Che tipo di conversazioni ospita oggi, tra le sue pagine, che altrove fate più fatica ad avere? Ci sono temi che sentite particolarmente urgenti e che, soprattutto nelle conversazioni adulte, trovano poco spazio o non vengono affrontati con la giusta attenzione?
Sinceramente? Noi siamo molto liberi. La dirigenza della scuola (con la quale collaboriamo apertamente), capendo la necessità di informare i propri studenti sulle gravi situazioni, nazionali e mondiali, ci permette di presentare temi alquanto, come dire… geopoliticamente piccanti. Come la guerra in Ucraina, in Israele-Palestina, la condizione legale riguardanti temi di tipologia ONU, diritti internazionali e personali.
È sicuro, siccome siamo un piccolo giornalino che oltre il Friuli Venezia Giulia faticherebbe ad andare, che siamo totalmente libero di affrontarli. Più per la nostra libertà legale pure, siccome nessuno di noi fa parte dell’albo dei giornalisti, e sicuramente perché non soffriamo della dolorosa piaga della censura che nei giornali più importanti dei nostri affligge gli articoli più importanti non facendo quindi vedere la VERA realtà di guerre o del mondo in generale, perché perderebbero fondi.
Un giornalino scolastico, per definizione, vive dentro un'istituzione e dovrebbe anche avere la libertà di raccontarla. Vi è mai capitato di dover scegliere tra quello che volevate dire e quello che era invece "opportuno" dire?
Beh, come ho detto in precedenza siamo quasi totalmente liberi nella scelta delle argomentazioni, quindi se volessimo parlare dell'equipaggio della Flottiglia che afferma di esser stato maltrattato e posto in condizioni disumane, noi lo scriveremo così com'è, nudo e crudo come si suol dire. La verità non si deve filtrare sotto gli occhi di nessuno. Perché questo è il ruolo dei giornali, cioè dirci la verità quando i grandi capi non ne hanno tanta voglia. Quindi no.
Se doveste raccontare cosa significa, oggi, fare parte del 5+ senza parlare del giornale in sé, ma dell’esperienza che rappresenta, cosa direste?
È un’esperienza MAGNIFICA, come diceva la mia prof di italiano alle medie. È una di quelle esperienze che ti cambiano tanto, e che ti permette di capire cosa vuoi dalla vita. Io, ad esempio, grazie al giornalino ho capito che voglio fare la giornalista, e dire al popolo solo che la verità, così come sta. Come tutti i club scolastici, tutti hanno un po' di quella sensazione di partecipazione che in altri casi non avresti potuto avere. Io stessa ho trovato tanti amici con i quali durante le 4-5 ore di processo stampa dei giornalini, pagina per pagina, insultavamo la vecchia stampante che dopo ogni copia si fermava per dieci minuti o quando dovevamo ricordarci i turni di chi doveva consegnarli o chi doveva ricordarsi la chiavetta con i file.