Ciao!
Oggi volevamo raccontarti tutt’altro ma la cronaca ci suggerisce una storia dall’eco molto più potente: la scomparsa di Silvio Berlusconi.
Tanto è stato e tanto sarà detto, ma quello sul quale vogliamo fermarci noi tiene in considerazioni due elementi che hanno caratterizzato la persona e la personalità dell’ex Presidente del Consiglio: il linguaggio e la viralità.
Un giudizio è chiaro e preciso, è stato un uomo di comunicazione tra i più esperti e coraggiosi, con una grande capacità di ascolto e di empatia verso elettori e cittadini.
Il linguaggio
“
Mi consenta”, “
Discesa in campo”, “
Miracolo italiano” sono solo tre delle espressioni che si portano dietro un nome e un cognome, che sono simbolo di un’epoca che con oggi, almeno sulla carta, sembra essersi conclusa.
Sono parole e espressioni che raccontano cura e semplicità, ovvero la cifra stilistica della comunicazione di Berlusconi, dove niente è mai stato lasciato al caso. Un messaggio chiaro e facile da interpretare era l’obiettivo principale di ogni suo racconto, che fosse il titolo di una trasmissione Mediaset o un discorso politico per una platea internazionale. Un’attenzione verso ogni tipologia di livello culturale che gli ha dato ragione in tantissimi momenti della sua carriera.
Al di là delle espressioni che sono entrate a far parte del nostro linguaggio quotidiano c’è, addirittura, una parola che è stata inventata appositamente per descrivere una cornice più ampia, ed è “
berlusconismo”.
Il vocabolario Treccani la descrive come:
“
Il movimento di pensiero e il fenomeno sociale e di costume suscitato da Silvio Berlusconi e dal movimento politico da lui fondato; concezione liberistica dell'economia, del mercato e della politica sostenuta da Silvio Berlusconi.”
Un termine che porta con sé due significati, ognuno dei quali appartenente a una diversa fazione di pensiero: da un lato è la risposta alla crisi del sistema politico italiano attraverso la modernizzazione delle strutture economiche e istituzionali del Paese mentre dall’altro è invece una forma di populismo di destra.
È a metà tra queste due sfumature che si inserisce anche il “
linguaggio del berlusconismo”, ovvero quello stile comunicativo che mette in contatto diretto il politico con i cittadini, che rinuncia al politichese e semplifica i concetti più complessi.
La lingua e lo stile espressivo di Berlusconi sono stati analizzati da tantissimi linguisti, esperti di comunicazione politica, giornalisti e al di là delle interpretazioni diverse a emergere è sempre stato un unico fattore: la grande capacità di superare le barriere e rendersi comprensibile.
Di tutte queste diverse caratteristiche ha provato a farne una sintesi nel 2017,
la linguista Maria Vittoria Dell’Anna per il magazine Treccani:
“- ricorso a metafore e frasi ad effetto, poi largamente utilizzate al di fuori dell’ambito o del personaggio di provenienza (scendere in campo, remare contro, teatrino della politica);- ricorso a un vocabolario quotidiano (ma non mancano preziosismi lessicali e forme desuete, come giuoco, turpe, postribolo);- attacco dell’avversario, con gradazione che varia dalla critica argomentata all’insulto, accompagnato o no da turpiloquio (che certamente non è soltanto di Berlusconi – ci aveva pensato il non ancora politicamente schierato Beppe Grillo del V-day e già prima Umberto Bossi ai tempi de La lega ce l’ha duro – ma che, proprio per l’ampiezza del personaggio, ha in lui una sorta di sdoganatore ufficiale);- richiamo ai campi semantici degli affetti, dei sentimenti, del sacrificio (soprattutto personale);- richiamo al valore della libertà (spesso al plurale, che apre a ben altri significati), con una insistenza che lo presenta quasi – nelle intenzioni del locutore e a dispetto delle conquiste man mano post-unitarie, post-belliche e costituzionali – come un valore in absentia, ancora da raggiungere (sullo scarto storico-valoriale ha discusso bene Nora Galli de’ Paratesi 2006 nel saggio insieme a Bolasco e Giuliani);- ricerca del contatto fiduciario (presentato anzi come già esistente, in quanto garantito e riconosciuto dalla pregressa e solida esperienza imprenditoriale) e di un “contratto”, come quello che qualche anno dopo Berlusconi avrebbe sottoscritto con gli italiani (puntata di Porta a Porta dell’8 maggio 2001);- ininterrotto discorso sul sé, dai tempi della giovinezza all’oggi, e trasmissione di un messaggio imperniato sulla figura e sulla vicenda personale e anche privata di un uomo e di un imprenditore, prima che di un politico.Gli ultimi due punti sarebbero alla base di un aspetto ricorrente nella retorica berlusconiana, ossia l’«uso autoriflessivo dell’argomento d’autorità» (Fedel 2003): “autoriflessivo” poiché quell’argomento non è praticato nel senso, diffuso nel discorso politico, della citazione del pensiero altrui come fondamento delle proprie tesi, ma nel senso berlusconiano del valore della persona di imprenditore come garanzia della persona politica.”La viralità
C’è un altro elemento importante della comunicazione e dello stile di Silvio Berlusconi: la capacità di creare episodi e contenuti virali, cioè dall’elevato potere comunicativo. Quella famosa “
discesa in campo” iniziò proprio con un video che, nonostante il World Wide Web (ovvero internet, più o meno, come lo conosciamo oggi) esistesse solo da un anno, e Youtube e nessun altro social fossero stati ancora inventati, divenne un momento iconico per il nostro Paese. Il video iniziava con queste parole: “
L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà.” Siamo certi, ovviamente, che ricorderai anche altri passaggi e tanti dettagli di quello che è stato un episodio iconico per la politica italiana.
Qui Will Media e Francesco Oggiano ci spiegano i punti chiave che hanno reso memorabile quel video.
Facendo un salto di 28 anni arriviamo al 1 novembre 2022 quando Silvio Berlusconi ha pubblicato
il suo primo contenuto su Tik Tok, raggiungendo oltre 10 milioni di visualizzazioni e quasi 1 milione di interazioni. Insomma, la sua comunicazione è stata tante cose e
in questo lungo articolo Wired prova a farci una sintesi dei momenti più salienti.