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“Menomale che io non sono come loro”

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05/05/25

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Marianna Mammone, in arte BigMama, non è solo una rapper. Classe 2000, originaria di San Michele di Serino, in provincia di Avellino, ha iniziato a scrivere rap a 13 anni e ha trovato nella musica un modo per dire al mondo: “Ci sono, e non mi nascondo”. I testi delle sue canzoni parlano chiaro: di bullismo, di discriminazione, di autolesionismo. Ma anche di forza e orgoglio. 
E lo ha fatto anche sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma, quando ha parlato di odio online usando queste parole: “Non so se vi siete resi conto che nell’ultimo periodo c’è tantissimo odio. Oggi parlerò dell’hating, di tutte quelle persone che si sentono libere di commentare negativamente qualsiasi cosa tu faccia nella vita. Io non ce la faccio più. Siamo arrivati a un punto in cui è diventato tutto troppo esagerato. 
Io mi chiedo la motivazione dov’è?
Perché vi parte questo sadismo, magari parte dall’insoddisfazione?
Io non l’ho capito.
Quello che dico sempre è se non vi piaccio io cambiate canale, se non vi piace il mio corpo fate in modo di non essere mai come me in tutta la vostra vita, se non vi piace quello che dico bloccatemi. Fateci vivere, perché è veramente ingiusto. La cosa peggiore è che spesso queste persone hanno l’età dei miei genitori.
Come fate a buttare tutto questo odio addosso a una ragazzina?
Che ne sapete di qual è la mia storia, la storia del mio corpo?

Il mio è un corpo che mi ha dato tanto, che mi ha tolto tanto, è un corpo che mi ha fatto soffrire, che a 20 anni mi ha chiuso in un ospedale a fare chemioterapie, eppure io lo perdono.
Mi fate capire perché non lo potete perdonare anche voi?
Non ho mai chiesto a nessuno di essere come me, non ho mai detto che essere come me è bello, perché vivere in un mondo che ti considera pigra, inutile, anche a livello lavorativo. Quello che vi dico a voi persone intelligenti a livello di empatia, quando vedete questi commenti, aprite questi profili, guardate la faccia di queste persone e pensate menomale che io non sono come loro“.
Qual è stata la reazione a caldo a questa denuncia? Ti lasciamo qui un piccolo assaggio.
Elenco di insulti raccolte sui social ai danni di Big mama
La domanda che più di frequente ci facciamo dal 2017, anno in cui è nato il nostro progetto è: perché le persone trovano il tempo e l’energia per vomitare quest’odio gratuito sui social?
Le risposte che ci siamo dati, anche grazie al contributo di importanti personalità della materia è sintetizzabile in questi 3 motivi:
1) L’odio online è un problema culturale
È un fenomeno culturale e sociale che riflette le tensioni, le paure e le fragilità della nostra società, ed è alimentato dalla mancanza di educazione al digitale e al rispetto.
2) L’anonimato e la disinibizione favoriscono comportamenti aggressivi
Le persone si sentono più libere di esprimere odio grazie all’anonimato, alla distanza fisica e alla percezione di impunità. Questo abbassa i freni inibitori e rende “normali” comportamenti che nella vita reale sarebbero inaccettabili.
3) Il discorso d’odio colpisce i più vulnerabili
L’odio in rete è asimmetrico: si abbatte più facilmente su chi è già marginalizzato o percepito come “diverso” — donne, persone LGBTQ+, migranti, disabili.
È vero: le spiegazioni sociologiche, psicologiche e culturali sull’odio online sono fondate. Studi, dati, ricerche… tutto corretto. Ma ce lo diciamo con onestà? A volte dietro certi commenti c’è solo una cosa: cattiveria. Quando sotto un post compaiono parole come "cuofano" o "orso", soprattutto dopo un discorso che parla di rispetto, di gentilezza, di cura… non c’è altra spiegazione. È ferire per il gusto di farlo. E allora cosa possiamo fare? Farci sentire. Rendere la gentilezza visibile, rumorosa. 
Ogni volta che leggiamo un commento ostile, abbiamo due scelte: girarci dall’altra parte o entrare nella conversazione. E noi scegliamo la seconda. Con garbo, con ironia, con empatia.  

Le responsabilità dei “Travel creator”

