Insomma, la musica rap e trap è uno dei principali contenuti culturali che vengono consumati in Italia, dove solo uno degli artisti sopra citati ha una media di quasi 8 milioni di ascolti mensili.
Ma iniziamo dalle parole:
> Rap: il termine “Rap” si pensa sia un acronimo di “ Rhythm and Poetry”.
Sulla data di nascita del rap e quindi del termine alcuni tendono a indicarla intorno al 1976 nel Bronx: “il ghetto di New York. La voglia di rabbia del popolo nero sfocia dunque in rime ispide, ruvide, che diventano un modo per denunciare situazioni di razzismo e soprusi, e anche per esortare il popolo afro-americano a combattere contro i "bianchi"”.
> Trap: sta per “Trap House”, letteralmente “appartamenti abbandonati” e richiama gli stabili in cui gli spacciatori di Atlanta erano soliti ritrovarsi. Una musica, quindi, che nasce con un preciso riferimento all’ambiente in cui si sviluppa, andando poi ad evolvere nel tempo.Ma perché oggi ci addentriamo nel mondo della musica rap?
Perché lo fa proprio Parole O_Stili?
Tutto parte dall’accusa, arrivata da più fronti e all’interno di una cornice mediatica in questi giorni molto ricettiva al tema, ai testi e alle parole scelte dai rapper italiani, troppo misogini e sessisti.
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Avete sentito di come viene trattata la donna nella musica trap? Di che ci sorprendiamo se un giovane di 22 anni considera una donna come un oggetto tale per cui ti tolgo la vita”.
L’attrice Cristiana Capotondi, durante la trasmissione di Massimo Gramellini "In altre parole".
"Le canzoni di tanti trapper, con testi violentissimi e esplicitamente contro le donne, sono diffusissime. Questi brani, soprattutto sui social, sono molto seguiti dai ragazzi e hanno un impatto fortissimo sulla loro vita". La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento,
Matilde Siracusano.
Il Codacons, invece, ha lanciato un appello alle radio, a YouTube e alla Siae per prendere provvedimenti contro queste canzoni:
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Abbiamo deciso di rivolgere un appello a tutte le radio italiane, a Youtube e alla Siae affinché boicottino i brani di rapper e trapper che contengono frasi violente o aggressive verso le donne. Ogni giorno le emittenti radiofoniche nazionali trasmettono brani di artisti molto in voga tra i giovani, infarciti di frasi con riferimenti espliciti contro le donne, in grado di alimentare odio e violenza e incentivare aggressioni e gesti estremi.”
Noi ci chiediamo:
- Puntare il dito su un prodotto culturale è una possibile risposta a un problema?
- Ha senso censurare o intervenire all’interno di uno degli ambienti più frequentati dalla Gen Z?
- In che modo è possibile, qualora la si ritenesse una strada percorribile, agire concretamente affinché gli autori musicali cambino atteggiamento?
Ovviamente, queste sono solo domande retoriche a cui vogliamo rispondere con alcune delle affermazioni più pertinenti arrivate dal mondo stesso della musica:
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Ci sono dei testi della trap che sono indicibili, inascoltabili, ma dobbiamo cercare di capire perché questi ragazzi dicono quelle cose. Il discorso è ampio ma la censura non è la strada secondo me.”
Caterina Caselli, produttrice musicale.
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Serve sensibilità e buon senso che, ovviamente, vanno portati nella musica, ma non vuol dire che un ragazzo non possa ascoltare un certo tipo di musica, perché puntare il dito non serve a risolvere il problema più grande. Conosco rap e trap e non è tutto così, ci sono proteste e disagi che vengono raccontati con la musica”
Amadeus, direttore artistico del Festival di Sanremo.
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Dire che il rap produca il femminicidio è falso ma dire che il rap non abbiamo problemi con il sessismo lo è altrettanto“
Gabriel Seroussi, giornalista di Esse, magazine di cultura rap.
Lo scrive meglio di noi anche Alberto Pellai, esperto di prevenzione in età evolutiva e psicoterapeuta dell’età evolutiva: “
Molti genitori chiedono a noi specialisti se si deve vietare l’ascolto di questa musica. La risposta è: no, non è necessario vietare. Basta dialogare intorno ai testi. Senza fare prediche. Facendo soprattutto domande. Spesso, lavorando con preadolescenti e adolescenti, chiedo loro di immaginarsi concretamente protagonisti di un testo che rappresenta una situazione oggettivamente problematica. “Ti piacerebbe essere trattato in questo modo? Se il tuo migliore amico parlasse di te usando questi termini, come ti sentiresti? Se un ragazzo ti dicesse che lui è la tua stecca da biliardo e tu sei la sua buca, che cosa proveresti?”. A uno dei miei figli in attesa dell’uscita dell’album dell’anno, ho chiesto di dedicarmi mezz’ora per spiegarmene brano per brano il messaggio e il significato. L'incontro non è ancora avvenuto e ho chiaro che ascolterò la sua “versione dei fatti””.
E se anche i cantautori di una volta, quelli che oggi non fanno paura, avessero usato un linguaggio altrettanto inaccettabile?
Forse ha ragione
Big Mama, rapper donna di 23 anni, quando dichiara a La Repubblica: “
Se sono cresciuto in una società profondamente sessista, come possono i miei testi essere tanto diversi? Censurare la realtà senza cambiarla non ha senso. È come preoccuparsi del buco nel muro, quando l’intera casa cade a pezzi”.