Ragazza di spalle con i capelli castani ascolta una conchiglia.

Abbiamo dimenticato come si ascolta?

N°325

27/10/26

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Ciao!
Questa settimana arriviamo nella tua casella con un giorno di ritardo. Scusaci, ma sabato abbiamo vissuto una giornata davvero speciale, e anche parecchio impegnativa: Parole a Scuola. Tra poco ti racconteremo com'è andata, ma prima vogliamo condividere con te una riflessione su quello che sta succedendo nel mondo.
C'è una parola che ci sembra particolarmente importante, in questi giorni: attenzione.
Domenica, in Brasile, Lula è stato rieletto presidente al termine di una sfida combattuta. In Serbia, invece, un movimento nato dalle proteste studentesche ha vinto le elezioni, mettendo fine a oltre un decennio di predominio politico di Aleksandar Vučić. E proprio oggi, in Israele, si torna alle urne per la prima volta dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 e il genocidio che ne è seguito.
Tre Paesi, tre situazioni molto diverse.
Ma è soprattutto quello che è successo in Serbia ad averci fatto riflettere. Tutto è cominciato nel novembre 2024, dopo il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, una tragedia che ha provocato 16 vittime. Studenti e studentesse hanno iniziato a chiedere verità e responsabilità, portando avanti per quasi due anni una mobilitazione che ha coinvolto una parte sempre più ampia della società, fino ad arrivare alle urne.
Questa storia che ci ricorda quanto possa essere importante non sottovalutare la voce delle nuove generazioni. Siamo abituati a parlare di partecipazione online, di like, commenti e condivisioni, ma prendere posizione è soltanto l'inizio. Per costruire un cambiamento servono anche ascolto, confronto, organizzazione e la capacità di assumersi responsabilità, soprattutto quando le cose si fanno difficili.
Intanto, in Italia, un articolo di Antonio Polito sul Corriere della Sera parla di una “frattura culturale con i giovani”: genitori che scoprono di non conoscere fino in fondo i propri figli e una politica che continua a leggerli attraverso vecchie categorie. È qui che serve tanta attenzione, per guardare oltre le etichette e capire che cosa i giovani stanno cercando di dirci, anche quando scelgono parole che non comprendiamo o modi che non condividiamo.
Il dissenso, è vero, può accendere una protesta.
Ma per trasformarlo in cambiamento bisogna imparare a costruire insieme.

Parole a Scuola: grazie a chi c'era (e a chi continua a esserci)

Ci sono giornate che, anche quando finiscono, ti lasciano ancora tante cose a cui pensare. Per noi, Parole a Scuola è stata una di queste.
Da sabato 24 ottobre ci portiamo a casa domande, incontri, idee condivise e soprattutto il ricordo delle tantissime persone che hanno reso questa edizione così speciale. Abbiamo parlato di scuola, educazione, relazioni e futuro, ma soprattutto abbiamo provato a fare qualcosa che ci sta particolarmente a cuore: trasformare il dialogo tra generazioni da tema di cui discutere a esperienza da vivere insieme. Non volevamo che rimanesse soltanto il filo conduttore dei nostri panel, ma che prendesse forma nelle aule, nelle domande, nel confronto tra punti di vista diversi.
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Per questo, in risposta alle giornate difficili delle scorse settimane, abbiamo scelto di aprire Parole a Scuola anche a studenti e studentesse, perché potessero portare in aula i propri dubbi, condividere punti di vista diversi e trovare persone adulte disposte ad ascoltarli, anche senza essere necessariamente d'accordo. Non volevamo parlare ancora una volta delle nuove generazioni, ma trovare un modo concreto per parlare con loro.
Insieme ci siamo chiesti se vietare sia davvero educare, quanto pesino le etichette che attribuiamo alle persone e se, nel tentativo di preparare ragazze e ragazzi al futuro, non finiamo qualche volta per chiedere loro soltanto di rispondere alle nostre aspettative. Abbiamo riflettuto sul valore del pensiero critico, sulla responsabilità delle parole e sull'importanza di imparare a riconoscere le differenze senza trasformarle in distanze. Ma soprattutto abbiamo messo in luce che la scuola non può avere tutte le risposte, né affrontare da sola ogni sfida educativa, ma può essere però il luogo in cui generazioni diverse imparano a cercarle insieme, cominciando ad ascoltarsi davvero.
E vogliamo che queste conversazioni possano raggiungere anche chi non era con noi a Milano: presto saranno disponibili sul nostro sito le registrazioni di tutti i panel, per permettere a quante più persone possibili di recuperare gli incontri e continuare a riflettere insieme a noi.
Grazie a chi ha riempito le aule di domande e curiosità, a chi ha condiviso esperienze e competenze, a chi ha lavorato dietro le quinte e a tutte le persone che, anche da lontano, continuano a credere in questo progetto. Sappiamo bene che una giornata di dialogo non basta a risolvere le distanze tra generazioni, ma può ricordarci qualcosa di importante: ascoltare non significa necessariamente essere d'accordo, significa riconoscere che anche la voce dell'altra persona merita spazio.

Una parola

In questi giorni, tra le notizie che arrivano da Israele, c'è una parola che incontriamo spesso: ultraortodosso. Viene utilizzata in riferimento agli haredim, le comunità ebraiche in cui la religione ha un ruolo centrale nella vita quotidiana, ma dietro questa definizione c'è un mondo che vale la pena conoscere meglio.
Le famiglie sono spesso numerose, molte donne sposate coprono i capelli e numerosi uomini dedicano gran parte del proprio tempo allo studio dei testi sacri. L'istruzione è generalmente separata per genere: in molte scuole maschili l'inglese trova poco spazio, mentre le ragazze ricevono spesso una formazione più ampia. Anche l'uso di internet può essere soggetto a restrizioni, sebbene sia sempre più diffuso.
Non tutte le persone ultraortodosse lo sono allo stesso modo, però. Le comunità hanno tradizioni e posizioni diverse, anche nel rapporto con lo Stato di Israele, che è tutt'altro che semplice. Alcune, come i Neturei Karta, sono apertamente antisioniste e hanno manifestato anche a sostegno della popolazione palestinese e contro le politiche di Netanyahu. Altre, invece, partecipano attivamente alla politica israeliana, attraverso partiti che potrebbero avere un ruolo decisivo nella formazione del prossimo governo.
Il tema insomma, è piuttosto complesso. Se vuoi saperne di più, ti consigliamo Ultraortodossi – Il nemico interno del sionismo, l'approfondimento di Cecilia Sala realizzato da Chora Media con Sky.
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Segnalazioni belle

Giovedì 5 novembre, alle 21:00, Rosy Russo e Stefania Crema, avvocata specialista in criminologia, saranno protagoniste di Dal post alla persona. Cambia il linguaggio per cambiare la cultura della violenza, una conferenza-dialogo guidata da Carlo Gaeta. L'incontro si terrà al Teatro Ideal di Varedo (MB) ed è promosso dal Comune di Varedo, in collaborazione con il Lions Club Seregno AID, nell'ambito del progetto La forza in uno sguardo. L'ingresso è gratuito e puoi partecipare prenotando il tuo posto entro il 2 novembre. Come? Scrivendo una mail a cultura@comune.varedo.mb.it!
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