta del MIT Technology Review ha infatti rivelato che queste scansioni sono state utilizzate dall’azienda produttrice, Niantic, per addestrare un sistema di intelligenza artificiale in grado di costruire mappe tridimensionali estremamente dettagliate degli ambienti urbani, oggi impiegate anche nello sviluppo di tecnologie legate alla robotica e alla logistica.
Il nodo che emerge da questa vicenda non è solo tecnologico, ma riguarda il modo in cui i dati vengono raccolti e utilizzati, riaprendo domande importanti su consenso, trasparenza e uso commerciale delle informazioni generate dalle persone. E mostra anche quanto la nostra partecipazione a sistemi così complessi non sia sempre pienamente consapevole. Questo non significa che si debba smettere di usare le tecnologie, ma imparare a leggerle meglio: capire cosa c’è dietro le interfacce, quali dati e informazioni stiamo condividendo e come vengono utilizzati. Un esercizio di consapevolezza che, oggi più che mai, ha bisogno di diventare quotidiano.

Non è tutto oro ciò che luccica

La notte degli Oscar è, per definizione, una celebrazione. Eppure, anche quest’anno, c’è stato chi ha scelto di usare quel palco per riportare l’attenzione su ciò che accade fuori dal Dolby Theatre. Da Javier Bardem e il suo “No alla guerra e Palestina libera" a Sean Penn, vincitore assente perché al fianco del Presidente Zelens’kyj in Ucraina, non sono mancate le denunce di natura politica – anche quando manifestate attraverso abiti e accessori.
Durante la serata sono state protagoniste anche le battute di attori e comici: alcune di queste ci hanno ricordato che i momenti leggeri sono diversi dalle frasi dette con leggerezza.
Le recenti dichiarazioni di Timothée Chalamet, ad esempio, che con un commento superficiale ha etichettato come morte l’opera e il balletto, ha causato reazioni pressoché unanimi nel mondo dell’arte e non solo: teatri e compagnie di tutto il mondo hanno risposto con contenuti ironici e divertenti “Codici sconto Timothée”. E quando alla fine al giovane attore francese la statuetta non è nemmeno arrivata, il web non gli ha risparmiato una nuova ondata di meme.
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Su un palcoscenico così prestigioso, tutto convive: presa di posizione, ironia, silenzi, reazioni. Ed è proprio qui che il mondo dell’arte ci ricorda il suo ruolo, che non è mai separato dalla realtà ma immerso dentro di essa, capace di amplificare, spostare e restituire senso a ciò che succede.

E se non fosse solo nostalgia?

L’ondata di nostalgia che abbiamo sperimentato a inizio anno, grazie al trend che faceva del 2026 il nuovo 2016, non si è esaurita. Al contrario, sembra scorrere più decisa che mai tra i feed di Instagram e TikTok, trovando nuovi trend con cui raccontarsi.
Hai già visto per esempio quei video che, sulle note di Iris dei Goo Goo Dolls, chiedono alla persona protagonista del contenuto come fosse negli anni ‘90? In genere si tratta di celebrità, come Kristin Davies, Courtney Cox e Brad Pitt, che hanno cavalcato il trend per mostrare come sono oggi e come erano ormai trent’anni fa.
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L’ultimo trend nasce invece su Instagram, che dà ai suoi utenti la possibilità di scoprire quale sia stato il loro primo like mai messo sulla piattaforma. La nuova funzione ha chiaramente dato il via ad un’ondata di contenuti, che ci riportano ad un tempo dove la pubblicazione dei post era completamente estranea alle dinamiche che regolano ora la creazione e la visibilità dei contenuti.
Ma più che la nostalgia di un tempo preciso, tutti questi trend sembrano davvero raccontare un bisogno diverso – quello di tornare a un modo più semplice di stare online – e a una domanda che ormai da tempo non possiamo fare a meno di porci: che tipo di ambiente digitale vogliamo costruire oggi?
La risposta, forse, potremmo trovarla proprio nel prossimo trend 😉
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Notizie, spunti, iniziative e trend: scelti e raccontati con attenzione, per te.
📚 Capire l’Iran di oggi attraverso fumetti che ne raccontano la storia: si può e si deve fare.
🪀 Il gioco di cui non sapevi di aver bisogno si chiama NeeDoh.
🐦‍⬛ Vent’anni fa nasceva Twitter, oggi auguriamo buon compleanno a X.
🎧 Ti leggiamo una femminista, un podcast da recuperare il prossimo fine settimana.

Segnalazioni belle

Parole O_Stili è stata partner non profit dell’edizione 2026 dei Giovani Leoni, la più importante competizione nazionale dedicata a professionisti della comunicazione under 30 promossa da ADCI – Art Directors Club Italiano, e ha curato il brief della categoria Print. Al centro, il tema dell’educazione al linguaggio come responsabilità genitoriale, anche nel contesto digitale, che ha premiato l’idea creativa di Eleonora Ciocca e Giulia Gasparoli. Qui puoi vedere tutti i progetti premiati.
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Il 21 marzo 2026 CoorDown ha lanciato la campagna internazionale “Just evolve”, un progetto dedicato a mostrare cosa succede quando le parole della disabilità vengono utilizzate per ferire o per deridere. Lo fa con un video ironico e diretto, che mette in discussione l’uso della “parola con la R” accostandola a pratiche del passato oggi ritenute inaccettabili, e con un agente IA, sviluppato per dialogare con le persone interessate ad approfondire il tema e guidarle in un percorso di riflessione. Un invito semplice e diretto a fare un passo avanti come persone e come comunità, scegliendo di partire dalle parole che usiamo ogni giorno.
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Appuntamenti

25 marzo
Ore 8:00 | Continua il percorso con gli studenti della secondaria di I grado dell’IC Traversetolo dedicato al Manifesto della comunicazione non ostile.
27 marzo
Ore 14:00 | Interverremo a 3V enterprise per parlare del Manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva come strumento per prendersi cura delle relazioni.
27 marzo
Ore 15:00 | Parteciperemo alla rassegna “La Fabbrica delle Parole” ad Anzola dell’Emilia con un primo appuntamento per docenti in cui esploreremo il Manifesto e il linguaggio inclusivo.
28 marzo
Ore 10:00 | Il secondo appuntamento della rassegna “La Fabbrica delle Parole” ci vedrà con i genitori a parlare di relazioni, dialogo intergenerazionale e bullismo.
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