#AfghanistanDurante queste settimane la nostra attenzione, purtroppo, è stata catalizzata dai tristi fatti dell’Afghanistan. Tutti noi abbiamo visto online e in tv foto e video che ci hanno profondamente turbati.
Non tocca a Parole O_Stili fare alcuna analisi che riguardi scelte politiche e militari, quello che possiamo e vogliamo fare qui è invece una riflessione su alcune tematiche a margine, come
il rapporto tra social media e informazione. Ad esempio, moltissimi ragazzi e ragazze in Italia stanno utilizzando Instagram per informarsi sugli accadimenti dell’Afghanistan.
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Non avevo mai visto niente di simile, non mi aspettavo che a Ferragosto ci fossero migliaia di persone con domande da duemila battute sull’entrata dei talebani nella provincia di Kandahar, o sulla caduta di Herat, o sulle ragazze che, mentre i talebani avanzano, chiudono i social e corrono a comprare un burqa, e nemmeno mi aspettavo di vedere persone attivare notifiche Twitter delle varie fonti sul campo citate nelle stories, anche durante la notte e poi il giorno dopo e poi quello dopo ancora».
Sono le parole di
Cecilia Sala, giovane giornalista de Il Foglio e Will, che in questi giorni è molto attiva nel racconto dell’avanzata dei talebani. Nell’arco di poche ore ha visto i suoi follower passare da 32 a 190 mila.
Una metrica di vanità? Non proprio, piuttosto un momento spartiacque che può diventare un’opportunità, proprio
come mette in evidenza Simonetta Sciandivasci su Linkiesta.it:
- Instagram può prestarsi al giornalismo in una modalità ibrida “social + stampa tradizionale”
- può ristabilire “una gerarchia nella comunicazione, ribaltando la subalternità dell’informazione rispetto all’algoritmo“
- può far riflettere sull’importanza di distinguere sui social le diverse figure di giornalista, divulgatore, attivista, etc
- il ruolo dei social diventa centrale nella diffusione dei consumi culturali.
Insomma dobbiamo “
registrare che la generazione dei tiktokers, degli influencer e dei post influencer, davanti al collasso afghano usa tutti i mezzi che conosce per capirne di più”. Ad esempio, proprio su TikTok il numero di contenuti con
l’hashtag #Afghanistan ha superato gli 11 bilioni di visualizzazioni. Bilioni, hai letto bene.
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Uscite da Instagram” è invece l’invito del vicedirettore de Il Post Francesco Costa,
il quale propone ai suoi 258 mila follower di approfondire le notizie sempre su altre piattaforme perché “non è tutto spiegabile in post e storie”. Ovviamente è una provocazione per stimolarci a non crederci informati soltanto perché abbiamo visto un paio di storie su Instagram.
Sul territorio afgano, invece, cosa sta accadendo sui social?Gli influencer, ad esempio, sono scomparsi. Non postano più e molti hanno reso privati i loro profili per paura di violenze e ritorsioni.
Alcune storie sono state raccontate su Mashable Italia, come ad esempio quella di Ayeda Shadab che prova a resistere al nuovo regime continuando a raccontare e prendendo una posizione netta nei confronti delle azioni dei talebani.
Così come gli influencer anche tantissime donne afgane hanno dovuto interrompere le loro attività social perché minacciate,
come ha raccontato Unicef Afghanistan a Sky TG24.
E i talebani, invece, usano i social?«I talebani di oggi sono immensamente esperti di tecnologia e social media, niente a che vedere con il gruppo di 20 anni fa»
ha spiegato al Washington Post Rita Katz, direttrice esecutiva della Ong Site Intelligence Group. Addirittura li usano talmente bene da rispettare le regole della community così da evitare blocchi e cancellazioni.
Eppure, nonostante il modo rassicurante e istituzionale che i talebani utilizzano per raccontarsi sui social, le grandi aziende tech hanno deciso di fare fronte comune per proteggere gli account dei cittadini afgani dai talebani. In realtà, non è stata presa ancora una posizione ufficiale e coerente per quanto riguarda gli account personali dei più alti rappresentanti del movimento talebano. Addirittura,
secondo le fonti sul campo del sito Rest of the World i talebani stanno usando largamente Facebook e LinkedIn per identificare chi ha connessioni al di fuori del Paese e potrebbe aver lavorato con gruppi occidentali.
Per concludere.Ancora una volta i social media e il web hanno avuto un ruolo di rilievo all’interno di un frangente storico di notevole importanza. Nel bene o nel male i nuovi media giocheranno un ruolo fondamentale. Quello che possiamo fare al momento è osservare e analizzare gli sviluppi.