Cinque giorni fa, il videomaker veneziano Nicolò Guerra ha usato il suo profilo Instagram per lanciare un messaggio chiaro e necessario: chi crea contenuti sui viaggi ha delle responsabilità. Soprattutto quando parla di città fragili come Venezia. Soprattutto se, per ottenere like, propone “trucchi” che peggiorano la vita di chi in quei luoghi ci abita davvero.
Esempio? Sostituire il giro in gondola con una traversata a 2 euro… Peccato che quella non sia una “gondola economica”, ma un traghetto pubblico, usato ogni giorno da lavoratori, studenti, residenti. E sì, ora è anche più affollato del solito.
Nicolò lo dice così: “Se volete essere dei bravi travel creator dovete prima essere dei bravi turisti e dei bravi turisti non girano Reel di Instagram o si fermano a vedere solo con gli occhi ma cercano di scoprire cosa c’è dietro quello che vedono. Dietro una gondola economica, c’è un trasporto pubblico che noi veneziani usiamo per andare a lavoro, a scuola, all’università, per andare a trovare la nonna.”
Oggi molti viaggi iniziano — e purtroppo finiscono — su uno schermo.
Il feed ci mostra un luogo, e noi vogliamo andarci. Ma non per conoscerlo. Per replicarlo. Stessa foto, stesso filtro, stesso hashtag.
Ad esempio per molti turisti il Lago di Como credono sia in un unico posto, a portata di selfie. Spoiler: non è così. Il Lago di Como è grande, le distanze non si coprono in una corsa, e le ville non si visitano con un post. Oppure come la creator americana che su TikTok si lamentava della Costiera Amalfitana. Bella sì, ma troppo troppo scomoda e “non sembrava così dalle foto e dai video che aveva visto sui social”.
Già perché oggi molti turisti non cercano un’esperienza, cercano conferme e omologazione. Il panorama dev’essere identico a quello visto online. La luce deve essere quella. La fila non prevista? Fastidio. Il cielo è nuvoloso? Frustrazione.
Ma il viaggio vero non è solo bellezza. È ascolto, sorpresa, rispetto. Ogni consiglio pubblicato, ogni itinerario consigliato, plasma i desideri di chi guarda. E se tutti si informano sugli stessi canali, tutti vorranno fare la stessa cosa.
Nascono così i “repeaters”, viaggiatori che affollano gli stessi luoghi, più volte, cercando la stessa foto. È overtourism. È monocultura turistica.
Chi crea contenuti ha un potere che, come ogni potere, chiede cura, onestà, responsabilità.I travel creator, oggi, sono diventati guide turistiche involontarie.E allora dovrebbero domandarsi, prima di pubblicare:
- Questa informazione è corretta?
- È utile solo a chi guarda… o anche a chi abita quel luogo?
- Sto mostrando un posto… o sto semplificando una realtà complessa?
Perché ogni luogo è un ecosistema fatto di persone, storie e fatiche.E ogni consiglio superficiale può diventare un problema vero.

Cose belle da segnalare

Parteciperemo al primo incontro del 2025 di NOOO TALKING esploreremo l'importanza di una comunicazione inclusiva, gentile e non ostile
🗓️ Mercoledì 7 maggio 2025
🏡 Arcella Bella @ Parco Milcovich a Padova
🎟️ Ingresso gratuito con iscrizione su Eventbrite
Per noi ci sarà la Presidente Rosy Russo impegnata nella riflessione su temi come cyberbullismo, hate speech, revenge porn, body shaming e disinformazione. Insieme rifletteremo su quanto sia urgente promuovere una cultura del linguaggio responsabile e consapevole.
Gli altri ospiti saranno Elena Nobile, pedagogista e docente, Isabella Grandesso, psicopedagogista, Ascanio Brozzetti, pastry chef con un’esperienza di rilievo nel settore della ristorazione.
La partecipazione è gratuita e puoi iscriverti qui.

Appuntamenti

Mercoledì 7 maggio
Ore 11:30
| Saremo a Torino per un intervento in presenza rivolto ai collaboratori di FiberCop, dal titolo "Parole… di che genere? Strumenti per comunicare con rispetto". Un incontro dedicato al valore del linguaggio inclusivo, con un focus sulle differenze di genere, che vedrà l’analisi del contesto onlife, la presentazione del progetto Parole O_Stili e la firma ufficiale del Manifesto della comunicazione non ostile.
Giovedì 8 maggio
Ore 14.30
| Ultimo appuntamento presso l’IC Tiziana Weiss di Trieste nell’ambito della formazione sull’Intelligenza Artificiale generativa nei contesti educativi. La sessione di giovedì rappresenta la conclusione del percorso per l’ultimo gruppo di docenti della scuola primaria.
Sabato 10 maggio
Ore 9.30
| Saremo presenti al festival promosso dall'Accademia e Istituto Marsilio Ficino di Figline Valdarno per diffondere la cultura umanistica. Dal titolo “Tra Eracle ed Ermes: le frontiere dell'umano nell'era della complessità”, l’edizione di quest’anno vedrà tre giorni di riflessione su varie tematiche. Il contributo di Parole O_Stili parlerà della complessità del momento attuale facendo riferimento alla cultura digitale e all'importanza di educare i giovani ad abitarla e utilizzarla in modo creativo.
Lunedì 12 maggio
Ore 11:00
| Continua il tour nell’ambito del progetto “Dateci Spazio”, frutto della collaborazione tra Parole O_Stili, MiAssumo e NTT Data, che prevede un tour di 11 tappe in altrettante città italiane, ognuna ospitante una sede NTT Data. Lunedì saremo ad Abbiategrasso (MI) presso l’IIS Alessandrini per un momento formativo in cui promuoveremo l’empowerment femminile nel mondo STEM.
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